Sputnik V: Il Tentativo Russo Di Riguadagnare Influenza

L’emergenza globale causata dal Covid-19, seppur con effetti eterogenei di Paese in Paese, ha indubbiamente cagionato notevoli danni, acuendo faglie politiche ed economiche preesistenti allo scoppio della pandemia. Immediatamente, le principali potenze si sono attivate per trovare un rimedio, cercando una terapia e un vaccino per immunizzare le rispettive popolazioni e consentire ai governi di allentare le misure draconiane istituite per contenere i contagi ed evitare il collasso dei rispettivi sistemi sanitari, nonché degli ingenti danni agli stock di capitale e agli impianti produttivi. Non si è fatta attendere la Federazione Russa che ha trovato nell’attuale situazione pandemica un vettore per estendere la sua influenza geopolitica.

Indipendentemente dalle narrative provenienti dalla comunità internazionale, il vaccino non può essere considerato come un common good appannaggio di tutta l’umanità; non si può infatti pensare che le differenze geografiche, politiche ed economiche possano essere sospese per ragioni solidaristiche. Questa prospettiva implicherebbe una mancanza di diaframmi tra la ricerca, lo sviluppo, la produzione e la distribuzione del vaccino.

Anche Mosca ha portato avanti per diversi mesi questa narrazione per avanzare i propri interessi strategici. Tuttavia, soltanto alcuni Paesi possono disporre di capacità adeguate per affrontare, dal punto di vista della ricerca scientifica, gli oneri che lo sviluppo di un vaccino comporta. Perciò, i produttori troveranno il modo di capitalizzare questo loro vantaggio competitivo per consolidare situazioni asimmetriche, di fatto salvaguardando i propri interessi. Così come altri, la Russia ha deciso di sviluppare il proprio vaccino, ancora una volta non per ritorno economico (comunque non sgradito di principio), ma piuttosto per sottolineare il proprio ruolo in quanto potenza internazionale.

In questo articolo analizzeremo brevemente i fattori centrali che rendono questo vaccino importante dal punto di vista politico.

Il fiore all’occhiello della Federazione è, come ormai notificato da diversi mesi dal Presidente in persona, il vaccino Sputnik V. Il farmaco è stato sviluppato nei laboratori del Centro Nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologia N. F. Gamaleja, e, fin da subito, è apparso chiaro che la direzione del centro di ricerca ricadesse nel perimetro di controllo dei servizi di sicurezza del paese, in modo tale da garantire l’efficienza delle operazioni, in ossequio a un assetto risalente al periodo sovietico. Dal 5 dicembre 2020 a Mosca e dal 10 dicembre in altre regioni della Russia è iniziata la vaccinazione gratuita per i gruppi a rischio di età compresa tra i 18 e i 60 anni.  È importante notare come, per affari di sicurezza nazionale, si operi attraverso la complementarità tra attori militari, centri di ricerca ed organizzazioni private. Perciò, appare intuitivo che il vaccino possa espletare ulteriori funzioni oltre a quella sanitaria generalmente attribuitogli.

Infatti, il vaccino Sputnik V permette al Cremlino di ottenere molteplici vantaggi e conseguire obiettivi strategici. Sul piano interno si cerca non solo di provvedere alla salute pubblica evitando il collasso del già precario sistema sanitario, ma anche di tutelare il Paese da eventuali ripercussioni sul piano internazionale che possano interdire la fruizione di un potenziale vaccino straniero alla popolazione russa. La produzione vaccinale domestica, oltre a garantire l’internalizzazione delle catene di approvvigionamento, permette anche di rafforzare la narrativa governativa e consolidare il consenso domestico.

Sul piano della politica estera il vaccino riveste un’importanza fondamentale, in quanto l’export di quello che è ormai da considerare un bene strategico, richiesto da molti Paesi che puntano a ristabilire una situazione meno tesa all’interno dei confini nazionali, può garantire l’espansione delle aree di influenza internazionale. Oltre a tradizionale esportatore di idrocarburi e armamenti, la Federazione Russa mira dunque a vendere il proprio vaccino e utilizzarlo per aumentare il suo soft power. Si pensi che più di 30 paesi hanno richiesto dosi del nuovo Sputnik V e alcuni di questi si sono persino offerti per le sperimentazioni della Fase 3 del vaccino. Questo comportamento da parte degli alleati di Mosca può essere compreso alla luce del fatto che molti di questi Paesi, se non la quasi totalità, non potrebbe mai beneficiare dei vaccini prodotti in Occidente, o almeno non in tempo utile per evitare ancora più vittime e danni economici.

In molti Paesi, il vaccino verrà sperimentato gratuitamente o venduto al prezzo economicamente vantaggioso di 20$, ovvero i costi di produzione e di trasporto. In questo modo, si estende il numero di analisi effettuate su pazienti di diversi Paesi ed entrati in contatto con un ceppo diverso da quello russo, al fine di aggiornare i dati di ricerca per la produzione futura. Per gestire la produzione e il trasporto di miliardi di dosi sarà, inoltre, necessario rafforzare le interazioni logistiche ed economiche tra Federazione e riceventi, il tutto siglato da accordi ad hoc. In particolare, si registra un forte coordinamento dei fondi sovrani russi con quelli dei Paesi alleati, in vista di investimenti in apposite infrastrutture che – indubbiamente – porranno le basi per future partnership che andranno oltre l’emergenza sanitaria. In questo modo si riuscirebbero a superare i limiti strutturali della Federazione che, a causa di un tessuto industriale non sufficientemente sviluppato e una vasta popolazione, non è non in grado da sola di produrre in massa dei vaccini.

Ma quali sono le aree del mondo verso cui la Russia, attraverso la distribuzione del suo vaccino, sta pianificando di estendere la sua influenza strategica?

Partendo dall’Asia, sia Corea del Sud che India produrranno il vaccino russo, con Nuova Dehli che somministrerà lo Sputnik V alla sua popolazione e intesserà rapporti logistici con paesi centroasiatici come Kazakistan, Uzbekistan e Tajikistan. In Medio Oriente e Nord Africa, Israele ha già iniziato a somministrare il vaccino di Mosca e lo stesso farà anche l’Egitto, che comprerà anche dei vaccini cinesi per far fronte alla vaccinazione della sua numerosa popolazione. Hanno fatto richiesta per il vaccino anche altri Paesi mediorientali, tra cui Arabia Saudita e Qatar. In America Latina, storici alleati di Mosca si sono offerti come volontari per testare la nuova risorsa e permettere così l’avvio di test congiunti in vista di immunizzazioni di più ampia scala. Cile, Argentina e Venezuela useranno il vaccino russo, comprato a prezzo di produzione, per incentivare gli ordini ed approfondire i legami economici e le sinergie logistiche con Mosca. Inoltre, in Africa Centrale, il Cremlino potrebbe donare delle dosi a scopo di rafforzare le importanti relazioni già fortemente consolidate in passato, rilanciando così la sua immagine di partner affidabile e vantaggioso.

Infine veniamo all’Europa: i primi che, in maniera inaspettata, hanno aperto a Mosca sono stati gli inglesi di AstraZeneca, che ha sviluppato il suo noto vaccino in sinergia con i laboratori affiliati all’università di Oxford. In un comunicato ufficiale hanno annunciato di voler iniziare test ibridi con somministrazione di entrambi i vaccini, nella convinzione che vaccini fatti da produttori diversi e su ceppi del virus eterogenei potrebbero generare un ritorno positivo in termini clinici, nonché vantaggi in termini di accessibilità a tutti i cittadini.

Infine, ha suscitato non poco sconcerto la notizia di un consulto telefonico tra Angela Merkel e Vladimir Putin, quando la leader tedesca ha esternato la sua disponibilità a considerare il vaccino Sputnik V come candidato appetibile. Sebbene sia stata assicurata l’attesa di una pronuncia da parte dell’EMA, la Germania si è detta disponibile ad impiegare i suoi impianti domestici di produzione e stoccaggio per il vaccino del Cremlino. La scelta di Angela Merkel potrebbe definire un cambio di rotta della politica vaccinale finora applicata nei confronti della Federazione Russa dai paesi occidentali. Fino adesso, non pochi osservatori hanno esternato perplessità sull’effettiva attendibilità della ricerca russa che riporta tassi di efficacia del vaccino pari al 91.4 %. Infatti, secondo alcuni esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità le fasi di sviluppo e di verifica su pazienti non hanno seguito un tempistica generalmente utilizzata per accertare la reale portata della ricerca.

Indubbiamente, oltre alla necessità di fronteggiare l’emergenza sanitaria, la leader tedesca ha voluto allo stesso tempo mandare un messaggio alla nuova amministrazione statunitense. Il messaggio è chiaro: Berlino continuerà, come ha già fatto nel settore energetico con il “North Stream 2”, ad approfondire i suoi rapporti con Mosca in conformità al proprio interesse nazionale e senza aspettare il permesso di Washington.

(Featured Image Credits: Alexei Druzhinin/TASS via Getty Images)

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Matteo Urbinati

Nato nell’estate del 1998 a Bologna, fin da piccolo ha nutrito un profondo interesse per tematiche politiche ed economiche. Dopo essersi diplomato al Liceo Scientifico A. Volta di Riccione, ha conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma. Durante questo periodo ha avuto la possibilità di prendere parte ad un progetto Erasmus in Estonia e a lavorare come analista nell’ambito geopolitico e affari militari. Attualmente, frequenta il corso di laurea magistrale in Global Management and Politics della Luiss Guido Carli. I suoi interessi sono da sempre la filosofia teoretica, la storia europea e l’economia. View more articles

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Il 2020 Oltre il Covid: 45 Fatti, 366 Giorni di Scienza

Scrivere una rassegna di fatti scientifici in un anno dominato sin da gennaio dal SARS-CoV-2 e dalla sua malattia associata – COVID-19 – non è quindi semplice. Ci sono stati infatti molti altri sviluppi degni di nota nella scienza e nella ricerca. Quella che segue non è una classifica, bensì una selezione con opportuni approfondimenti degli eventi chiave, secondo noi, avvenuti nel mondo scientifico durante l’arco del 2020: comprende non solo l’immunologia, ma anche l’astronomia, la paleontologia, le missioni spaziali, l’ambiente e molto altro. La nostra redazione mantiene lo sguardo rivolto al 2021 e a quel processo continuo e collettivo che è la scienza, perché, come direbbe Carl Sagan, «da qualche parte, qualcosa di incredibile attende di essere conosciuto».

Gennaio

  • Il 2020 si è aperto all’insegna dell’intelligenza artificiale. L’algoritmo di Google “DeepMind”, infatti, è stato valutato positivamente come strumento da adottare nel tentativo di contribuire a una diagnosi più rapida per individuare i casi di cancro al seno. Il modello di IA potrebbe prevenire il cancro al seno con lo stesso livello di accuratezza di un radiologo esperto. Anche se il suo successo dovrà essere ulteriormente confermato negli studi clinici, è un passo avanti significativo nell’integrazione della tecnologia nell’assistenza sanitaria. Per approfondire il suo sviluppo: https://www.wired.co.uk/article/deepmind-google-ai-breast-cancer .
  • Nel primo mese dell’anno viene poi confermata l’estinzione del pesce spatola cinese (Psephurus gladius). Si trattava di uno dei più grandi pesci d’acqua dolce al mondo, nonché un vero e proprio “fossile vivente”, a causa della sua profondità evolutiva. Per approfondire l’importanza di questa estinzione: http://www.globetrotternews.it/perche-lestinzione-del-pesce-spatola-cinese-e-cosi-importante/ .
  • La prima scoperta dell’anno secondo il National Geographic riguarda la materia più antica mai datata sulla Terra. Un meteorite caduto in Australia nel 1969 risale, infatti, a miliardi di anni prima della formazione del Sistema Solare ed è quindi più vecchio del Sole. Per approfondire lo studio: https://www.pnas.org/content/117/4/1884 .
  • La notizia più importante del mese è sicuramente segnata dal COVID-19. Il 9 gennaio, infatti, il China CDC (il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie della Cina) identifica un Nuovo Coronavirus come causa eziologica di un focolaio di casi di polmonite a Wuhan. Due giorni dopo, Zhang Yongzhen pubblica online il genoma del virus, mostrando delle somiglianze con quello che aveva causato l’epidemia di Sars nel 2003. Da questo momento inizia lo studio e la ricerca delle proteine chiave e delle sue mutazioni per mettere a punto test diagnostici e cercare vaccini e trattamenti. Per ripercorrere le prime fasi della pandemia: https://www.wired.it/scienza/medicina/2020/03/21/storia-coronavirus-tutte-tappe-contagio-cina-covid19/ .
  • L’ultima notizia del primo mese dell’anno riguarda l’individuazione di cromosomi, proteine e nuclei cellulari in alcuni resti di Hypacrosaurus stebingeri, specie di dinosauro. Anche se non possiamo – per ora – ricreare lo scenario di Jurassic Park, questa scoperta è importante perché ci dimostra come il DNA possa conservarsi per milioni di anni (in questo caso ben 70!). Per leggere lo studio completo: https://academic.oup.com/nsr/article/7/4/815/5762999 .

Febbraio

Marzo

  • Marzo vede il “battesimo” del rover della missione “Mars 2020” con il nome Perseverance. Il lancio avverrà poi con successo il 30 luglio 2020 e il suo arrivo sulla superficie di Marte è previsto per febbraio 2021. Ma Perseverance non sarà solo: è stato lanciato insieme a Ingenuity,un elicottero che sarà il primo a volare su un altro pianeta. Per saperne di più su “Mars 2020”: https://mars.nasa.gov/mars2020/ .
  • Sul versante COVID-19, il 9 marzo il governo estende il lockdown a tutta Italia, prima tra gli Stati occidentali ad adottare questa misura. Due giorni dopo, il direttore generale dell’OMS annuncia che il COVID-19 “può essere caratterizzato come una situazione pandemica”. A fine mese l’Ungheria approva un pacchetto di misure anti-coronavirus che, de facto, consegnano pieni poteri a Orbàn. Per restare aggiornati sul Nuovo Coronavirus: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/ .
  • Sul piano del tracciamento del virus, la Cina annuncia il primo caso, datandolo al 17 novembre 2019. La ricercatrice Kristian Andersen intanto afferma che, confrontando i dati disponibili sulla sequenza del genoma per i ceppi di coronavirus conosciuti, possiamo stabilire con certezza che la SARS-CoV-2 ha avuto origine attraverso processi naturali. Per leggere lo studio completo: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7095063/ .
  • Le misure messe in atto per far fronte all’emergenza COVID-19 hanno comportato modifiche alle modalità di vita delle persone e alle attività produttive e commerciali. Tra gli effetti, vi è la riduzione dell’inquinamento (che approfondiremo in un articolo ad hoc in futuro). Ad esempio, vi è stata una riduzione delle concentrazioni di PM10, PM2.5 e delle emissioni derivanti dal traffico veicolare. Per approfondire, si rimanda al post (e al profilo) del divulgatore scientifico Ruggero Rollini: https://www.instagram.com/p/B_rX7WtlgKH/?utm_source=ig_web_copy_link .

Aprile

  • Tra l’ottobre del 2019 e aprile, Betelgeuse è stata meno luminosa del solito. Gli scienziati hanno quindi sperato che la decima stella più brillante del cielo notturno vista ad occhio nudo si stesse avvicinando al termine della sua vita e quindi sul punto di esplodere in una supernova. Nulla di tutto ciò: una semplice esplosione di plasma proveniente dalla stella stessa ha provocato una nube di polveri che ha oscurato la sua luminosità. Per sapere come una stella come Betelgeuse muoia:  https://www.media.inaf.it/2020/03/03/betelgeuse-like-stars/ .  
  • Ad aprile gli scienziati hanno datato il più antico cranio di Homo erectus. Il fossile ha due milioni di anni ed è stato rinvenuto in Sudafrica cinque anni fa: questa scoperta ci permette di progredire nel perfezionamento dell’albero dell’evoluzione delle specie umane. Per leggere lo studio completo: https://science.sciencemag.org/content/368/6486/eaaw7293 .
  • Restando in ambito paleontologico, il gigantesco teropode Spinosaurus aegyptiacus, ossia il più grande dei dinosauri predatori, non è mai stato come lo avevamo immaginato. Lo spinosauro, infatti, era un animale prevalentemente acquatico, capace di percorrere a nuoto anche grandi distanze grazie a una potente coda pinnata, ritrovata dopo ben quattro campagne di scavo. Per saperne di più: https://www.nature.com/articles/s41586-020-2190-3 .

Maggio

  • Il polo Nord magnetico, cioè quello verso cui puntano le bussole, si sta spostando velocemente verso la Siberia e a una velocità otto volte superiore a quella del polo Sud magnetico. Per approfondire il progetto “Swarm”, con cui l’ESA studia il campo magnetico terrestre.: https://www.esa.int/Applications/Observing_the_Earth/Swarm.
  • Tornando in ambito medico, un gruppo di ricercatori ha creato globuli rossi sintetici che non solo imitano le funzioni principali di quelli naturali, ma possono anche svolgere nuovi compiti, come il trasporto di farmaci e il rilevamento delle tossine. Tuttavia, è ancora presto per introdurli nelle terapie. Per leggere tutti i dettagli: https://www.wired.it/scienza/lab/2020/06/11/globuli-rossi-sintetici/ .
  • Arriviamo quindi a quella che, per me, è stata la notizia del mese. Forse dell’anno. Johnson & Johnson ha interrotto la vendita di talco per bambini negli Stati Uniti e in Canada, dopo una gestione poco trasparente delle cause legali. Alcuni pazienti, infatti, hanno affermato che l’utilizzo del talco, poi rivelatosi contaminato con amianto, abbia causato loro un cancro. In attesa di un approfondimento sulle pagine di The Political Corner, vi invito a leggere il pezzo della divulgatrice scientifica Beatrice Mautino: http://mautino-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/10/19/talco-e-amianto-facciamo-chiarezza/ .
  • Il 30 maggio, il razzo Falcon 9 della SpaceX ha lanciato la navetta “Crew Dragon” verso la Stazione Spaziale Internazionale. Per la prima volta dalla fine del programma “Shuttle”, la NASA riporta gli astronauti in orbita partendo dal suolo americano, ma attraverso i mezzi dell’azienda di Elon Musk. Per ripercorrere le immagini più salienti: https://twitter.com/marghempft/status/1267099060139327489?s=20 e https://twitter.com/marghempft/status/1267145281126240257?s=20 .

Giugno

  • A giugno è stato condotto un recovery trial, ossia uno studio randomizzato controllato relativo all’uso dell’idrossiclorochina in ottica anti – COVID-19. L’Idrossiclorochina è un farmaco antimalarico, noto anche in campo reumatologico, ma il 15 giugno la Food and Drug Administration (FDA) ha sospeso definitivamente l’autorizzazione all’uso d’emergenza del farmaco. Per leggere lo studio dell’AIFA: https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1123276/idrossiclorochina_22.07.2020.pdf/764add8f-f08f-0e26-df75-952986e54b8b .
  • L’astronauta Kathy Sullivan è stata la prima donna americana a compiere una passeggiata spaziale nel 1984. A giugno, all’età di 68 anni, è stata anche la prima donna a raggiungere il punto più profondo conosciuto della superficie terrestre. Per ripercorrere la sua storia: https://www.bbc.com/news/world-us-canada-53008948 .
  • Dieci anni fa ad Alberta sono stati ritrovati dei resti di nodosauro, cioè un dinosauro “corazzato”. La scoperta del 2020 riguarda però il suo ultimo pasto, ritrovato fossilizzato tra i resti. Il dinosauro è erbivoro e dal tipo di piante e rami ritrovati, si presume che sia morto in estate. Per leggere lo studio completo: https://royalsocietypublishing.org/doi/10.1098/rsos.200305 .
  • Il 25 giugno l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la fine dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove ha infettato 3.480 persone, uccidendone quasi 2.300. La pervasiva campagna di vaccinazione ha permesso al governo locale di annunciare un periodo di 42 giorni, ossia il doppio del periodo di incubazione, senza alcun contagio registrato. Per ulteriori approfondimenti: https://www.who.int/emergencies/diseases/ebola/drc-2019 .
  • Due indagini condotte sull’85,9% e sul 71,5% della popolazione di Vo’, la località dove è avvenuto il primo decesso per Coronavirus in Italia, hanno rilevato che il 42,5% delle infezioni confermate da SARS-CoV-2 delle indagini era asintomatico. Inoltre, gli individui di età superiore ai 50 anni hanno mostrato una maggiore incidenza dell’infezione, e la carica virale tendeva a raggiungere il picco intorno al giorno di insorgenza dei sintomi. Per leggere lo studio su Nature: https://www.nature.com/articles/s41586-020-2488-1 .

Luglio

  • Un nuovo studio ipotizza che un gigantesco impatto sulla Terra abbia portato alla formazione della Luna circa 85 milioni di anni prima di quanto si pensasse, determinato la formazione di un oceano di magma lunare e dato inizio all’ultimo fenomeno di separazione del nucleo sulla Terra. Tuttavia, la tempistica e il legame temporale di questi eventi rimangono incerti. Per lo studio completo: https://advances.sciencemag.org/content/6/28/eaba8949 .
  • Fino ad oggi abbiamo avuto la certezza che la prima presenza umana nel continente americano risalisse ad almeno 13.500 anni fa. Uno studio su Nature pubblicato questa estate, le cui prove però ancora non sono state considerate definitive dalla comunità scientifica, suggerisce che la presenza umana possa essere retrodatata a 30.000 anni fa.  Per approfondire i reperti: https://www.nature.com/articles/s41586-020-2509-0 .
  • Anche la Cina si ritaglia il suo spazio nella corsa al Pianeta Rosso lanciando con successo Tianwen-1, la sua prima missione con rover su Marte, che dovrebbe “ammartare”, ossia atterrare sulla superficie marziana, nell’aprile 2021. Per rivedere il lancio: https://www.youtube.com/watch?v=sCiwZTnxBvo .

Agosto

  • L’Istituto Nazionale Brasiliano per la Ricerca Spaziale riferisce che i dati satellitari mostrano come il numero di incendi in Amazzonia sia aumentato del 28%, raggiungendo circa 6.800 incendi a luglio, rispetto ai circa 5.300 incendi del luglio 2019. Per leggere la notizia su Reuters: https://www.reuters.com/article/us-brazil-environment/fires-in-brazils-amazon-rainforest-surge-in-july-worst-in-recent-days-idUSKBN24X3SW.
  • In un anno segnato dagli incendi, c’è spazio anche per il ghiaccio. Uno studio della Ohio State University afferma che lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia ha superato il punto di non ritorno, sulla base di 40 anni di dati satellitari. Per il paper completo: https://www.nature.com/articles/s43247-020-0001-2 .
  • Gli scienziati affermano che i batteri della Terra, in particolare i Deinococcus radiodurans, sono sopravvissuti per tre anni nello spazio, sulla base di studi condotti sulla Stazione Spaziale Internazionale. Questi risultati supportano la teoria della panspermia, ossia il passaggio della vita da un pianeta all’altro attraverso eruzioni vulcaniche o impatti di asteroidi. Per approfondire l’evento: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7479814/ .

Settembre

  • Uno studio della Royal Society afferma che le microplastiche abbiano un forte impatto sugli organismi in ambienti acquatici. Ma la presenza di polietilene influenza la composizione dei microrganismi del suolo, riversando a cascata gli effetti sulle reti alimentari del suolo. L’inquinamento microplastico, a diversi livelli, ha quindi un ruolo sul funzionamento del suolo. Per leggere lo studio: https://royalsocietypublishing.org/doi/10.1098/rspb.2020.1268 .
  • La European Environment Agency riporta che fattori ambientali come l’inquinamento atmosferico e le ondate di calore hanno contribuito a circa il 13% di tutti i decessi nei paesi dell’UE nel 2012. Per approfondire su Reuters: https://www.reuters.com/article/us-eu-health-environment/one-in-eight-deaths-in-europe-linked-to-pollution-environment-eu-says-idUSKBN25Z1L8 .
  • Non c’è solo Marte: un gruppo di ricerca dell’Università di Cardiff annuncia di avere trovato nell’atmosfera di Venere il gas fosfina, un potenziale biomarcatore della presenza di vita passata o attuale. Tuttavia, a novembre i risultati di un secondo studio suggeriscono che la presenza di fosfina risulterebbe più debole, e potrebbe non essere direttamente legata alla presenza di vita. La ricerca è ancora in pre-print: https://arxiv.org/abs/2011.08176 .
  • Novembre sarà anche il mese delle elezioni statunitensi – che potete rivivere sul nostro sito. Per la prima volta in 175 anni di storia, la prestigiosa rivista di divulgazione scientifica Scientific American appoggia apertamente un candidato per la presidenza: il democratico Joe Biden. Donald Trump, infatti, “rifiuta l’evidenza e la scienza”. Per il comunicato completo: https://www.scientificamerican.com/article/scientific-american-endorses-joe-biden1/ .

Ottobre

Novembre

  • Mark Kelly, ex astronauta NASA, ha partecipato a 4 missioni dello Space Shuttle ed è stato il comandante di 2 di queste. Assieme a suo fratello gemello Scott prese parte a uno studio sugli effetti della permanenza nello spazio sul corpo umano e delle radiazioni a livello genetico. Martha McSally, già senatrice per l’Arizona dal 2019 e membro della Camera dei Rappresentanti, è un’ex militare ed è stata la prima donna statunitense a volare in combattimento e la prima a comandare uno squadrone di caccia. Per sapere di più sulla vita dei gemelli Kelly, suggeriamo la lettura del libro “Endurance” di Scott Kelly.

Dicembre

(Featured Image Credits: Joe Skipper/Reuters)

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Margherita Pucillo

Nata ad Anzio nel 1999, è particolarmente interessata alle interazioni tra tecnologia e società, alla comunicazione pubblica della scienza e alle politiche di genere. Dopo la maturità classica e la laurea triennale in scienze politiche, sta proseguendo il suo percorso universitario presso l’università LUISS Guido Carli con un corso di laurea magistrale in Governo, Amministrazione e Politica. Dal 2020 è membro della Commissione Sport nella Consulta Giovanile del Pontificio Consiglio della Cultura. Tra le sue passioni ci sono anche la scherma, il laboratorio tradizione e lo speaking radiofonico. View more articles.

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Verità O Bugia?

Il termine fake news (o notizie false) si riferisce alla creazione e diffusione di articoli – o più generalmente notizie – basati su informazioni non vere, ingannevoli, il cui obiettivo è quello di rendere virale la disinformazione. Oggi, rispetto al passato, il fenomeno è sicuramente più dilagante, dato che tutti possono scrivere e, in qualsiasi momento, condividere il loro pensiero. Ora tutti possono fabbricare e diffondere bugie. I motori di ricerca cercano di combattere questi siti, i social media meno, ed è proprio qui che le fake news dilagano.

Vero e falso: il ruolo di Internet nell’informazione

Come ci informiamo oggi? Sicuramente, il mezzo più utilizzato dalla maggior parte della popolazione, giovane e adulta, è Internet. È incredibile pensare che ogni nostro dubbio su qualsiasi argomento possa essere risolto in un istante, sebbene ci sia l’alto rischio di incorrere in fake news, specialmente perché scegliere le proprie fonti individuando quelle attendibili non è sempre facile. Inoltre, fra i giovani è diffusa la pratica di utilizzare a fini informativi i social network, ritenuti, assieme al passaparola, tra le principali fonti di disinformazione. È essenziale allora riconoscere l’autenticità delle notizie, o, meglio ancora, imparare a farlo.

A tal fine, Google, Altroconsumo e Fondazione Mondo Digitale hanno reso disponibile il “Decalogo della Buona Informazione”, dieci consigli utili per prevenire la cattiva informazione e scegliere con consapevolezza le notizie a cui affidarsi. Li riportiamo di seguito:

  1. Diffida dai titoli altisonanti.
  2. Leggi tutta la notizia e non fermarti al titolo.
  3. Fai una ricerca sulla fonte.
  4. Fai un controllo incrociato, verificando se anche altre testate, e in che modo, stanno trattando la notizia.
  5. Controlla che l’URL sia corretto.
  6. Fai attenzione alla formattazione delle pagine web: errori di battitura, refusi e layout inusuali spesso segnalano contenuti di bassa qualità.
  7. Verifica data e località della notizia per capire se sono aggiornate.
  8. Fai attenzione alle foto e ai video.
  9. Assicurati che la notizia riportata non sia uno scherzo.
  10. Rifletti prima di condividere o commentare una notizia facendola così diffondere.

Solo in questo modo possiamo difenderci dal problema della contraffazione di notizie che, nonostante siano create, talvolta, solo per screditare un personaggio pubblico o manipolare la verità dei fatti, hanno un potente effetto sulla coscienza di un gran numero di persone.

Fake news sul Covid-19

La disinformazione resta un tema centrale, specialmente se pensiamo alle bufale riguardanti il Covid-19 che sono dilagate a partire dallo scoppio della pandemia, diffuse, tra l’altro, anche da esponenti pubblici di rilevanza internazionale. Gli esempi dell’ex Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che suggeriva delle iniezioni di candeggina e disinfettante per uccidere il virus e del Primo Ministro del Regno Unito, Boris Johnson, che proclamava l’immunità di gregge sono lampanti. Anche in Italia, il caso di Giulio Gallera, assessore alla salute e al welfare della regione Lombardia, è diventato virale. Infatti, Gallera, ha così fallacemente spiegato il significato dell’indice Rt a 0,51: « L’indice Rt a 0,51 vuole dire che per infettare me bisogna trovare due persone nello stesso momento infette. Questo vuol dire che non è così semplice trovare due persone infette nello stesso momento per infettare me». Per poi passare allo scetticismo di Giuseppe Zuccatelli sulla funzione della mascherina.

Insomma, sul Covid-19 ne abbiamo sentite di tutti i colori e soprattutto sui social abbiamo letto l’impossibile. Per esempio, qualcuno ha affermato che il clima caldo avrebbe ucciso il virus, consigliando di mettersi al sole per prevenire l’infezione o, ancora, che dato che il Coronavirus colpisce l’apparato respiratorio, se si è in grado di trattenere il respiro per almeno 10 secondi senza tossire vuol dire che si è sani, ma anche che il virus, essendo sensibile all’alcol, può essere evitato bevendo alcolici. Tutte notizie false e molto pericolose che confondono le idee del cittadino. A tal proposito è raccomandabile consultare il sito del Ministero della Salute, il quale ha una sezione appositamente dedicata alle fake news sul Covid più diffuse, che vengono non solo smentite ma anche chiarite.

Se ognuno di noi fosse un homo oeconomicus, non ci sarebbe mercato per le fake news

L’agente economico razionale, nella microeconomia tradizionale, è spesso individuato con l’espressione homo oeconomicus, atta a descrivere colui che, avendo a disposizione una perfetta informazione, è in grado di scegliere gli strumenti migliori per il conseguimento dei propri interessi.

Dunque, se tutti fossimo agenti razionali non ci sarebbe mercato per le fake news perché, anche se qualcuno in malafede le offrisse, non ci sarebbe domanda per le stesse. Il rischio che corriamo è quello di non mettere in discussione ciò che leggiamo, affrontando questioni in modo sempre più polarizzante. È importante investire, allora, nell’istruzione ma anche nell’educazione circa il comportamento da tenere sui social. 

Provate a immaginare come saremmo tutti migliori, più liberi di sapere, di ricordare e di agire, se qualcuno finalmente eliminasse le fake news.

(Featured Image Credits: stateofmind.it)

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Ludovica De Rose

Nata a Cosenza nel 2001, frequenta il corso di laurea triennale in Economia e Management presso l’università LUISS di Roma. Appassionata di arte, cultura e tematiche inerenti l’economia, le piace viaggiare e conoscere posti nuovi. Nel 2017 ha preso parte al programma Intercultura in Irlanda, trascorrendo un mese estivo a Wexford. Tra gli altri interessi anche tennis, equitazione e lettura di libri di attualità . View more articles. 

 

 

 

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Lo Sport Nel 2020: Tra Episodi Di Razzismo E #BlackLivesMatter

«Perché dici nero

È Pierre Webo, viceallenatore dell’Istanbul Başakşehir, a scandire e ripetere più volte queste parole. Lo scorso martedì 8 dicembre, nel corso della sfida con il PSG, in una gara valevole per il girone di Champions League, il tecnico ha avviato un dibattito acceso con un membro della squadra arbitrale dell’incontro, il quarto uomo Sebastian Coltescu, reo di aver pronunciato (già tradotto dal rumeno, ndr): «Ammoniscilo. Quello nero, non è possibile che continui a comportarsi così. Va’ a vedere chi è, quello nero laggiù». Queste affermazioni hanno scatenato le proteste di entrambe le panchine, affollatesi nei pressi del quarto uomo. Demba Ba, attaccante senegalese del Başakşehir, insiste con l’arbitro: «Perché lui – riferendosi a Coltescu – lo identifica – Webo – dal colore della sua pelle?».

Entrambe le squadre hanno poi lasciato il terreno di gioco per protesta, costringendo la UEFA a rimandare la partita, disputata poi la sera successiva. Inutili sono stati i tentativi di Coltescu di giustificare le proprie parole sulla base della scarsa capacità di esprimersi in inglese: tutti i membri della squadra arbitrale in campo (l’arbitro, i due guardalinee e il quarto uomo) erano di nazionalità rumena, quindi non è difficile immaginare – come poi è stato effettivamente riscontrato – che per ogni comunicazione abbiano usato la propria lingua madre. In seguito, è stato organizzata una riunione tra gli interessati, in cui Coltescu, scusandosi, ha ribadito la sua buona fede.

L’episodio non è di certo il primo a verificarsi sui campi da gioco e il calcio non è il solo sport investito dal fenomeno delle discriminazioni razziali. Ad esempio, dopo la fondazione della NBA (1946), la massima serie del basket professionistico d’oltreoceano, non fu immediato l’inserimento dei cestisti afroamericani nei roster delle franchigie, dato il contesto di segregazione razziale vigente negli USA nel secondo dopoguerra.

Spesso i grandi nomi dello sport hanno condannato le discriminazioni nei confronti della comunità afroamericana, arrivando in più occasioni a boicottare gare ufficiali in segno di protesta.

Il movimento #BLACKLIVESMATTER e la NBA

Credits: Joe Murphy/NBAE via Getty Images

Negli USA il 2020 è stato un anno concitato dal punto di vista dei diritti sociali. Dall’omicidio di George Floyd in poi è salito nuovamente alla ribalta il tema della violenza perpetrata dalle forze di polizia sulla popolazione, in particolare di etnia afroamericana. In risposta all’ escalation di violenze, in ogni Stato, dalla East alla West Coast, sono state organizzate manifestazioni di protesta e, seppur nella maggior parte dei casi ci si sia attestati su livelli pacifici, non sono mancate le occasioni di scontro tra protestanti e forze dell’ordine.
È cresciuto in questo contesto il movimento BlackLivesMatter, che dal 2013 si batte contro le discriminazioni razziali e denuncia il fenomeno della police brutality negli USA.
Secondo i dati dell’attivista Richard Lapchick, la NBA nel 2015 era composta per il 75% circa da giocatori afroamericani: la rilevanza statistica e la forte presenza mediatica dei protagonisti, che non di rado si sono esposti in prima persona sulla questione, ha fatto di questa società una grande portavoce degli ideali del movimento. Jaylen Brown, Malcom Brogdon, Udonis Haslem, Tobias Harris e molti altri sono scesi in prima linea, appoggiando le marce dei protestanti nelle varie città di riferimento, e dando così un importante segnale di coesione.

Dopo lo stop della competizione regolare a causa della pandemia, la NBA è ripartita adottando una soluzione particolare, ma a tratti rivoluzionaria; il parco divertimenti Disney World di Orlando, Florida, è stato infatti adibito ad enorme “bolla” in cui sono state ospitate le 22 squadre partecipanti al resto della stagione, 16 delle quali si sono successivamente contese il titolo durante i playoff.
In questo contesto generale di novità, una in particolare ha rubato l’occhio di tutto il mondo: la scelta dei cestisti di personalizzare le proprie casacche da gioco, sostituendo ai propri nomi frasi inneggianti alla giustizia sociale. Tali messaggi – di cui i più utilizzati sono stati Black Lives Matter, Equality e lo slogan I Can’t Breathe, omaggio al compianto Floyd – hanno cercato di dare risalto a questioni diverse, come l’educazione e la politica, che rappresentano la base per una nazione antirazzista.

Ai gesti simbolici si sono unite anche le azioni.
In seguito ai fatti di Kenosha, città del Wisconsin, dove l’afroamericano Jacob Blake è stato colpito alla schiena da diversi colpi di pistola sparati dalla polizia, i cestisti si sono impegnati ulteriormente a dare l’esempio. Tutto è partito dai Milwaukee Bucks, che in vista di una gara dei playoff contro gli Orlando Magic non sono scesi in campo. Da qui tre partite rinviate e l’ipotesi di cessare l’intera competizione.

«Chiediamo il cambiamento! Siamo stanchi!» twitta la stella LeBron James, portavoce della proposta di fermare la stagione per dare una risposta dura contro il razzismo. Nello stesso momento anche calcio, baseball e tennis si fermano. È la più grande protesta sportiva di questi anni e gli USA sono paralizzati. La competizione, dopo una parziale riorganizzazione, è proseguita fino alla fine, ma le manifestazioni di denuncia sociale da parte dei cestisti non sono cessate. La più classica è stata il kneeling (genuflessione, ndr): il gesto è ripreso da Colin Kaepernick, giocatore di football americano che nell’estate 2016 si inginocchiò per protesta durante l’inno nazionale. Quest’ultimo è stato allontanato dalla federazione, generando discussioni e polemiche in cui intervenne anche l’allora Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il tycoon si è espresso anche riguardo la serrata della NBA, etichettandola come una nuova organizzazione politica, e successivamente appoggiando la Guardia Nazionale nel suo operato a Kenosha.

Il fenomeno del razzismo è alquanto riprovevole, in ogni luogo e contesto si verifichi. È, difatti, ancor più strano quando viene associato al mondo dello sport, da sempre veicolo di messaggi di uguaglianza e condivisione. Quella degli sportivi di alto livello è un’opera di sensibilizzazione da non trascurare perché molte volte in grado di portare alla luce prospettive nuove e spingere coloro che sono disinteressati a tali questioni ad una maggiore coscienza civile. Non interiorizzare il concetto dell’uguaglianza tra esseri umani in un’era di così grande espansione culturale è inconcepibile. Citando il comico satirico Giorgio Montanini: «Progresso, ma non evoluzione. Sai come si chiama? Estinzione».

(Featured Image Credits: Julien Mattia – Anadolu Agency)

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Camillo Cosenza


Nato a Cosenza nel 1999, è un grande appassionato di sport, economia e politica. Frequenta il Corso di Laurea triennale in Ingegneria Gestionale all’Università della Calabria. Ama anche la storia e la filosofia, passioni nate durante il periodo liceale. View more articles

L’Assalto Al Congresso: Ultima Possibilità Di Trump O Prevedibile Flop?

Tra i sostenitori di Trump è in corso un tentativo di sovversione del risultato delle elezioni che lo hanno visto sconfitto e che potrebbe prendere piede il 6 gennaio 2021, quando il Congresso si riunirà per eleggere in via definitiva il nuovo Presidente. La strategia cui stanno pensando alcuni deputati repubblicani potrebbe minare alla stabilità interna del partito, già largamente compromessa dai rocamboleschi tentativi di Trump di contestare l’esito del voto, oppure dare un segnale diverso al Paese, dimostrando che la maggioranza dei repubblicani rispetta il funzionamento del sistema elettorale. 

A pochi giorni dalla certificazione del risultato delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, continuano però le proteste dei repubblicani contro i presunti brogli elettorali che avrebbero compromesso la vittoria, a quanto dicono occultata, del soon to be ex-Presidente Donald Trump.

Nei giorni successivi alla sconfitta di Trump, solamente un piccolo gruppo di senatori repubblicani si era congratulato con il Presidente eletto Joe Biden, ma la maggior parte dei membri del partito ha fatto di tutto nell’ultimo mese e mezzo per evitare di far infuriare Trump e i suoi fedelissimi elettori, sostenendo le diatribe legali del tycoon. Il 14 dicembre, dopo che gli elettori del Collegio Elettorale, come da prassi, si sono riuniti per certificare il risultato delle elezioni di novembre, anche alcuni dei più convinti sostenitori di Trump hanno ceduto e riconosciuto la vittoria di Biden.

Molti di loro, nonostante il riconoscimento, hanno avuto premura di ricordare che Trump potrebbe ancora riuscire a ribaltare il risultato del voto, sia per vie legali (anche se concretamente la presa di posizione da parte della Corte Suprema sembra aver stroncato questa possibilità) che attraverso la presentazione di obiezioni al Congresso, che si riunirà per eleggere in via definitiva il nuovo Presidente il 6 gennaio.

Tuttavia, diversi repubblicani sono convinti che il caos post-elettorale sfavorirà la corsa al Senato in Georgia, elezione in cui si deciderà di fatto a chi spetterà il controllo dell’Assemblea e che si concluderà il 5 gennaio. Da considerazioni del di questo tipo e anche dalla volontà di andare oltre con il processo di transizione amministrativa, in un momento così delicato per il Paese, deriva l’esortazione al resto del partito ad andare avanti ed evitare di alimentare ulteriormente gli scontri.

Il definitivo riconoscimento dell’elezione di Biden da parte di Mitch McConnell, leader della maggioranza in Senato, sembra aver definitivamente (ma non una volta per tutte) messo la parola fine ai sogni ribaltatori di Trump. Dopo la riunione del Collegio elettorale, uno alla volta, molti dei più stretti alleati di McConnell, hanno iniziato a rompere i ranghi pur mantenendo un atteggiamento di diffidenza nei confronti del neoeletto.

Gli alleati di McConnell a suo tempo avevano promesso di onorare l’esito delle elezioni a gennaio, intenzionati a non attirarsi le ire di Trump a ridosso delle elezioni, per paura di danneggiare la credibilità del GOP (partito repubblicano) e dei repubblicani in corsa per il Senato in Georgia. Peraltro, una delle altre motivazioni che avrebbero spinto McConnell e i suoi a sostenere in un primo momento Trump, sarebbe stata la preoccupazione che quest’ultimo avrebbe potuto mettere a repentaglio una serie di priorità legislative di fine anno che necessitano della firma del Presidente, tra cui il pacchetto di misure che definiscono e implementano il piano per il lancio delle somministrazioni di massa dei vaccini anti-covid e le misure urgenti a contrasto della crisi generata dalla pandemia.

Una delle altre voci esterne al coro è quella di Paul Mitchell, senatore repubblicano del Michigan, che in una lettera inviata a Ronna McDaniel e Kevin McCarthy (rispettivamente la Presidente del Comitato Nazionale dei Repubblicani e il leader della minoranza repubblicana alla Camera dei rappresentanti) ha dichiarato di voler addirittura lasciare il partito, sconcertato dalle proteste contro l’esito del voto che hanno così ferocemente infiammato Trump e i suoi sostenitori. Il senatore, che si è detto assolutamente convinto del buon funzionamento del sistema elettorale statunitense, ha condannato i suoi colleghi, rei di aver paragonato gli Stati Uniti ad un Paese del terzo mondo e di aver appoggiato teorie complottiste senza alcun fondamento.

Nonostante le sopra menzionate prese di posizione, non tutti i sostenitori di Trump hanno riconosciuto a Biden la vittoria né si stanno allineando alla strategia avallata da McConnell. Basti pensare che il senatore dell’Iowa Charles Grassley, uno dei membri più longevi della Camera, alla domanda di un giornalista che chiedeva se fosse pronto a riconoscere l’elezione di Biden, ha prontamente risposto “Non devo, spetta alla Costituzione”.

Quando Camera dei rappresentanti e Senato si riuniranno il 6 gennaio in seduta congiunta per contare i voti, come richiesto dal dodicesimo emendamento della Costituzione, verranno lette le liste degli elettori dei cinquanta Stati e del Distretto di Columbia, inviate al Congresso nei giorni precedenti alla plenaria, e conteggiati i voti. Il vicepresidente degli Stati Uniti, in questo caso Mike Pence, presiede la seduta ed è incaricato di annunciare il nome del vincitore dopo la registrazione dei voti di tutti gli Stati.

In quell’occasione, in base alle norme dell’Electoral Count Act del 1887, è possibile presentare una o più obiezioni, in forma scritta e firmata da almeno un membro della Camera e necessariamente da un membro del Senato. Nel caso in cui venissero effettivamente presentate obiezioni al risultato delle elezioni nei vari Stati sia alla Camera dei rappresentanti che al Senato, ciascuna camera si ritirerà per discuterne in merito. Le camere o una sola delle due potrebbero considerare la possibilità di squalificare i voti di uno Stato ma si tratterebbe in primis di una decisione che non viene presa dal XIX secolo e – politicamente parlando – di una scelta anomala ed estremamente rischiosa per la storia politica statunitense. Ad ogni modo, il voto alla Camera e al Senato, per passare, richiederebbe come di consueto la maggioranza.

Un altro modo per sovvertire le sorti del voto è che Pence, in qualità di vicepresidente della seduta, si rifiuti di contare i voti e annunciare il risultato; può farlo ma si tratterebbe anche in questo caso di una scelta piuttosto controcorrente che non gioverebbe al vicepresidente stesso visto che starebbe pensando di correre per le elezioni del 2024.

Allo stato attuale nessun senatore pare aver pubblicamente ed esplicitamente sostenuto di voler appoggiare la strategia cui guardano i rappresentanti della Camera ma una manciata di fedelissimi di Trump, tra cui i senatori Ron Johnson del Wisconsin e Rand Paul del Kentucky, hanno segnalato che sarebbero disposti a farlo. Pochi giorni fa, anche il senatore dell’Alabama, Tommy Tuberville, rispondendo alle domande di alcuni giornalisti dopo un comizio tenutosi in Georgia a favore dei due candidati repubblicani, ha fatto intendere che vorrebbe contestare il risultato del voto anche al Congresso.

Dalla Camera dei rappresentanti, tra le diverse voci sollevatesi c’è quella di Mo Brooks, deputato GOP dell’Alabama, sostenuto da altri deputati repubblicani che si sarebbero detti pronti ad avanzare una o più obiezioni. Solo alcuni giorni fa, il 17 dicembre, un altro deputato repubblicano, il rappresentante dell’Ohio Jim Jordan, uno dei sostenitori più di spicco delle campagne legali di Trump, ha fatto sapere che sosterrà i suoi colleghi intenzionati ad avanzare obiezioni alla Camera. La leadership repubblicana al Senato, che come si è detto è guidata da McConnell, ha invitato tutti i membri del GOP ad astenersi dal contestare il risultato elettorale, ritenendolo uno sforzo controproducente e a ben dire, considerato che se effettivamente le camere saranno costrette a due ore di discussione sulle obiezioni avanzate, ogni deputato repubblicano dovrà mettere nero su bianco la propria decisione.  

In un momento cruciale per la storia della politica statunitense, con Trump che ha provato in tutti i modi a sfidare e a sminuire le norme alla base della democrazia americana, la volontaria acquiescenza del suo partito potrebbe fare la differenza se decidesse di sostenere l’iniziativa di Mo Brooks e degli altri deputati. Una strategia del genere porrebbe di fatto tutti i repubblicani di fronte ad una scelta: sostenere la strategia dell’obiezione o confrontarsi con l’ira del leader del GOP e degli elettori più fedeli alla sua linea. 

Secondo esperti e docenti di diritto costituzionale e membri stessi del partito repubblicano, come appunto McConnell, uno sforzo del genere, infatti, non porterebbe a nulla di concreto. Sarebbe infatti realisticamente difficile per i repubblicani ottenere la maggioranza alla Camera dei rappresentanti, che attualmente è a guida democratica e rimarrebbe comunque la necessità di trovare un senatore disposto realmente ad assumersi la responsabilità del sostegno all’obiezione avanzata dai suoi colleghi della Camera dei rappresentanti.

Comunque andrà, è certo che l’atteggiamento di molti repubblicani mostrerà in quale direzione sta virando il GOP nell’era post-Trump, con molti membri del partito ancora estremamente fedeli all’attuale coinquilino della Casa Bianca, già pronto ad affrontare le prossime elezioni, e i dissidenti, o presunti tali, che potrebbero riporre la propria fiducia su qualcun altro, magari proprio Pence. Se anche questa volta Trump riuscisse a sfruttare la seduta congressuale a suo vantaggio, mettendo in discussione il normale proseguimento del processo elettorale, riuscirebbe di nuovo a insinuare nei suoi sostenitori il dubbio della legittimità del nuovo Presidente, minando i principi di base del federalismo statunitense e la sovranità stessa degli elettori. 

In Foto: Kevin McCarthy, leader della minoranza repubblicana alla Camera
Credits: Andrew Caballero-Reynolds / AFP / Getty

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Valeria Torta

Classe 1998, Valeria Torta è studentessa del corso di laurea magistrale in Governo, Amministrazione e Politica presso la Luiss Guido Carli. Da aprile 2019 è membro di L’asSociata, associazione giovanile che ha come obiettivo quello di mettere a contatto tutte le realtà associative giovanili per discutere e identificare soluzioni utili per le problematiche di Roma. Nel ruolo di responsabile dell’area sostenibilità ambientale, ha coordinato il progetto Mens Sana, un’iniziativa volta a sensibilizzare gli studenti universitari al tema della sostenibilità alimentare. A luglio 2019 svolge un tirocinio presso Fondazione Ecosistemi, dove ha modo di approfondire quali sono le soluzioni e le strategie adottate nell’ambito del Green Public Procurement (GPP). A ottobre 2019 co-fonda NeoS, acronimo di NeoSustainability. A settembre ha preso parte al programma Erasmus presso la Maastricht University. View more articles.

Il Diritto A Lasciarsi Morire

Uno sguardo al diritto comparato tra Italia e Olanda

Sulle orme di coloro che hanno rivendicato il diritto di morire dignitosamente nel nostro Paese, affrontando un vuoto normativo che li ha costretti a ricorrere a battaglie legali estremamente lunghe, si è aperto il dibattito sul tema del diritto a lasciarsi morire. La libertà di scegliere come e quando morire è una tematica molto delicata per la sua connotazione etica e, inoltre, soltanto recentemente la dottrina italiana ha modificato la sua visione.

Partiamo però dando uno sguardo a una delle legislazioni più permissive in materia: il diritto olandese.

In Olanda l’eutanasia è diventata legale anche per i bambini tra 0 e 12 anni. Il 15 ottobre del 2020 il ministro della Salute olandese, Hugo de Jonge, membro di spicco del partito d’ispirazione cristiana CDA nel governo del liberale Rutte, ha dichiarato l’entrata in vigore della legge che estende anche ai “piccolissimi” la possibilità di ricorrere al suicidio assistito. Nella lettera inviata al Parlamento si afferma che l’estensione indicata da tale provvedimento è necessaria per evitare ai bambini di sopportare sofferenze immani, senza però alcuna garanzia per una speranza di sopravvivenza effettiva.

Dal 2002, l’eutanasia era concessa “solo” ai bambini malati terminali di età superiore ai 12 anni o sotto l’anno di età con il consenso dei genitori. De Jonge ha portato avanti uno studio, commissionato dal Ministero della Salute stesso, in cui si mostra come l’applicazione di tale legge sarebbe circoscritta a un numero estremamente basso di casi – il numero si aggirerebbe infatti tra i 5 e i 10 annui –. Tuttavia, tale estensione sarebbe giustificata dall’eccessivo dolore che i bambini sarebbero costretti a subire, purtroppo inutilmente. Ma quali bambini hanno diritto di morire? Sempre previo consenso dei genitori e dei medici, il diritto tutela i bambini che non hanno prospettiva di guarigione o cura idonea, affetti da patologie terminali e sottoposti a sofferenze intollerabili.

La questione ha scatenato accese polemiche all’interno della coalizione quadripartita del governo di Rutte provenienti, in particolare, da conservatori cristiani. È stata, prima di tutto, additata come una strategia per ottenere un largo consenso in vista delle elezioni politiche del 2021. Inoltre, tutti i requisiti per accedere al “diritto di morire” sarebbero estremamente soggetti a interpretazione discrezionale. Infatti, un grande supporto a tale decisione sarebbe stato apportato proprio dagli stessi medici: in questo modo non sarebbero più perseguibili giuridicamente i dottori accusati di aver accelerato la morte dei minorenni terminali, sospendendo le terapie o la nutrizione assistita.

Analizziamo ora qual è la situazione in Italia.

Il primo caso ad aprire il dibattito nel 2006 fu quello di Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare in forma progressiva. La questione Welby divenne nota per una lettera, scritta dall’attivista e inviata direttamente all’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in cui Welby richiedeva di poter usufruire dell’eutanasia. Il Tribunale di Roma respinse la richiesta dei legali di Welby, dichiarando la pratica dell’eutanasia inammissibile a causa del vuoto legislativo in materia. Nonostante la risposta negativa, la sofferenza di Welby era tale da chiedere direttamente al suo medico Mario Riccio di staccare il respiratore, e così accadde. Riccio venne prima processato e poi assolto dall’accusa di omicidio.

L’anno scorso abbiamo assistito a una vera e propria rivoluzione nel diritto disciplinante la morte assistita, comunemente chiamata eutanasia. La Corte Costituzionale, infatti, ha dichiarato illegittimo l’art. 580 del Codice Penale che punisce chiunque aiuti una persona a morire. La Corte Costituzionale ha affermato che non è punibile «chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio» di un malato terminale tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, ma in grado di prendere decisioni consapevoli. L’art. 580 punisce infatti coloro che convincono al suicidio, ne rafforzano la volontà o ne agevolano l’esecuzione. Così facendo i giudici hanno posto dei limiti ben precisi per sottrarsi alla punibilità: devono essere infatti rispettate le norme sul “consenso informato” (spiegato di seguito) e, dopo aver sentito il parere del comitato etico territorialmente competente, si devono accertare le condizioni richieste e le modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del Servizio Sanitario Nazionale.

Forte è il rimando di tale sentenza al tema del testamento biologico, che venne approvato in Italia nel 2017, in particolare a proposito delle norme sul consenso informato. La norma sul testamento biologico sancisce la possibilità di scegliere in anticipo a quali trattamenti e cure sottoporsi nel caso in cui il paziente non sia più in grado di decidere o comunicare autonomamente. Il termine “trattamenti” fa riferimento sia alla nutrizione assistita che all’idratazione artificiale. Il “consenso informato” è da considerarsi come il presupposto fondamentale per definire il testamento biologico, in quanto la persona ha diritto di sapere quali siano le conseguenze (positive o negative) derivanti dalla sottrazione di tali cure. Ma la legge sul testamento biologico non consente ad un paziente, gravemente malato e sofferente, di chiedere al proprio medico o ad altri soggetti di aiutarlo a suicidarsi senza far loro commettere un reato.

Nello stesso anno, infatti, esplose un altro acceso dibattito proprio su questa fattispecie, ossia il caso di Fabio Antoniani ( alias Dj Fabo). L’odissea di quest’ultimo, che si era fatto accompagnare fino in Svizzera da Marco Cappato per sottoporsi al suicidio assistito, ha sollecitato la Corte Costituzionale italiana. Dj Fabo, tetraplegico e cieco, si era somministrato l’iniezione letale mordendo un pulsante. Con la sentenza della Corte abbiamo ottenuto la libertà di scegliere di morire e l’aiuto a farlo non è più considerato un reato. La Consulta ha deliberato che le persone gravemente malate senza alcuna speranza di guarigione hanno diritto di farsi aiutare a togliersi la vita.

Ma possiamo effettivamente dire che è stata legalizzata l’eutanasia?

Il termine eutanasia viene spesso utilizzato in modo troppo omnicomprensivo. È eutanasia la somministrazione da parte del medico di una sostanza letale su richiesta del paziente. Si parla di suicidio assistito, invece, quando il medico aiuta un paziente a suicidarsi, lasciando però a lui la responsabilità dell’azione letale vera e propria. Con la recente sentenza legata al caso Dj Fabo è stato legalizzato, solo a certe condizioni, il suicidio assistito, ampliando la disciplina normativa che permetteva solo il testamento biologico dal 2018. Tuttavia, l’eutanasia resta illegale.

L’evoluzione della dottrina italiana si allinea a quella di altri 6 Stati dell’Unione Europea (Germania, Austria, Finlandia, Olanda, Belgio e Lussemburgo) in cui è legalmente permesso il suicidio assistito. Tre tra questi, Belgio, Lussemburgo e Olanda (come visto in precedenza) si sarebbero addirittura spinti oltre, permettendo anche la patica dell’eutanasia. Questi ultimi tre Paesi sarebbero stati anche i primi al mondo a legalizzare il suicidio assistito e introdurre l’eutanasia per i bambini affetti da patologie terminali, primo fra tutti il Belgio nel 2014.

Costanza Berti

Nata a Massa Marittima nel 1998, ha conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e ora frequenta il corso di laurea magistrale in Gestione d’Impresa presso l’università LUISS di Roma.  La sua vita si divide tra Roma e Follonica. Da sempre appassionata di viaggi, nel corso degli anni ha potuto scoprire e vivere culture molto diverse tra loro. Nel 2019 ha preso parte al progetto Erasmus a Rotterdam, trascorrendo un semestre di studio alla Erasmus University of Rotterdam. View more articles

Rimpasto O Non Rimpasto: Questo È Il Dilemma

Agli occhi dei più, la gestione del quadro pandemico da parte del Governo è riassumibile in due parole: calma piatta. Tuttavia, i più attenti stanno facendo notare che, nel caos della dinamica Stato-regioni e della divisione “colorata” della penisola, qualcos’altro sta iniziando a scuotere con più forza i vertici di maggioranza, distanti su molte linee politiche, non da ultimo il possibile ricorso al MES. Insomma, le prossime mosse del Governo, probabilmente, non saranno così scontate e, intanto, Conte sembra voler tornare alla tecnocrazia.

Cabina di regia

La goccia che potrebbe far traboccare il vaso sarà la gestione del Recovery Fund. Infatti, se da una parte Renzi e Zingaretti tendono a voler collaborare, se possibile anche con le opposizioni, sulla messa a punto del Recovery Plan, dall’altra lo spirito “accentratore” del Presidente del Consiglio lo spinge ad assumere un ruolo di assoluto protagonismo. Per superare la differenza di visioni, Giuseppe Conte sembra aver trovato – almeno ai suoi occhi – una sintesi credibile: l’invenzione di una cabina di regia in cui condividerebbe il potere di controllo insieme ai ministri Roberto Gualtieri (Economia e Finanze) e Stefano Patuanelli (Sviluppo Economico). La ratio che dovrebbe sottostare al progetto sarebbe la creazione di uno schema piramidale così formato:

  • Regia politica: Presidente del Consiglio, Ministro dell’Economia e delle Finanze e Ministro dello Sviluppo Economico;
  • Al fianco della triplice testa politica, dovrebbe esserci il CIAE (Comitato Interministeriale per gli Affari Europei), guidato dal Ministro per gli Affari Europei Enzo Amendola, che sarà incaricato, specialmente in questa fase delicata, di curare i rapporti con l’UE;
  • Sei commissari manager con poteri speciali che dovrebbero, secondo quanto emerge dalla riunione dei capi delegazione delle forze di maggioranza, essere responsabili dell’esecutività di sei missioni, a loro volta suddivise in insiemi di progetti (i cosiddetti cluster) utili al raggiungimento dei principali obiettivi di stampo economico e sociale. Le sei macro aree di interesse sono:
    1. SALUTE;
    2. DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE E COMPETITIVITÀ DEL SISTEMA PRODUTTIVO;
    3. EQUITÀ SOCIALE, DI GENERE E TERRITORIALE;
    4. ISTRUZIONE, FORMAZIONE, RICERCA E CULTURA;
    5. RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA;
    6. INFRASTRUTTURE PER LA MOBILITÀ.
  • 300 professionisti che andrebbero a costituire una task force di coadiuvatori del lavoro di gestione dei fondi.

Nel resto del panorama politico, intanto, scoppia la polemica. Si ritiene inutile e paralizzante questa piramide, anche perché – ribadiscono con forza dall’opposizione –    «se manca il come spenderli è poco importante chi sia l’esecutore della spesa». Quello che si nota, infatti, è proprio la mancanza di una vera progettualità dell’uso degli investimenti e, ad essere sinceri, la rigida struttura prevista dal Premier non aiuta a far credere che tutto questo possa funzionare efficacemente in futuro, considerando tra l’altro che anche la terminologia utilizzata ricorda molto schemi della più paludosa burocrazia.

Di conseguenza, ecco che si va delineando quello che è il dubbio più intrigante di questi giorni: visto che nella maggioranza c’è chi storce il naso, ci sarà veramente un rimpasto di Governo?

Rimpastiamo?

Fino a qualche mese fa, nessuno avrebbe mai messo in discussione il tanto amato Premier Conte. Eppure, adesso, le carte in gioco sembrano molto cambiate. L’anello debole del Governo sembra essere diventato proprio l’intoccabile Presidente del Consiglio, che fatica a rendere appetibile il lavoro svolto dal suo esecutivo. E allora cosa si può fare? Sicuramente, nessun esponente nella maggioranza, al momento, ha intenzione di aprire una crisi in piena pandemia, specialmente perché sembra che tutti abbiano un chiaro e comune obiettivo in mente: arrivare al 2023 ed eleggere un Presidente della Repubblica europeista e moderato.

D’altra parte c’è chi, come i leader di Italia Viva e PD e una parte interna ai 5 stelle (vicina a Di Maio), ritiene necessario rinforzare la maggioranza nonostante le forti resistenze interne, manifestate soprattutto da parte dell’attuale capo politico del Movimento Vito Crimi e del Guardasigilli Alfonso Bonafede. Quest’ultimo, in particolare, crede che un rimpasto sia totalmente fuori discussione (qualcuno potrebbe pensare che la sua resistenza sia dovuta al suo timore di essere tagliato fuori). Tuttavia, mentre si tenta di intercettare qualche notizia e quindi capire eventualmente come e se si intenderà cambiare l’assetto governativo, i nodi da sciogliere, soprattutto con il Quirinale, sono ancora molti. Questa storia, istituzionalmente, potrebbe essere un grande azzardo: c’è la possibilità che produca l’effetto contrario a quello sperato e, quindi, non un rafforzamento ma un indebolimento della forza dell’esecutivo e, in modo ancor più grave, un’instabilità (anche se momentanea) per il Paese, che in questo momento sarebbe sicuramente da evitare.

Il vero dilemma sta nel come procedere, visto che cambiare un ministro non comporterebbe particolari problematiche, ma – forse – neanche i benefici auspicati. Tuttavia, se si iniziasse a parlare di cambi consistenti (4/5 ministri o quello, ormai apparentemente sventato, del Presidente del Consiglio), ci sarebbe bisogno di molto più tempo a causa della necessità da parte del Governo di sottoporre la questione di fiducia alle Camere.

Gli unici due elementi che al momento appaiono chiari sono:

  • Matteo Renzi e Nicola Zingaretti che spingono per un riequilibrio delle forze di Governo;
  • Giuseppe Conte che, fino a qualche giorno fa sicuro di avere la forza di scongiurare qualsiasi assedio a Palazzo Chigi, inizia ad aprirsi alle trattative, dimostrando la consapevolezza di essere diventato molto meno forte di prima.

(Featured Image Credits: L’Espresso)

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Francesco Palermo

Nato a Soveria Mannelli nel 2000, è appassionato di politica italiana ed è profondamente europeista. Attualmente frequenta il corso di laurea triennale in Economia presso l’Università della Calabria, dove è anche impegnato nella rappresentanza studentesca. È amante della musica e della letteratura. View more articles. 

La Lotta Tra Erdoğan E Lo Sport Turco: È Possibile Opporsi Al Potere Del Presidente?

Il 28 agosto 2014, Recep Tayyip Erdoğan viene nominato dodicesimo Presidente della Turchia. Ha in precedenza ricoperto sia la carica di Sindaco di Istanbul che di Primo Ministro, chiarendo fin da subito di non voler confinare il suo operato al ruolo cerimoniale che la Costituzione turca affida alla carica di Presidente, ma di voler assumere poteri sempre maggiori al fine di consolidare la propria preminenza nel Paese. Erdoğan – e il suo “Partito per la Giustizia e lo Sviluppo” (Akp) – acquisì consensi basando la propria campagna elettorale su un programma fortemente riformista, che aveva come obiettivo principale quello di abbattere ogni barriera alla democratizzazione della penisola. In realtà, gran parte dell’operato del Presidente sembra andare in una direzione molto diversa.

Nonostante i continui attacchi contro la stampa, l’opposizione politica ed in generale nei confronti di tutti coloro che con la propria influenza potevano insidiare l’autorità del Presidente, le elezioni del 2018 di fatto legittimarono il presidenzialismo in Turchia e conferirono il potere esecutivo nelle mani di Erdoğan.

Ad oggi, ma già da molto tempo, il mondo sportivo – nelle sue mille sfaccettature – dà un contributo essenziale alla sensibilizzazione della popolazione sulle tematiche sociali di rilievo. Il più classico degli esempi è quello di Muhammad Ali, polarizzante figura del secolo scorso. Con le sue interviste, ai limiti – ed anche oltre – del politicamente corretto, e soprattutto con la decisione di rifiutare la chiamata alle armi del proprio Paese per la guerra del Vietnam, ha scosso le coscienze della nazione a stelle e strisce e non solo. Non meno importanti storicamente sono le ultime proteste del mondo NBA, sollevatosi a favore del movimento #BlackLivesMatter. Le morti di George Floyd, Jacob Blake e numerosi altri afroamericani hanno spinto la squadra dei Milwaukee Bucks, ad esempio, a non scendere in campo durante una gara valevole per i playoff, condannando in modo esplicito tali atrocità. Le successive gare sono state anch’esse boicottate e tutte le altre franchigie hanno seguito l’esempio di Giannis Antetokounmpo (Milwaukee Bucks) e compagni.

Il calcio in Turchia: chi appoggia il Presidente?

L’esempio più eclatante della presenza delle istituzioni pubbliche nel mondo sportivo turco è la società calcistica del Başakşehir. Essa milita nella prima serie del campionato turco ed è di proprietà del Ministero per la Gioventù e lo Sport. Gioca le sue partite al Başakşehir Fatih Terim, uno dei 21 nuovi stadi costruiti dal 2009 al 2017 su spinta del Presidente, che ha investito complessivamente 1 miliardo di euro statali nel progetto.
La squadra di Istanbul, inoltre, ha vinto l’ultima edizione del massimo campionato turco, candidandosi, anche per questa stagione, come pretendente alla vittoria insieme alle più quotate e storiche Galatasaray, Fenerbahçe e Beşiktaş. Sono queste ultime ad essersi contese fin dalla prima edizione della competizione la vittoria del titolo, con poche eccezioni.

È da notare che tutte e quattro le società citate hanno sede nella capitale economica e culturale del paese – Istanbul – e sono, fin dalla loro nascita, espressione di una chiara frangia di popolazione della città. Nello specifico, a cavallo degli anni ’70 il Galatasaray trovava i propri maggiori sostenitori nell’aristocrazia, il Fenerbahçe nella borghesia ed il Beşiktaş figurava come la squadra del popolo. L’avvento del Başakşehir ha decisamente cambiato la situazione. Il Presidente Erdoğan coglie infatti ogni occasione per esaltare le gesta dei propri “eletti”, indirizzando una gran parte del proprio elettorato, anche quello non troppo interessato alle vicende calcistiche, a sostenere la causa.

E la nazionale di calcio? È la maggior arma di propaganda di Erdoğan. Ad ogni goal segnato, i calciatori turchi esultano mimando il saluto militare e non sono poche le testimonianze del loro appoggio all’operato del Presidente. Così il difensore della Juventus, Merih Demiral, commenta su Twitter la questione siriana: «La missione è di prevenzione contro il terrore a cavallo del confine, riportando due milioni di siriani in territori sicuri. Il PKK e l’YPG sono stati responsabili della morte di circa 40.000 persone, incluse donne, bambini e neonati». O ancora, l’ex attaccante della Roma, ora in forza al Leicester, Cengiz Ünder, che ha anch’esso esultato con un saluto militare, ma in questo caso a seguito di un goal con la propria squadra di club.

Non è ben chiaro se la maggior rappresentazione del calcio turco si spinga a tali gesti per l’effettiva volontà di appoggiare il Presidente o per mantenere il quieto vivere ed evitare di essere esclusi dalle successive selezioni nazionali. Di certo l’immagine data è quella di completa unità di intenti e forte rappresentazione del potere politico, a prescindere dalle convinzioni personali.

Voci fuori dal coro: gli oppositori

Alcuni personaggi, anche molto influenti, appartenenti al mondo sportivo turco, si sono elevati ad oppositori del Presidente, subendo non poche ripercussioni.

Hakan Sukur e la sua parabola: da leggenda in patria a rinnegato.
Fonte: Reuters, sito Huffington Post

È il caso di Hakan Sukur. Con un passato nel calcio italiano con le maglie di Inter, Parma e Torino, Sukur è soprattutto conosciuto per essere stato un primatista di reti con la propria nazionale, che ha trascinato ad una storica semifinale mondiale nel 2002. È di fatto una leggenda del calcio turco, sebbene ad oggi, dopo una breve carriera politica in patria – proprio nell’AKP, partito di Erdoğan – guidi un Uber a Washington. In una lunga intervista al quotidiano tedesco Die Welt identifica l’inizio del suo declino con il tentato colpo di stato del 2016. Nel luglio di quello stesso anno una gremita schiera di oppositori di Erdoğan, in gran parte appartenenti alle forze armate, tentò di prendere il potere nel Paese, ma il golpe fu infine sventato. Le motivazioni che spinsero i rivoltosi a rovesciare il potere non furono mai del tutto chiarite, ma il Presidente identificò come organizzatore dell’attentato un predicatore e politologo esule negli Stati Uniti, Fethullah Gülen, anch’esso ex membro dell’AKP.

Sukur fu accusato di aver cospirato per favorire il colpo di stato e di fatto etichettato come traditore. Nella stessa intervista dichiara: «grazie al partito era aumentata la mia popolarità. Poi quando sono iniziate le ostilità è cambiato tutto. Ricevevo continue minacce. Hanno lanciato bombe nella boutique di mia moglie, i miei figli sono stati molestati per strada», ed invita il Presidente a dare maggior peso alla giustizia, alla democrazia e ai diritti umani.

Deniz Naki ed il suo tatuaggio “Azadî”, che significa libertà.
Fonte: sito Futbol Medya

Altra vicenda da ricordare nel mondo calcistico è quella che ha riguardato il calciatore curdo Deniz Naki. Oggi non calca più i terreni da gioco, costretto dalla Federazione turca ad una sospensione di tre anni e mezzo, ma l’attaccante, nato in Germania e con cittadinanza tedesca, ha rappresentato una minaccia mediatica considerevole per Erdoğan. Durante la propria carriera ha vestito la maglia del Gençlerbirligi, club di Ankara, per poi essere costretto a rescindere il proprio contratto, temendo per l’incolumità della propria famiglia. Un personaggio pubblico, fiero delle proprie origini e strenuo oppositore del trattamento che il potere centrale riservava ai suoi compatrioti, Naki era una minaccia troppo grande per passare inosservata. Nel 2018 fu vittima di un attentato, quando la sua auto fu raggiunta da due proiettili mentre si recava nella sua città natale Duren.

Ha militato anche nell’Amedspor, la squadra di origine curda più famosa, a cui è stato anche dedicato un documentario volto a celebrarne il percorso durante la Coppa di Turchia nel 2016. Anche all’interno del rettangolo verde si respirava tuttavia aria di conflitto: la squadra è stata infatti colpita da attacchi razzisti e i suoi sostenitori sono stati allontanati con la forza durante la sfida contro il ben più quotato Fenerbahçe.
Propaganda terroristica e istigazione al separatismo turco: queste le due accuse piovute sulla testa dell’attaccante tedesco, che ancora oggi, sebbene abbia appeso le scarpette al chiodo e sia ritornato in Germania, continua con la sua opera di denuncia e sensibilizzazione.

Il basket ed Enes Kanter, il cestista rinnegato

Enes Kanter, qui con la maglia dei Boston Celtics, una delle franchigie storiche della NBA.
Fonte: sito NBA Religion

Enes Kanter, star della NBA, non ha mai nascosto la propria opposizione ad Erdoğan. Sin dal suo arrivo negli Stati Uniti ha intrecciato una solida collaborazione con Fethullah Gülen, il presunto organizzatore del golpe del 2016, di cui sopra. È probabilmente la stella più riconoscibile del basket turco, ma ha vestito la casacca della nazionale soltanto in qualche sporadica apparizione e mai dal 2015 in poi.
Ha più volte ricevuto minacce di morte sul web, che lo costrinsero a chiudere temporaneamente l’account Twitter, suo principale canale di denuncia dell’operato del governo turco, soprattutto in merito alla questione siriana. Ma è solo la punta dell’iceberg.

Dal 2017 è apolide, condizione degli individui privi di qualsiasi cittadinanza. Infatti, i suoi documenti sono stati invalidati dalle autorità turche e sulla sua figura pende un mandato di arresto per terrorismo. Kanter è stato invitato dai vertici statunitensi a rimanere nei confini nazionali, poiché ad un eventuale allontanamento corrisponderebbe la minaccia di reclusione su mandato di Erdoğan.

Il Presidente fu apostrofato dal cestista “l’Hitler del nostro secolo”, frase che valse anche alla sua famiglia delle ripercussioni legali. Il padre, condannato a 15 anni di carcere, dovette pubblicamente rinnegare Enes ed invitarlo a riconsiderare le sue posizioni.
Nel 2020, dopo 7 anni, Mehmet Kanter, padre del cestista, è stato rilasciato. Sui social, Enes scrive che «questo dimostra come la voce del popolo alla fine spinga i dittatori a fare la cosa giusta. Non abbiate paura di battervi per ciò che è giusto, sempre. Lottate per la libertà. Lottate per la democrazia. Lottate per i diritti umani».

In conclusione, lo sport e i personaggi sportivi turchi sono sottoposti da parte del potere politico ad una pressione costante ed opprimente. Non è facile riuscire ad emergere in contesti del genere e chi ci riesce, grazie alla propria popolarità e al coraggio, ha il dovere di esprimere la propria opinione per tentare di migliorare un contesto complicato e, soprattutto, ha il dovere di veicolare messaggi positivi. Hakan Sukur, Deniz Naki ed Enes Kanter rappresentano di certo una minoranza, ma sono esempi lampanti di come si possano smuovere le coscienze e di come ci si possa opporre ai regimi anche a costo di complicare – e non poco – le proprie vite.

(Featured Image Credits: Istanbul Basaksehir’s Twitter Account)

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Camillo Cosenza


Nato a Cosenza nel 1999, è un grande appassionato di sport, economia e politica. Frequenta il Corso di Laurea triennale in Ingegneria Gestionale all’Università della Calabria. Ama anche la storia e la filosofia, passioni nate durante il periodo liceale. View more articles

Decreti Ristori: I Contributi Saranno Sufficienti Per L’Economia Italiana?

A pochi giorni dalla firma del Decreto Ristori Bis da parte del presidente della Repubblica, il popolo italiano si chiede quando tutti questi nuovi incentivi giungeranno nei loro conti. Il suddetto decreto-legge – parente stretto del primo famoso Decreto Ristori promulgato alla fine dello scorso ottobre – nasce con l’intento di aggiungere ai complessivi 5 miliardi già stanziati altri 2,5 miliardi di euro. Esso ha lo scopo di dare risorse immediate a beneficio delle categorie degli operatori economici e dei lavoratori che sono, direttamente o indirettamente, interessati dalle misure restrittive introdotte con l’ultimo DPCM del 3 novembre 2020. Questi provvedimenti, comunque, sono stati preceduti da altri decreti altrettanto famosi messi in atto nella fase più critica della pandemia di Covid-19 in Italia. Nei mesi precedenti, infatti, l’esecutivo italiano si è impegnato nella definizione di alcune strategie economiche che – purtroppo per il nostro futuro – hanno fatto sì che il debito italiano lievitasse inesorabilmente. Solo per citarne alcuni, si può pensare al Decreto Rilancio, al Decreto Liquidità o anche al Decreto Cura Italia. Di fatto, però, in questa nuova fase pandemica le risorse non bastano e nell’ottica di restrizioni sempre più severe è necessario fornire delle ulteriori garanzie ai settori economici maggiormente colpiti.

Caratteristiche dei decreti

La prima sostanziale differenza tra i due decreti, oltre all’ammontare di euro stanziati, riguarda le categorie beneficiarie dei contributi a fondo perduto. Lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si è espresso durante una conferenza stampa citando a titolo esemplificativo: ristoranti, bar, pizzerie, pasticcerie, gelaterie, ma anche teatri, cinema, palestre e piscine. Ciò che è fondamentale conoscere è il cosiddetto codice Ateco, ovvero la combinazione alfanumerica che individua una particolare attività economica titolare di partita Iva (ogni macro-settore economico ha i propri codici e le proprie categorie e sottocategorie). Questi codici si possono ritrovare annotati negli allegati ai decreti e hanno proprio lo scopo di indicare esattamente a quali esercenti spettano questi sostegni statali. 

Oltre al codice Ateco, ci sono altre condizioni con cui vengono selezionati i beneficiari del contributo. In particolare, quest’ultimo verrà erogato a patto che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019. Le attività produttive godranno di contributi che vanno calcolati in base a delle percentuali specifiche che possono arrivare a quadruplicare l’importo loro spettante secondo la normativa – già assestata – del Decreto Rilancio. Sulla base del Decreto Ristori, la somma di denaro calcolata andrebbe poi moltiplicata ulteriormente per la percentuale prevista per ogni categoria. Per fare degli esempi: si ha il 100% (stesso importo con nessuna modifica) nel caso dei taxi, il 150% (importo moltiplicato per 1,5) nel caso di alberghi e villaggi turistici, il 200% (importo raddoppiato) nel caso di ristoratori e gestori di cinema e teatri; il 400% (importo quadruplicato) nel caso delle discoteche, e così via.

La conferenza stampa del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dei ministri Roberto Gualtieri (Economia e Finanze) e Stefano Patuanelli (Sviluppo Economico) in cui è stato illustrato il Decreto Ristori; Fonte: LavoriPubblici.it
 

Il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, si è mostrato molto soddisfatto dei passi compiuti affermando che «in pochissime ore e con un confronto serrato e costante con le associazioni di categoria più coinvolte in questa delicatissima fase, abbiamo ottenuto una misura rapida ed efficace che riguarda 460 mila attività produttive». Un passo ancora più importante è stato fatto con la firma del Decreto Ristori Bis, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 novembre scorso. Con questo secondo decreto sono state stanziate ulteriori risorse prendendo in considerazione la localizzazione geografica degli esercenti. Infatti, sono state maggiorate le percentuali previste nel primo decreto in base alla zona (rossa, arancione) in cui ha sede legale l’esercizio commerciale indicato.

Tra le altre misure stanziate è presente: la sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali per i datori di lavoro privati con sede operativa nei territori interessati dalle nuove misure restrittive; la cancellazione della rata IMU di dicembre per i proprietari e i gestori dei settori colpiti dalle zone rosse e, sempre per questi ultimi, un credito d’imposta cedibile al 60% per gli affitti commerciali dei tre mesi di ottobre, novembre e dicembre. Si è pensato, poi, anche alle famiglie con l’incremento del bonus baby-sitting e del congedo straordinario per i genitori in caso di chiusure delle scuole secondarie di primo grado. 

Protagonista delle scrivanie governative negli ultimi giorni è anche il Decreto Ristori Ter, approvato lo scorso weekend, che prevede lo stanziamento di circa 2 miliardi di euro a sostegno delle attività economiche delle Regioni che hanno subito un peggioramento nella fascia di rischio. Sono previsti indennizzi diretti per gli esercizi commerciali chiusi che si trovano nella cosiddetta “zona rossa” e tra cui rientrano anche nuove tipologie di attività (come i negozi di calzature al dettaglio). Prorogate anche le misure già previste nei precedenti decreti, come credito d’imposta, rate IMU, congedi e bonus. Le due importanti novità di questo terzo decreto sono: un fondo da 400 milioni di euro da riservare ai Comuni per misure urgenti di solidarietà alimentare e un ulteriore fondo da 100 milioni di euro destinato alle emergenze nazionali, quindi come sostegno nell’acquisto di farmaci per pazienti positivi al Covid-19.

Criticità e contestazioni delle misure 

Particolare risonanza ha avuto la vicenda della cassa integrazione – anch’essa protagonista indiscussa dei Decreti Ristori per la sua proroga di altre 6 settimane – in quanto i lavoratori che l’hanno richiesta durante la scorsa primavera lamentano il fatto che da parte dell’INPS non siano ancora stati disposti tutti i pagamenti dovuti. Non sono, inoltre, mancate le proteste soprattutto da parte dei ristoratori che, “apparecchiando” le maggiori piazze italiane, hanno mostrato tutto la loro rabbia nei confronti del governo e delle eccessive misure restrittive. 

Fonte: La Stampa

C’è da chiedersi, quindi, cosa la macchina statale dovrebbe privilegiare: la salute o l’economia? Come fare a sostenere queste partite Iva in un momento così difficile per l’Italia? Sembrerebbe che le misure attuate dall’esecutivo stiano facendo da “cuscinetto” in attesa dei fondi provenienti dall’Unione Europea, ma quanto ancora si dovrà aspettare? Le tempistiche non sono molto chiare e i malcontenti imperversano, soprattutto in una situazione di seconda ondata pandemica che non permette ai vari esercizi commerciali di ottenere gli stessi profitti pre-pandemia. 

Sempre nello scorso weekend, a Palazzo Chigi è stata approvata la richiesta da presentare al Parlamento di un nuovo scostamento di bilancio (da circa 8 miliardi di euro) nel disegno di legge per il bilancio 2021. Questa manovra servirebbe alla formulazione di un ulteriore decreto, il cosiddetto Decreto Ristori Quater, che servirà non solo ad arginare le perdite registrate in questi mesi – soprattutto se nuove regioni diventeranno “rosse” – ma anche a rendere possibile il rinvio delle scadenze fiscali di fine anno. 

Questa richiesta aggiuntiva andrebbe ad accrescere le possibilità di rilancio dell’economia italiana come affermato dallo stesso ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, dopo l’approvazione in sede di Consiglio dei Ministri del disegno di legge. Quest’ultimo, infatti, sarà oggetto di discussione nelle aule parlamentari di Montecitorio e Palazzo Madama nei prossimi giorni e, soprattutto, nelle prossime settimane visto che la data limite per la sua approvazione è il 31 dicembre. 

Bisognerà, perciò, aspettare questi fondi europei tanto bramati per vedere uno spiraglio di luce, tuttavia sembra ancora lontana l’uscita da questo tunnel infinito della pandemia. Più gli esercizi commerciali resteranno chiusi e più faticheranno a ripartire. C’è già chi ha deciso di abbassare definitivamente la saracinesca, mentre c’è chi intende mantenere accesa una scintilla di speranza, portando avanti – seppur con fatica – i servizi da asporto o consegna a domicilio.

Si vedrà tra qualche settimana come il governo italiano deciderà di agire e se ci saranno delle risposte alle pressanti richieste di chiarimenti da parte delle associazioni di categoria e delle varie parti sociali, ma soprattutto si vedrà se tutti questi decreti serviranno a non far cessare la speranza dei molti esercenti italiani rimasti.

(Featured Image Credits: Altroconsumo.it) 

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Silvia Foti

Nata a Reggio Calabria nel 1999, è una grande appassionata delle tematiche relative all’economia e alla finanza. Dopo una laurea triennale in Scienze Politiche, attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Governo, Amministrazione e Politica presso l’università LUISS Guido Carli. Ha svolto varie attività di volontariato nel corso degli anni e nell’estate 2019 ha potuto prendere parte a un progetto di volontariato svolto in collaborazione con Croce Rossa Italiana. Tra le sue varie passioni anche l’arte, le lingue straniere e il nuoto. View more articles

 

Libia-Italia, Aumenta La Tensione Per I 18 Marinai Detenuti A Bengasi

«Fate di tutto per riportarci in Italia». Questa la richiesta di aiuto risalente allo scorso settembre di Piero Marrone, detenuto illegalmente in Libia. Eppure le sue parole non sono state ascoltate. Sono infatti trascorsi ormai più di 70 giorni dal sequestro dei 18 pescatori – tra cui 10 di nazionalità italiana – da parte delle forze militari guidate dal generale libico Haftar. I marittimi di Mazara del Vallo sono attualmente in stato di arresto presso il carcere di El Kuelfa, mentre i due pescherecci Antartide e Medinea sono sotto sequestro al porto di Bengasi. Ma quale il motivo del fermo dei pescatori siciliani?

La sera del sequestro

È il primo settembre scorso ed a circa 40 miglia dalla costa di Bengasi gli armatori italiani sono impegnati in una battuta di pesca. I pescatori si trovano oltre le 12 miglia dal confine italiano in piene acque internazionali, potendo quindi lavorare in modo pienamente legittimo. Ciò a cui non fa riferimento la legge internazionale e che, al contrario, costituisce oggetto di contestazione nei confronti dei sequestrati, è la rivendicazione della cosiddetta zona economica esclusiva (ZEE). Già l’ex leader Gheddafi aveva, in modo arbitrario ed unilaterale, esteso, contrariamente a quanto disposto dalle norme internazionali, il confine da 12 a 74 miglia nautiche dalla costa. Le stesse condizioni che, ad oggi, sembra imporre Haftar. Di conseguenza, in questa prospettiva i pescatori sarebbero stati sorpresi a pescare in una zona di competenza esclusiva libica.

Nonostante il nostro governo non abbia mai riconosciuto formalmente tale rivendicazione, è ormai un dato di fatto che i nostri pescherecci non possano, già da tempo, esercitare liberamente quello che è un loro diritto. Proprio per questo motivo si richiede un assiduo sostegno da parte della Marina Militare Italiana. Questa infatti, dispone di un servizio – Vigilanza Pesca (ViPe) – che ha il compito di assicurare il libero esercizio dell’attività di pesca dei pescherecci nazionali in acque internazionali, nel pieno rispetto delle leggi nazionali vigenti.

La sera del primo settembre scorso, però, la richiesta di aiuto avanzata dai marittimi è risultata inutile: durante le tre ore di fermo, infatti, dopo che è stata negata loro la possibilità di aiuto da parte di una nave della Marina Militare stessa (perché lontana 115 miglia ad ovest), l’elicottero richiesto in loro soccorso non è intervenuto. Esso avrebbe senza dubbio raggiunto i marinai nell’arco di due ore, e li avrebbe potuti salvare.

Non pochi sono i dubbi circa questa vicenda. Ciò che è sicuro, però, è che l’arresto dei marinai e la loro detenzione che, ormai va avanti da quasi quattro mesi, assume decisamente connotati di politica interna, sia dal fronte italiano, che da quello libico.

L’accordo fantasma

Quella del generale libico sarebbe stata per molti una vera e propria strategia, lungi dall’essere una mossa di giustizia. Per capire meglio bisogna proseguire analizzando innanzitutto la situazione attuale del Paese Nord-africano.

Dopo la caduta di Gheddafi la Libia si ritrova divisa in due: ad Est il governo di Tobruk, guidato dal già menzionato generale Haftar e ad Ovest il governo di Tripoli, presieduto da Fayez al Seraj, riconosciuto dall’ONU quale primo ministro. La situazione è traducibile in una vera e propria guerra civile alimentata dalla forte personalità del generale, il cui primo obiettivo è unificare e guidare sotto il suo controllo l’intero Paese. Ciò ovviamente spaventa l’intera comunità internazionale.

In questo quadro, l’Italia si presenta quale sostenitrice – in coerenza con quanto affermato dall’ONU – del governo Seraj. Le ragioni vanno ritrovate soprattutto in quello che è il fabbisogno energetico italiano, che viene soddisfatto dalla massiva presenza di pozzi ENI ad ovest della Libia.

La domanda sorge spontaneamente: la detenzione dei marinai costituisce la risposta politica del generale Haftar per la posizione ricoperta dall’Italia nel quadro della guerra civile? La risposta non è certa, ma è alimentata da alcuni fattori, la cui natura presenta gli stessi dubbi.

Innanzitutto si discute sulla possibilità che il sequestro sia stato nutrito dalla presenza di Luigi Di Maio in Libia il giorno stesso del sequestro dei marinai. In qualità di Ministro degli Esteri, Di Maio avrebbe fatto visita al Primo Ministro libico, ma non presentandosi per la prima volta dinnanzi al generale Haftar. Non sembra un caso che, poche ore dopo il mancato incontro, i militari del generale abbiano fermato i pescatori.

In secondo luogo, ciò che acquista particolare rilevanza sarebbe l’esistenza di un accordo tra Italia e Libia circa un vero e proprio “scambio tra prigionieri”: i 18 marinai per i 4 scafisti libici condannati in Italia a 30 anni per immigrazione clandestina nel 2016 (condanna che si basa sulla “Strage di Ferragosto” che registrò la morte di 49 migranti in mare). Sull’ipotesi di tale accordo Di Maio afferma: «Non accettiamo ricatti per i nostri connazionali». Tuttavia, è indubbio che per Haftar avere 10 dei nostri connazionali in Libia è una vera e propria opportunità di rivendicazione del suo potere, potendo strumentalizzare il tutto come una questione di politica interna.

Intorno a tale vicenda comunque tante sono le cose che non tornano e poche sono le certezze: i nostri marinai sono ancora in Libia e si avverte l’esigenza di farli tornare al più presto a casa. Che il motivo del loro fermo sia dato da una debolezza negoziale da parte del nostro governo, o da ragioni strategiche di Haftar, questo sequestro si differenzia da tutti gli altri finora avvenuti ma, al contempo, sembra avere le stesse caratteristiche e tecniche di negoziazione usate nei casi Regeni e Zaky.

L’augurio è che, in questo caso, l’esito sia diverso.

(Featured Image Credits: Libero)

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Enrica Cucunato

Nata nel 1999 a Cosenza, appassionata di cronaca giudiziaria, giornalismo d’inchiesta e politica estera. Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Giurisprudenza presso l’Alma Mater Studiorum a Bologna. Durante la sua formazione universitaria ha avuto l’opportunità di seguire corsi presso la Gazzetta di Bologna. Nel 2015 ha viaggiato negli Stati Uniti, dove ha potuto approfondire, presso la New York University, quelle che sono due delle sue passioni più grandi: la danza e l’inglese. Appassionata di libri riguardanti lo studio delle criminalità organizzate e le più grandi inchieste giudiziarie, i suoi interessi riguardano anche la lettera e il cinema. View more articles