Sugar Tax: Il Difficile Trade-Off Tra Sviluppo e Sostenibilità

Almeno una volta negli ultimi due anni si sarà sentito parlare di Sugar Tax. Come spesso accade, però, non sempre si conosce a fondo ciò di cui si dibatte. O comunque, non sempre ciò di cui si dibatte è facilmente definibile.

Di cosa si tratta effettivamente?

Innanzitutto, la Sugar Tax è un’imposta sul consumo di bevande analcoliche edulcorate (vale a dire contenenti edulcorante, ovvero qualsiasi sostanza, di origine naturale o sintetica, in grado di conferire sapore dolce alle bevande), volta a limitare l’assunzione delle stesse, introdotta in Italia ai commi 661-676 della Legge di Bilancio 2020. Essa si applica nella misura di 10€ per ettolitro nel caso di prodotti finiti e 0,25€ per kg nel caso di prodotti predisposti a essere utilizzati previa diluizione.

È esigibile: al momento della cessione di bevande edulcorate da parte del produttore nazionale a consumatori nel territorio dello Stato oppure a rivenditori; per i prodotti provenienti dall’UE, quando l’acquirente nazionale li riceve; quando si importano in Italia bevande edulcorate da Paesi extra UE. Fermo restando la previsione di talune esenzioni, quali ad esempio: in caso di prodotti destinati all’export; o in caso bevande edulcorate il cui contenuto complessivo di edulcoranti sia inferiore o uguale a 25 gr per litro (se si tratta di prodotti finiti) o a 125 gr per Kg (se si tratta di prodotti predisposti a essere utilizzati previa diluizione). Le diverse sanzioni sono previste in caso di: mancato pagamento dell’imposta, ritardato pagamento dell’imposta, tardiva presentazione della dichiarazione (e ogni altra violazione).

Al di là degli aspetti più tecnici, una cui breve trattazione risulta in ogni caso imprescindibile per avere a mente di cosa si sta discutendo, è importante tenere presente che la scelta di introdurre questa imposta in Italia è il frutto della volontà, a livello europeo, di perseguire un fine ben preciso: combattere l’obesità dilagante, soprattutto tra i giovani e i bambini, causata da una tendenziale malsana alimentazione, e molto rischiosa per la salute presente e futura. Un obiettivo secondario che si intende raggiungere percorrendo questa strada è quello di provare a uniformare il sistema fiscale dei Paesi Membri dell’UE, difatti, imposte che si prefiggono lo stesso scopo sono già presenti in ben oltre 30 Stati europei.

Legge di Bilancio 2020 e Plastic Tax.

Prima di giungere al cuore dell’analisi che si intende svolgere, pare opportuno aprire una breve parentesi riguardo a un’ulteriore imposta introdotta dalla stessa Legge di Bilancio 2020, che può essere considerata metaforicamente “la sorella” di quella in esame: la Plastic Tax. Si tratta di un’imposta del valore fisso di 0,45 centesimi per ogni chilo di prodotti di plastica monouso venduto.

Anche in questo caso, quello che si vuole ottenere è il raggiungimento di un traguardo piuttosto importante per quanto concerne l’interesse della collettività: tentare di salvaguardare l’ambiente, riducendone l’inquinamento. E, ancora una volta, si tratta di una missione comune a tutti i Paesi Membri dell’UE. 

Entrambe le imposte, in ogni caso, non sono ancora entrate in vigore, in quanto la forte pressione proveniente dal settore imprenditoriale ha spinto verso ripetuti rinvii. Ad oggi, sembrerebbe che l’entrata in vigore sia prevista per il 2023.

Effetti a breve e lungo termine della Sugar Tax.

L’astio con cui è stata accolta la Sugar Tax da parte degli imprenditori italiani non è, di certo, totalmente immotivato. Il discorso, infatti, non è la difficoltà di comprendere le ragioni sociali alla base di tale scelta, quanto piuttosto lo scetticismo riguardo all’efficacia della stessa nel combattere i disturbi alimentari che mira ad abbattere, nonché la disperazione innegabile di un settore (quello dei soft drinks) già messo in ginocchio da una pandemia mondiale.

L’impatto del Covid sul consumo dei soft drinks, infatti, è stato a dir poco gravoso, e non servono numeri per provarlo, perché basta pensare alla contrazione dei flussi turistici e al diffondersi dello smart working. Sebbene un po’ di normalità dovrebbe significare una ripresa per i prossimi anni, l’introduzione di questa nuova forma di prelievo fiscale, a dire dei lavoratori del settore, impedirà un ritorno ai livelli pre-Covid.

Un altro punto controverso riguarda poi la sua effettiva necessità, per quanto concerne i risultati, in un Paese come l’Italia. Anche qui c’è un po’ di confusione: tra studi che sembrano dimostrare che gli italiani tendono comunque a prediligere un’alimentazione piuttosto sana, analisi che prevedono uno scarso impatto sul consumatore finale dal punto di vista del prezzo, e dati che sembrano invece allarmare in merito allo stato nutrizionale, soprattutto dei bambini. La vera domanda da porsi è, prendendo per veri ed attendibili questi ultimi risultati, se tassare le bevande edulcorate, dimenticandosi degli alimenti contenenti le stesse sostanze, può essere considerata una scelta saggia e coerente.

Sintesi di un sistema in mutamento?

Al di là dei vari dibattiti su quelli che possono essere i pro e i contro di questa decisione, sta di fatto che è ormai una scelta compiuta (e, si spera, anche ben riflettuta).

La realtà dei fatti è che si tratta di un passo che andava compiuto inevitabilmente, perché è la sintesi di un sistema, non solo fiscale, in mutamento. È la sintesi, cioè, di un sistema Paese che si dirige, o almeno ci prova, verso un processo di armonizzazione sempre più intenso e ampio.

Il difficile trade-off tra sviluppo e sostenibilità: ha senso rimandare ancora?

Quindi ci si sta muovendo, ma verso dove? La domanda è piuttosto semplice, forse proprio per questo la risposta è molto complessa.

Ormai sempre più, le scelte politiche ed economiche intraprese da chiunque sono mosse da due fini: la sostenibilità e lo sviluppo. Ampliare il concetto di sostenibilità, attribuendogli una triplice accezione (economica, ambientale e sociale), è stato il punto di partenza di un percorso intrapreso un po’ di tempo fa. Avere tutto e subito, come si sa bene, non è però possibile, soprattutto quando gli interessi coinvolti sono di una certa portata.

Il punto della questione, quindi, è capire come conciliare la salvaguardia di un ambiente in condizioni degradanti, la ripresa di un’economia in ginocchio e la tutela di diritti sociali indispensabili. Si tratta di un equilibrio che ancora non è stato trovato, e che sicuramente non sarà mai facile da mantenere.

Contestualizzando, è un dato di fatto che nuove entrate per lo Stato italiano potrebbero portare potenziali benefici futuri, ma i soggetti interessati dalle stesse dovrebbero sostenere dei sacrifici e dei costi, molto probabilmente, irrecuperabili. Certamente, tornare sui propri passi è un segno di debolezza e incertezza che non dovrebbero esistere. Per questo, forse, l’opzione rimasta è una sola: sfruttare al meglio il tempo che si ha a disposizione per cercare di capire come prepararsi ad affrontare la nuova sfida, tentando di far leva sui benefici che la stessa può portare con sé.

A volte, il pregiudizio negativo su qualcosa tende ad essere un limite per vederne le potenzialità.

Come sempre, si sceglie di concludere con una domanda, che vuole essere un invito a riflettere: è sempre possibile (e sempre necessario), trovare un perfetto bilanciamento?

(Featured Image Credits: easytaxassistant.it)

About the Author


Mafalda Pescatore

Nata ad Avellino nel 2001. Ha conseguito il doppio diploma ESABAC. Frequenta il corso triennale di economia e management presso la LUISS Guido Carli, a Roma. Innamorata della cultura, da sempre. Particolarmente interessata a tematiche di attualità di natura politico-economica. Nel 2019 ha recensito e giudicato i romanzi iscritti alla finale del Prix Goncourt. Nel 2020 è stata volontaria per l’UNICEF, contribuendo a pubblicizzare il Progetto Pigotta. View more articles. 

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