Pechino Alle Prese Con La Demografia

Dai tempi di Mao, la demografia ha sempre rappresentato un’ossessione (ben fondata) della classe dirigente. Dalla tradizione e modernizzazione prima, ad oggi come impeto di rinascita della Nazione. Perché Pechino non può permettersi un dragone anziano.La popolazione della Cina inizia a diminuire e i leader sono preoccupati

Il governo cinese ha annunciato che permetterà alle coppie residenti nella Repubblica Popolare di avere tre figli, ciò comporterà l’estensione del nucleo familiare senza incontrare restrizioni da parte delle autorità governative. Oltre all’aumento del numero massimo di figli per coppia, saranno varati incentivi economici, assistenziali e normativi per incrementare le dimensioni dei nuclei familiari cercando così di rivoluzionare l’andamento demografico della nazione. Gli obiettivi primari sono due, quelli di porre un freno al rapido invecchiamento della popolazione cinese e alla diminuzione del tasso di natalità.

La politica demografica cinese è una materia di ordine squisitamente strategico perché mira a definire, nell’ordine del possibile, il futuro di una collettività di riferimento avendo come referenti il livello di natalità, il tasso di invecchiamento della popolazione e la distribuzione geografica. Questi elementi sono inscritti nelle membra di una collettività che mira alla sostenibilità economica, politica e militare del proprio futuro. In particolare, la politica demografica cinese ha subito una marcata inversione di rotta dovuta agli errori commessi in passato, inducendo così l’attuale classe dirigente ad un cambio repentino dell’approccio tenuto nei confronti del calo demografico. Tuttavia, la demografia non è una variabile dipendente manipolabile senza margini di errore spesso considerevoli, infatti, nella storia della Cina moderna è stata caratterizzata da notevoli sconvolgimenti strutturali che portarono un paese preindustriale ad una rapida industrializzazione disfunzionale agli andamenti strutturali della popolazione.

È importante considerare l’evoluzione di quanto sopra indicato.  Nel 1949, la Cina Comunista di Mao Tse-tung credeva fortemente nell’idea dell’autosufficienza e del popolo come simbolo della forza. La tradizione era quella delle famiglie numerose fortemente radicate nella visione confuciana che associava la felicità ad una prole numerosa. Furono introdotte forti politiche a favore della natalità: sussidi per i bambini e la proibizione dell’aborto, della sterilizzazione e dei metodi contraccettivi. Inevitabilmente, queste politiche portarono nei decenni successivi ad un incremento demografico notevole ed incontrollato a tal punto da indurre il governo a limitare le nascite già nel 1973. Una popolazione troppo numerosa era interpretata come un limite alla modernizzazione del paese specialmente in relazione ad una disponibilità di superfici coltivabili in rapida diminuzioni o comunque non in grado di assorbire l’esorbitante peso del popolo del dragone.

 Nel 1979 fu introdotta la regola del figlio unico, che consisteva in un insieme di regolamenti atti a controllare la giusta dimensione delle famiglie cinesi: i matrimoni ritardati, le gravidanze posticipate e l’attesa di un periodo abbastanza lungo (quattro o cinque anni) tra un figlio e l’altro, erano gli elementi principali. Inoltre, erano previste sanzioni per le famiglie che volessero avere più di un figlio. Tuttavia, un calo demografico così repentino causato da queste politiche sta portando rischi economici e politici notevoli. Mentre la natalità diminuisce, l’invecchiamento strutturale della popolazione aumenta causando problemi notevoli nel lungo periodo per quanto concerne la sostenibilità del sistema pensionistico, sanitario e del welfare in generale. Inoltre, una popolazione anziana presenta progressivamente indici di consumo decrescenti fino al punto da indebolire le importanti iniziative avviate negli ultimi anni per consolidare il mercato interno cinese, da sempre strumento di influenza anche geopolitica per ogni potenza compiuta. Invece di investimenti, un sistema pensionistico aggravato dall’immensa demografia cinese potrebbe mettere in serie difficoltà il governo che si troverebbe a dover tassare la parte produttiva del paese per sostenere i costi sociali del dirompente declino demografico. La politica dei tre figli mira a correggere la strutturale asimmetria tra campagna e città, dove le aree rurali rimangono principalmente abitate da anziani senza ricambio intergenerazionale. Secondo il censimento nazionale, nel 2020 il numero di abitanti è aumentato leggermente. Tuttavia i nuovi nati sono diminuiti del 18% rispetto al 2019. È il quarto anno consecutivo che il dato registra un trend negativo. Addirittura si stima che nel 2022 la popolazione inizierà a decrescere.

Oltre ad erodere la sostenibilità economica di lungo periodo del paese, la demografia declinante mette a rischio la realizzazione degli obiettivi geopolitici del dragone. Una collettività anziana è meno incline a sopportare i costi della potenza e degli obiettivi militari prefigurati dalla dirigenza cinese, come ad esempio la riconquista di Taiwan entro il 2049. La sfida della demografia è probabilmente una delle più importanti che le classi dirigente cinese deve affrontare per evitare di sperimentare effetti deleteri già nel prossimo futuro. Il benessere e la potenza delle Nazioni si gioca da sempre sul piano del dèmos.

(Featured Image Credits: Il Fatto Quotidiano)

Matteo Urbinati

Nato nell’estate del 1998 a Bologna, fin da piccolo ha nutrito un profondo interesse per tematiche politiche ed economiche. Dopo essersi diplomato al Liceo Scientifico A. Volta di Riccione, ha conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma. Durante questo periodo ha avuto la possibilità di prendere parte ad un progetto Erasmus in Estonia e a lavorare come analista nell’ambito geopolitico e affari militari. Attualmente, frequenta il corso di laurea magistrale in Global Management and Politics della Luiss Guido Carli. I suoi interessi sono da sempre la filosofia teoretica, la storia europea e l’economia. View more articles

Se sei arrivato fin qui significa che apprezzi i nostri contenuti. Aiutaci a migliorarli sostenendo il nostro lavoro anche al costo di un caffè!

Clicca sul link per donare a The Political Corner: https://www.paypal.com/pools/c/8vBpOiZrsC

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: