Nilo Conteso: L’Etiopia E Il Suo “Water Grabbing”

A dieci anni dalla presentazione del progetto della GERD (Grand Ethiopian Renaissance Dam), anche denominata “Grande Diga del Millennio”, le controversie legate alla sua finalizzazione non sembrano attenuarsi. Giusto pochi giorni fa, il Ministro degli Esteri etiopico, Demeke Mekonnen, ha annunciato che Addis Abeba procederà, per il secondo anno consecutivo e come da programma, a riempire la diga, operazione alla quale Egitto e Sudan sarebbero – comprensibilmente, ndr. – contrari.

In un’area già attraversata da conflitti intersezionali ed etnici – non da ultimo quello che continua, nel silenzio della comunità internazionale, nella regione del Tigray –, con il Sudan impegnato a portare avanti una transizione democratica dopo la caduta di Omar al-Bashir, l’ormai decennale contesa per le acque del Nilo costituisce un importante tassello nella destabilizzazione della regione.

Le premesse

Il mastodontico progetto della GERD etiope, portato avanti dal gruppo Webuild, filiale dell’italiana Salini Costruttori S.p.a., una volta completato, è destinato a diventare il più grande impianto idroelettrico dell’intero continente africano, e aumenterà esponenzialmente la capacità energetica dell’Etiopia, dove, ad oggi, circa il 60% della popolazione – 65 milioni di persone, quasi l’equivalente dell’intera popolazione italiana – non ha accesso all’elettricità. L’ultimazione della GERD, che, secondo il Ministero per l’acqua, l’irrigazione e l’energia etiopico, è completa per l’80%, comporterà inoltre un ulteriore ridimensionamento dei rapporti di potere in Africa orientale, con Paesi come l’Eritrea, la Somalia e il Kenya che potrebbero dipendere fortemente dalle esportazioni energetiche dell’Etiopia.

L’annuncio di Addis Abeba, che, per il secondo anno consecutivo, procederà a riempire il bacino della diga, ha nuovamente scatenato le critiche dei Paesi più a valle, preoccupati, in particolare, della gestione futura di eventuali episodi di siccità, che comporterebbero la necessità di concordare chiari piani di azione al fine di garantire un sufficiente afflusso di acqua. L’Egitto, in particolare, deriva più del 90% delle sue risorse idriche dal Nilo, e il funzionamento a pieno regime della Diga del Rinascimento implicherebbe chiare problematiche di approvvigionamento di acqua. Per quanto riguarda il Sudan, in aggiunta alle preoccupazioni legate all’afflusso di acqua a valle, Khartoum preme per la conclusione di un accordo comprensivo riguardante il coordinamento della diga etiope con le proprie dighe, e, in particolare, la Roseires Dam, situata ad appena 100 km dalla GERD. 

Image Credits: The Economist

Il fallimento della diplomazia multilaterale

La mancanza di un accordo vincolante tra le parti è il vero punto dolente della questione. Infatti, nonostante Egitto e Sudan spingano per la conclusione di un accordo comprensivo che regolarizzi l’utilizzo e la gestione della diga da parte dell’Etiopia, Addis Abeba si dice contraria, sostenendo che la Dichiarazione di Intenti firmata nel 2015 dai tre Stati sia sufficiente. In più, Egitto e Sudan oppongono l’entrata in vigore dell’accordo di Entebbe, un accordo di cooperazione elaborato nell’ambito della Nile Basin Initiative, un partenariato tra tutti i dieci Paesi rivieraschi (Egitto, Sudan, Sud Sudan, Etiopia, Kenya, Uganda, Ruanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo e Tanzania). In particolare, Sudan ed Egitto criticano fortemente l’accordo, sulla base del fatto che modificherebbe i diritti di utilizzo e la ridistribuzione delle risorse idriche tra i vari Paesi (l’accordo di Entebbe subentrerebbe, infatti, ad un accordo bilaterale tra Egitto e Sudan, che dava al Cairo diritto a 55.5 miliardi di m3 d’acqua l’anno, e a Khartoum 18.3 miliardi di m3).

I molteplici tavoli di mediazione tra Etiopia, Sudan ed Egitto, in cui sono intervenuti, tra gli altri, USA, Banca Mondiale e Unione Africana – l’ultimo dei quali svoltosi a Kinshasa ad aprile 2021 –, si sono sempre rivelati un fallimento. 

Image Credits: Omar Dafallah/Dabanga News

Scenari futuri

La situazione tra i tre Paesi è potenzialmente esplosiva; il controllo delle risorse naturali, in un’epoca caratterizzata da cambiamenti climatici e ricomposizione degli equilibri internazionali, sarà probabilmente centrale negli ultimi anni. Da un lato, l’influenza etiopica nel Corno d’Africa, regione altamente strategica in quanto porta d’accesso al canale di Suez e, di conseguenza, al Mar Mediterraneo, già nelle mire cinesi ed emiratine– basti pensare ai massicci investimenti di Pechino ed Abu Dhabi nei porti di Gibuti, Doraleh e Berbera –, potrebbe ulteriormente aumentare. Dall’altro, sembra ormai cementificata l’alleanza tra Sudan ed Egitto, impegnati, proprio in questi giorni, in congiunte esercitazioni militari (l’operazione “Guardiani del Nilo”, nome emblematico ndr.), che hanno l’obiettivo di “rafforzare le relazioni bilaterali e le strategie comuni al fine di affrontare le minacce alle quali entrambi i Paesi sono sottoposti”. In più, l’emergenza umanitaria in Tigray, con decine di migliaia di cittadini tigrini che si sono rifugiati in Sudan e Sud Sudan, gli sporadici scontri in Darfur – intensificatisi negli ultimi mesi –, che contribuiscono a rendere l’area altamente insicura, e la diatriba di confine tra Sudan ed Etiopia riguardante il triangolo di al-Fashaga, contribuiscono a destabilizzare una situazione già altamente critica. 

Che una “guerra per l’acqua” sia imminente?

(Featured Image Credits: Eduardo Soteras/AFP)

About the author

Angela Venditti 

Nata a Foggia nel 1999, nutre un profondo interesse per le relazioni internazionali, la cooperazione allo sviluppo e la geopolitica. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche nell’estate 2020, ed è attualmente studentessa del corso di laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Complice la partecipazione al progetto Erasmus all’Institut d’Études Politiques SciencesPo Paris, ha potuto approfondire tematiche legate al continente africano, diventato fonte di interessanti spunti e ricerche. È amante della letteratura francese e delle lingue, ed è grande appassionata di F1. View more articles.

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