È Giunta l’Ora dell’Indipendenza Scozzese?

Il 6 maggio vedrà milioni di cittadini britannici tornare alle urne per la prima volta dal 2019, tra seggi distanziati, scrutatori vaccinati e voti postali. Una moltitudine di elezioni si terrà attraverso le varie province del Regno Unito, in uno scenario politico scosso da scandali, proteste, controversie e in alcuni casi violenze vere e proprie. Orientarsi in questa caotica realtà, ricca allo stesso tempo di complessità locali e di problematiche di portata globale, può risultare quasi impossibile, e molte sono le elezioni che attraggono l’attenzione (basti pensare al Sindaco di Londra, o al Senato gallese), ma una in particolare potrebbe avere ripercussioni storiche sul futuro del Regno Unito, e dell’Europa in generale.

L’elezione del Parlamento scozzese, infatti, ha il potenziale di riconfigurare entrambe le Unioni, e potrebbe a sua volta portare a cambiamenti epocali in Irlanda e Irlanda del Nord.

Come approcciare dunque il mondo della politica di Edimburgo, e quali sono le sue relazioni con Westminster?

Un utile punto di partenza è costituito dalle elezioni del 2011, le prime a segnare un momento di rottura netto con il passato. L’ascesa dello Scottish National Party (o SNP, il partito nazionalista scozzese che persegue l’indipendenza dal Regno Unito), cominciata negli anni ’70 – la campagna “It’s Scotland’s Oil!”, incentrata sulle riserve petrolifere del Mare del Nord, valse all’SNP le sue prime vittorie significative – culminò infatti proprio nel 2011, quando il SNP ottenne una storica maggioranza assoluta dei seggi, e quindi fu in grado di costituire un governo monocolore guidato da Alex Salmond. Alla parabola ascendente dei nazionalisti corrispose un declino drammatico per il partito laburista, abituato fino a quel momento a considerare la Scozia una roccaforte quasi inespugnabile.

Fin dalla creazione del Parlamento scozzese (avvenuta per mano di Tony Blair, Primo Ministro britannico esponente del New Labour), infatti, i laburisti avevano governato in colazione con i liberaldemocratici, tracciando un parallelo con il loro tradizionale monopolio nell’elezione dei Membri del Parlamento scozzese nella camera dei Comuni — monopolio che è stato anch’esso recentemente eroso dalle vittorie dei nazionalisti.

I vari leader che si sono succeduti alla guida dei laburisti scozzesi hanno adottato strategie diverse per contrastare quello che ormai potrebbe apparire come il tramonto definitivo del loro partito. Anas Sarwar, succeduto al “Corbynista” Richard Leonard a sole dieci settimane dalle elezioni, ha scommesso sull’effetto COVID-19: gran parte della sua strategia riguarda infatti questioni di ripartenza economica e di sanità pubblica, in un tentativo di distanziarsi dallo spinoso problema dell’indipendenza.

La leadership dell’SNP è rimasta invece saldamente concentrata sulla questione; tuttavia, un referendum sull’indipendenza tenutosi nel 2014 si è rilevato prematuro, risultando in una vittoria per gli unionisti (con circa il 55% delle preferenze), e spingendo Alex Salmond a rassegnare le sue dimissioni. A succedergli è stata l’attuale First Minister, Nicola Sturgeon, che pur mantenendo l’indipendenza come punto focale del suo manifesto, si è impegnata con eguale dedizione nel realizzare la delicata transizione da partito tradizionalmente di opposizione a partito di governo: l’ottima gestione di tale manovra le è valsa la rielezione nel 2016, anche se con una maggioranza relativa dei seggi. Il focus sul “buon governo” da parte di Nicola Sturgeon e i suoi ministri, ad ogni modo, sembra aver avuto effetto anche sulla questione dell’uscita dal Regno Unito: secondo alcuni recenti opinion poll, infatti, un numero significativo di scozzesi si dichiara ora disposto a considerare l’idea dell’indipendenza. Fattore da tenere in considerazione è anche la Brexit: il voto scozzese indicava una preferenza netta per la permanenza, e la sensazione di essere stati “ignorati” da Londra, e trascinati in un’ordalia durata tre anni che ha portato a risultati incerti è ben presente, e potrebbe aver spinto molti a riconsiderare l’opzione indipendentista.

L’attesa per un secondo referendum, dunque, è palpabile. Tuttavia, le chances di un vero e proprio voto come quello del 2014 rimangono molto basse.

Dato che in materia costituzionale il Parlamento britannico rimane sovrano, il governo scozzese non ha basi legali sufficienti per indire un secondo referendum di sua iniziativa, e il Prime Minister Boris Johnson non sembra intenzionato a concederlo. La speranza di Nicola Sturgeon, invece, è che le elezioni del 2021 risultino in una maggioranza schiacciante per l’SNP, e possano dunque essere viste come una sorta di referendum “implicito”.

Tale strategia, però, non sembra aver convinto tutti i membri del partito, e pericolose crepe sembrano apparire tra il First Minister e alcuni degli elementi più radicali dell’SNP, che spingono per un secondo voto anche laddove questo non venga concesso da Londra. A preoccupare i critici di questa opzione è spesso il possibile parallelo con la Catalogna, che porterebbe a conseguenze difficili da prevedere. Qualora infatti il neonato Stato scozzese (pur ammettendo che il Parlamento Britannico si rassegnasse ad accettare la decisione) decidesse di rientrare nell’Unione Europea, appare molto probabile che la Spagna bloccherebbe qualsiasi tentativo di accesso (ogni Stato membro ha poteri di veto) per non incoraggiare i separatisti catalani o baschi.

Per gli esponenti “estremisti” dell’SNP che intendessero comunque perseguire a tutti i costi l’opzione di un secondo referendum, rimane aperta la possibilità di lasciare Nicola Sturgeon ed unirsi ad Alba. Alba è infatti un partito dedicato quasi esclusivamente a perseguire l’indipendenza in modo diretto, essendo stato fondato nel 2021 da Alex Salmond dopo una rottura con l’SNP. Coinvolto in una serie di inchieste a dir poco nebulose e contorte, Salmond è stato assolto e ha successivamente lanciato Alba, nella speranza di allargare la faglia tra le varie fazioni presenti nell’SNP e attirare così alcuni parlamentari nella sua orbita. Tuttavia, gli ultimi sondaggi sembrano indicare livelli di supporto modesti in vista delle prossime elezioni, cementando il vantaggio di Nicola Sturgeon sul suo ex mentore.

A completare il quadro, infine, sono i conservatori scozzesi, fermamente intenzionati a rifiutare qualsiasi proposta di indipendenza. Facendo da tramite tra il governo di Boris Johnson e il Parlamento scozzese, i conservatori tendono ad evidenziare i potenziali costi di una eventuale separazione dal Regno Unito, tra i quali figurano, ad esempio, il problema della valuta (la sterlina, coniata dalla Bank of England, non potrebbe essere adottata unilateralmente dalla Scozia), quello della monarchia, e quello della difesa — la Scozia è infatti sede di importanti basi militari, tra le quali figura il complesso gestito dalla Royal Navy a Clyde, ospitante una flotta di sommergibili armati con testate nucleari, che per ovvie ragioni non possono essere facilmente trasferiti altrove.

Saranno dunque in molti ad attendere con ansia le elezioni del 6 Maggio, dalla Regina Elisabetta a Nicola Sturgeon, passando per personalità di rilievo quali la star del tennis Andy Murray, il regista di fama mondiale Ken Loach (entrambi pro indipendenza) o Bill e Hillary Clinton (contro l’indipendenza), oltre a milioni di cittadini scozzesi e britannici direttamente coinvolti, e, ovviamente, al team del Political Corner.

(Featured Image Credits: Canva)

About the Author


Luca Venga

Nato a Rieti nel 1999, da sempre si interessa di storia, geopolitica e relazioni internazionali. Dopo aver vissuto negli Stati Uniti e in Germania, dove consegue l’International Baccalaureate Diploma, si trasferisce a Manchester per frequentare il corso di laurea triennale in Politics and International Relations presso la University of Manchester (ottenendo il Leadership Award per l’anno accademico 2020/21). Affascinato da lingue e culture diverse, ama leggere e viaggiare, dedicandosi ad esperienze di volontariato quali il Tanzania Project e il Community Mapping Project Uganda. View more articles

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