Prudenza E Fiducia: Il Compromesso Che Fa Tornare La Politica

Tra un pizzico di ottimismo e le immancabili accese discussioni, gli ultimi giorni si portano dietro i primi forti segnali positivi di questo periodo che sta mettendo tutti alla prova, soprattutto dal punto di vista psicologico. Sono i giorni in cui le vaccinazioni procedono ad un ritmo spedito, in cui finalmente l’Europa accende il semaforo verde per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e i primi giorni in cui la maggior parte dell’Italia ritorna in zona gialla.

Gli italiani ormai non vedono l’ora di potersi presto riabbracciare e tornare magari a vedere i sorrisi dei propri cari nascosti dietro le mascherine. Se c’è un qualcosa, però, che ha già iniziato ad abbassare la maschera che la teneva bloccata e la rendeva irriconoscibile, quel qualcosa è la politica. Infatti l’Italia è tornata con autorevolezza a pianificare il suo futuro: abbiamo un vero Piano vaccini, un vero Piano di ricostruzione e un vero Piano di riaperture. Non è nostro compito giudicare se questi piani siano giusti o sbagliati ma di certo sembra apparentemente tramontata l’era della politica dell’ultimo secondo e della rincorsa ai problemi.

Piano vaccinale

Le ultime settimane hanno visto un’accelerazione importante sul fronte vaccini che fa sperare tutti, grandi e piccoli, categorie fragili e non, chi non vede l’ora di rimettersi in viaggio in una dimensione che tutti sogniamo da più di un anno: la normalità.

I vaccini sono il percorso obbligato per la normalità, come sappiamo da tempo, e se l’arrivo del nuovo vaccino a mRna CureVac (già sotto revisione dell’Ema) fa sperare tutto il mondo, in Italia possiamo intanto apprezzare l’oggettivo cambio di passo messo in campo dal generale Figliuolo che, infatti, oggi è al centro delle polemiche soltanto per il dibattito apertosi sulla sua divisa.

Tuttavia, anche questo piano vaccinale si scontra con delle forti contraddizioni. Come, d’altronde, è possibile affermare in merito all’intero settore sanitario italiano. Potremmo stare ore, giorni, mesi e anche anni a girare intorno a questo problema, ma tutto ci riconduce in qualche modo al Titolo V. Ad oggi la sanità nel Paese continua a viaggiare su strade completamente diverse, a velocità diverse e con tipi di organizzazione diversi. Ci sono, purtroppo, situazioni fuori controllo al limite della decenza. La speranza, dopo questo anno, è che sia maturata la consapevolezza che per essere Italia, una e indivisibile, su quella parte della Costituzione bisogna tornarci con determinazione.

Recovery Plan

Il punto cardine dell’agenda politica, il piano di spesa più importante degli ultimi 40 anni, ha fatto emergere l’autorevolezza e la stima acquisita da Mario Draghi a livello internazionale.

La settimana scorsa è stato finalmente approvato, nel Consiglio dei Ministri, il PNRR, ma il percorso non è stato, come ci si aspettava, semplice. Bisogna ricordare, anche per fare chiarezza, che i soldi non ci sono stati mandati l’anno scorso come qualcuno si ostina a scrivere e/o pensare. Ad un valore totale di fondi riconosciuti all’Italia sulla base dei danni subiti dalla pandemia, avrebbe dovuto infatti corrispondere un piano serio, credibile, che desse una visione chiara dell’Italia che immaginiamo tra 20/30 anni. Altrimenti, niente fondi.

Mentre il CDM della scorsa settimana continuava a slittare dalla mattina alla sera e i partiti discutevano in modo acceso su alcuni dettagli del piano, il presidente Draghi era al telefono con Ursula von der Leyen e il suo vice Valdis Dombrovskis. L’elemento interessante è che le preoccupazioni legittime della Presidente della Commissione Europea siano state smussate dal “garantisco io” del premier italiano, davanti al quale probabilmente nessuno avrebbe potuto negare il placet.

Il PNRR è sicuramente un grande banco di prova per il premier, che vuole e deve uscirne da vincitore, mentre in molti iniziano già a domandarsi chi garantirà sulle riforme quando il Presidente Draghi non sarà più a Palazzo Chigi.

Piano riaperture

Sono questi anche i primi giorni in cui la maggior parte d’Italia è passata in zona gialla. Difficile già da ora provare a fare un bilancio della situazione e anche delle reazioni, però sicuramente c’è un po’ più di fiducia. Il mix positivo tra l’avanzata della vaccinazione di massa e l’arrivo dell’estate fa riemergere qualche primo segnale di ottimismo. Un ottimismo che Mario Draghi vuole ripagare con una reale uscita dalla pandemia.

E proprio questo si riesce a vedere attualmente nel piano di riaperture: il premier non vuole fare avanti e indietro con l’apri e chiudi visto finora, vuole anzi che le riaperture siano un processo irreversibile. Per questo motivo il decreto 26 aprile porta con sé una novità assoluta, ovvero un vero e proprio calendario con misure distribuite nel tempo (ovviamente con riferimento alle zone gialle). Una delle misure più interessanti sarà il green pass (la certificazione verde) che comproverà “lo stato di avvenuta vaccinazione o guarigione dall’infezione, oppure l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo” che servirà per spostarsi nelle zone arancioni e rosse.

Netto cambio di passo anche su scuole e università, alle quali dopo un anno si riconosce una forte e importante funzione sociale: saranno prioritariamente in presenza nelle zone gialle e arancioni e con modalità miste nelle zone rosse. Un segnale importante per un Paese che deve riscoprire la bellezza e la necessità di ripartire dalla cultura e dalla formazione.

Non mancano forti tensioni nella maggioranza per quanto riguarda il mantenimento del coprifuoco alle ore 22, con la Lega di Matteo Salvini che addirittura ha lanciato una raccolta firma per abolirlo. Mossa strana per un partito che comunque fa parte della maggioranza, anche se rimangono forti dubbi sull’effettiva utilità del coprifuoco in un momento in cui si dà la possibilità ai ristoratori di tenere aperto a cena. Tutto questo fa presumere ovviamente che la volontà del premier Draghi sia quella di non dare inizialmente l’idea di un “liberi tutti” e di creare le condizioni per una graduale cancellazione – anche questa irreversibile – del coprifuoco, che secondo molti potrebbe avvenire già tra fine maggio e giugno e non il 31 luglio come riportato dai giornali.

Non ci resta quindi che rispettare le regole e accogliere il compromesso di fiducia e prudenza che ha lanciato il Presidente del Consiglio dei Ministri. La luce in fondo al tunnel forse comincia a vedersi davvero.

(Featured Image Credits: Today.it)

About the Author


Francesco Palermo

Nato a Soveria Mannelli nel 2000, è appassionato di politica italiana ed è profondamente europeista. Attualmente frequenta il corso di laurea triennale in Economia presso l’Università della Calabria, dove è anche impegnato nella rappresentanza studentesca. È amante della musica e della letteratura. View more articles. 

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