Politica Estera in Pillole

Politica Estera in Pillole, la rubrica di The Political Corner, diventa bimensile! Pensata per funzionare come una newsletter, la rubrica è curata da due autrici specializzate nelle relazioni internazionali che presenteranno e analizzeranno i principali eventi di politica estera dalle macroaree del mondo. Buona lettura!


27 febbraio 2021 — 12 marzo 2021


Nord America EuropaSud AmericaAfricaMedio OrienteAsia-Pacifico


NORD AMERICA

USA: il Presidente Biden firma lo storico piano di aiuti anti-Covid – 11 marzo

Image Credits: NSA/Al Drago / POOL

Questo giovedì, con un giorno di anticipo, il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha firmato uno storico piano di aiuti per far fronte alla crisi economica dovuta alla pandemia da Covid-19. Con un valore totale di 1900 miliardi di dollari, il pacchetto prevederebbe tra le varie misure aiuti diretti a 160 milioni di cittadini americani per stimolare l’economia e, secondo quanto dichiarato dallo stesso presidente, “ricostruire la spina dorsale del Paese“. Si prevede, infatti, che questi aiuti economici possano favorire un aumento del Pil americano del 5-6% nell’arco dei prossimi tre anni.

George Floyd: ripristinata accusa di omicidio di terzo grado contro ex-poliziotto – 11 marzo

Questo giovedì, un giudice del Minnesota, accettando la richiesta dei procuratori, ha reintrodotto l’accusa di omicidio di terzo grado contro Derek Chauvin, l’ex-poliziotto colpevole della morte di George Floyd. Questo capo di accusa, che implicherebbe la dimostrazione di una “sconsiderata indifferenza per la vita umana” e che rafforzerebbe la possibilità che Chauvin venga condannato, si aggiunge a quello di omicidio di secondo grado e omicidio colposo.

Image Credits: EPA/CRAIG LASSIG

EUROPA

Grecia: scontri tra polizia e giovani per episodio di police brutality – 9 marzo

Image Credits: REUTERS/Alkis Konstantinidis

Violenti scontri si sono registrati lo scorso 9 marzo nelle strade della captale greca, Atene, tra le forze di polizia e giovani manifestanti. Il motivo principale delle proteste è da ricercare nella diffusione di un video sui social media, dove è possibile vedere un poliziotto, che pattugliava l’area per verificare il rispetto delle restrizioni in vigore a causa della pandemia di Coronavirus, picchiare un ragazzo con un bastone. Questa nuova manifestazione, che ha visto ben 5000 ragazzi scendere in piazza e ingaggiare scontri con la polizia, va ad aggiungersi alle numerose altre proteste svoltesi nello Stato greco dall’inizio della pandemia. In particolare, la situazione è diventata insostenibile dopo che, lo scorso luglio, il Parlamento di Atene ha approvato una risoluzione, criticata, tra gli altri, da Amnesty International, che proibisce l’organizzazione di manifestazioni se ritenute una minaccia per la sicurezza pubblica.

Svizzera: referendum per il “burqa ban” – 7 marzo

Il 51.2% di cittadini svizzeri ha votato a favore del divieto di coprirsi integralmente il viso. Sebbene la proposta fosse espressa in maniera molto generale (“yes to a ban on full faccian coverings”), la stampa e la politica hanno subito polarizzato il discorso, rinominando la risoluzione “burqa ban“, e promuovendo slogan e manifesti come “fermate l’Islam radicale!”, oppure “dite no ad un’assurda, inutile ed islamofobica legge anti-burqa!”. L’approvazione della proposta ha scatenato numerose critiche, non solo relative al legame tra laicismo e libertà religiosa — tematica già affrontata in altri Paesi europei, come Francia, Olanda, Austria e Bulgaria, che hanno simili legislazioni in vigore —, critiche che in Svizzera erano state sollevate anche nel 2009, quando un altro referendum aveva proibito la costruzione di nuovi minareti, ma anche alla tempistica di tale voto. A causa del Covid-19, è infatti obbligatorio in certe circostanze coprirsi il volto per indossare una mascherina (tuttavia, tra le eccezioni al divieto, anche quella per ragioni di salute e sicurezza).

Image Credits: Fabrice COFFRINI / AFP)

Vaccini AstraZeneca: Italia blocca l’esportazione verso l’Australia – 4 marzo

Image Credits: Alessandra Tarantino/AP

 

L’Italia è il primo Paese UE a sospendere l’export di stock di vaccini prodotti su territorio europeo — in questo caso italiano — ad uno Stato terzo. Nello specifico, il Governo di Roma ha notificato alla Commissione europea — che ha, in seguito, condiviso e appoggiato la posizione italiana — la volontà di sospendere l’esportazione di 250.000 dosi di vaccino AstraZeneca destinate all’Australia, sulla base del “meccanismo temporaneo di trasparenza e autorizzazione” (Temporary transparency and authorisation mechanism) approvato dalla Commissione europea a fine gennaio 2021. La creazione di un tale strumento, attivato per la prima volta dall’Italia in questa occasione, ha fatto seguito ai numerosi ritardi nelle forniture vaccinali da parte dei produttori, e ha come principale obiettivo quello di promuovere la trasparenza e il rispetto degli obblighi contrattuali tra l’UE e i suoi Stati membri e le aziende produttrici di vaccini. Da questo meccanismo sono escluse le esportazioni verso i Paesi a reddito medio-basso che fanno parte dello schema COVAX, sebbene il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, abbia contestato questa decisione, ritenendola “intempestiva” e contraria all’obiettivo europeo di proseguire speditamente nella campagna vaccinale. La reazione dell’Australia alla decisione italiana è stata relativamente moderata: il Governo di Canberra ha infatti riconosciuto la situazione drammatica in cui verte la penisola, sottolineando la media italiana di 300 morti per Covid-19 al giorno. Tuttavia, Canberra ha chiesto alla Commissione di rivedere la propria decisione.


SUD AMERICA

Honduras: processo contro il Presidente Hernandez per traffico di droga – 11 marzo

Il processo contro il Presidente dell’Honduras in carica dal 2014, Juan Orlando Hernandez, è cominciato questo lunedì a New York, avviato da diversi procuratori statunitensi. Infatti, il nome Hernanedz apparirebbe frequentemente nei documenti della causa intentata contro Geovanny Fuentes Ramirez, narcotrafficante honduregno arrestato a Miami. L’accusa presentata dai procuratori contro il Presidente Hernandez sarebbe quindi quella di aver dato sostengo e protezione a narcotrafficanti con l’aiuto dei militari e delle forze dell’ordine nazionali. Hernandez ha respinto pubblicamente tutte le accuse.

Image Credits: Reuters/J. Cabrera

Brasile: sentenza favorevole della Corte Suprema, Lula alle presidenziali 2022? – 8 marzo

Image Credits: Amanda Perobelli/Reuters

Questo lunedì, un giudice della Corte Suprema del Brasile, Edson Fachin, ha annullato la condanna in primo grado del 2017 ai danni dell’ex-Presidente Luiz Inácio Lula da Silva, accusato di corruzione. Tale decisione, da sottoporre alla verifica dell’intera Corte Suprema, significherebbe per l’ex leader il ripristino dei diritti politici e la possibilità di presentarsi alle elezioni presidenziali previste per il 2022. Lula ha parlato ai media questo mercoledì nella prima conferenza stampa dopo la decisione del giudice Fachin, tenutasi presso la sede del sindacato dei lavoratori metalmeccanici di São Bernardo do Campo, nella periferia di San Paolo. In occasione della conferenza, l’ex-Presidente non ha confermato né escluso l’ipotesi di una ricandidatura nel 2022 e ha fortemente attaccato Bolsonaro sulla gestione della pandemia e della ripresa economica.  

Proteste in Paraguay: il Presidente chiede le dimissioni del governo – 6 marzo

Negli ultimi giorni, diversi protestanti paraguaiani hanno messo a ferro e fuoco la capitale Asunción per denunciare la profonda crisi che sta interessando il Paese a causa della pandemia da COVID-19. Tra negozi saccheggiati e automobili date alle fiamme, non si è fatto attendere l’intervento delle forze dell’ordine, che hanno risposto con proiettili in gomma e gas lacrimogeni. Il Presidente del Paraguay, Mario Abdo Benitez, fortemente criticato dai manifestanti, che ne hanno quindi richiesto le dimissioni, ha invece annunciato di aver chiesto a tutti i ministri di rinunciare alla propria carica. Tra questi, il ministro della Salute Julio Mazzoleni aveva già rassegnato le proprie dimissioni venerdì 5 marzo.

Image Credits: Cesar Olmedo/Reuters

 


AFRICA

Senegal: più di 10 giorni di proteste per l’arresto del candidato dell’opposizione Sonko – 11 marzo

Image Credits: REUTERS/Zohra Bensemra

Il 4 marzo scorso, il leader del partito di opposizione senegalese Pastef (“Patriotes du Sénégal pour le Travail, l’Étique et la Fraternité”), Ousmane Sonko, è stato arrestato per disturbo dell’ordine pubblico mentre si recava in tribunale per affrontare le accuse di stupro a lui rivolte. Il motivo dell’arresto, tuttavia, è da ricercare nella quantità di persone che seguiva il suo convoglio, che ha ingaggiato scontri con le forze di polizia. Le proteste, che sono continuate durante la detenzione di Sonko, sono state inoltre incoraggiate dal Mouvement pour la Défense de la Démocratie (M2D), un’alleanza dei partiti e dei movimenti di opposizione, di cui fa parte anche il Pastef di Sonko. Le ragioni alla base delle proteste sono sia economiche che politiche; infatti, la situazione economica derivante dalla pandemia di Covid-19 ha avuto pesanti ripercussioni sulle condizioni di vita dei cittadini, di cui quasi il 40% vive sotto la soglia di povertà. Inoltre, l’arresto di Ousmane Sonko sembrerebbe avere forti implicazioni politiche, dato che una sua condanna avrebbe potuto impedirgli di partecipare alle elezioni presidenziali del 2024, eliminando il principale oppositore dell’attuale Presidente Macky Sall, che, sulla base delle norme costituzionali senegalesi, in teoria non potrebbe correre per un terzo mandato. L’8 marzo scorso, Sonko è stato rilasciato, accusando tuttavia Sall di volerlo estromettere dalla vita politica del Paese — ha infatti affermato che le accuse di stupro sono state fabbricate per motivi politici —, e incoraggiando i manifestanti ad organizzare proteste pacifiche e continuare a scendere in piazza. Sonko ha inoltre scritto in un tweet: “Non vogliamo assumerci la responsabilità di compromettere la nostra democrazia. Ma, siamo chiari, la rivoluzione è in marcia verso il 2024“. L’11 marzo, il Presidente Macky Sall ha inaugurato un giorno di lutto nazionale per le vittime delle proteste.

Programma COVAX: primi vaccini arrivano sul territorio africano – 11 marzo

Il 26 febbraio scorso, il Ghana e la confinante Costa d’Avorio sono stati i primi due Paesi al mondo a ricevere dosi di vaccino grazie al programma di solidarietà internazionale COVAX, volto a garantire l’accesso equo al vaccino anti-Covid anche ai Paesi più poveri. Il Ghana ha ricevuto 600.000 dosi del vaccino AstraZeneca — la popolazione totale ghanese ammonta a quasi 30 milioni di persone —, mentre la Costa d’Avorio — 25 milioni di abitanti — 504.000. Entrambi i Paesi stanno già procedendo con la campagna vaccinale. A ricevere dosi di AstraZeneca anche l’Angola (2 marzo), il Kenya (2 marzo), la Nigeria (2 marzo), il Malawi (5 marzo), l’Uganda (5 marzo), il Togo (7 marzo), la Sierra Leone (8 marzo) e il Benin (11 marzo).

Image Credits: AP Photo/Diomande Ble Blonde

Crisi del Tigray: truppe eritree possibilmente colpevoli di crimini di guerra e crimini contro l’umanità – 10 marzo

Image Credits: EDUARDO SOTERAS / AFP

Il 26 febbraio, Amnesty International aveva già reso pubblico un rapporto che denunciava ampie violazioni di diritti umani perpetrate dalle truppe eritree il 28 e 29 novembre scorsi, quando nella città etiope di Axum si era consumato il massacro di centinaia di civili. Rispettivamente il 5 e il 6 marzo, anche l’ONU e Human Rights Watch (HRW) hanno denunciato possibili crimini di guerra e crimini contro l’umanità compiuti dall’Eritrea nel conflitto in Tigray. In particolare, si è fatto riferimento a uccisioni indiscriminate, uccisioni extragiudiziali e abusi sessuali. Tuttavia, il governo centrale di Addis Abeba ha sollevato dubbi sulle denunce internazionali, attaccando Amnesty International di contribuire alla “disinformazione e alla propaganda del TPLF (Tigray’s People Liberation Front)”. Inoltre, il governo di Asmara continua a negare ogni tipo di coinvolgimento nel conflitto. In più, l’11 marzo, il Segretario di Stato USA Anthony Blinken ha denunciato atti di pulizia etnica nella regione del Tigray.


MEDIO ORIENTE

Si intensificano le tensioni fra Huthi e Arabia Saudita – 7 marzo

Continuano le tensioni fra il gruppo militare antigovernativo yemenita degli Huthi e l’Arabia Saudita. Quest’ultima ha infatti intrapreso un’offensiva questa domenica contro alcuni obiettivi militari degli Huthi a Sana’a e in altre regioni yemenite. Questo intervento sarebbe la risposta saudita a 10 droni lanciati poco prima dagli Huthi contro obiettivi civili , ma distrutti prima dell’impatto. In ogni caso la reazione del gruppo militare yemenita non si è fatta attendere. La controffensiva è stata infatti lanciata subito dopo, con l’utilizzo di missili balistici e droni, contro il cuore dell’industria petrolifera saudita. È stata infatti colpita la struttura di Saudi Aramco, azienda nazionale di idrocarburi, presso la città di Ras Tanura, insieme ad altri obiettivi militari, secondo quanto dichiarato dagli stessi Huthi, nelle città di Dammam, Asir and Jazan.

Image Credits: Khaled Abdullah/Reuters

L’ICC apre un’indagine su crimini di guerra nei territori palestinesi occupati – 3 marzo

Image Credits: AP Photo/Peter Dejong

Il procuratore capo dell’International Criminal Court (ICC) dell’Aia, Fatou Bensouda, ha annunciato l’avvio dell’inchiesta su potenziali crimini di guerra perpetrati nei territori palestinesi occupati. Questa azione giuridica è stata accolta positivamente da Hamas e dall’ANP, Autorità Nazionale Palestinese, che ha descritto l’avvio dell’inchiesta come un “passo lungamente atteso” a sostegno della “strenua ricerca di giustizia portata avanti dalla Palestina”. Sicuramente diversa la risposta di Israele: Netanyahu ha infatti sostenuto che la decisione presa dall’ICC rappresenta “l’essenza dell’antisemitismo”. Tale posizione di Israele è stata poi sostenuta dal Segretario di Stato degli Stati Uniti, Anthony Blinken, che ha messo in discussione la giurisdizione dell’ICC, poiché Israele stesso non aderisce allo Statuto della Corte, e ha confermato l’opposizione degli USA alla decisione dell’ICC.


ASIA-PACIFICO

Continuano gli scontri tra esercito e manifestanti in Myanmar: Amnesty International denuncia la “furia omicida” dei militari – 11 marzo

Da quasi un mese e mezzo il Myanmar è terreno di scontri tra l’esercito e le forze di polizia e i manifestanti. Dall’inizio delle proteste sono stati uccisi più di 60 cittadini e detenuti almeno 2000. Dopo l’ennesima giornata di proteste, e l’uccisione di altri 7 cittadini, Amnesty International ha denunciato la “furia omicida” dei militari, che, sulla base dei report dell’organizzazione, utilizzerebbero mitragliatrici, fucili da cecchino e fucili semi-automatici per sedare le proteste. Le accuse di Amnesty seguono di un giorno la condanna internazionale dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza, che “chiede che i militari esercitino la massima moderazione e sottolinea che sta seguendo da vicino la situazione”.

Image Credits: REUTERS/Stringer

India: Rohingya rischiano il rimpatrio in Myanmar – 11 marzo

Image Credits: AP Photo/Channi Anand

L’8 marzo, le autorità amministrative della regione indiana del Kashmir hanno ordinato alle forze di polizia di identificare i membri della comunità Rohingya residenti illegalmente nella periferia della città di Jammu. Più di 160 persone sono state arrestate e portate nella prigione di Hiranagar, da dove pare verranno rimpatriati in Myanmar. La minoranza musulmana dei Rohingya, rifugiata in numerosi Paesi dell’area sud-asiatica, è stata oggetto di un genocidio da parte dalle autorità birmane; l’India ospita più di 40.000 rifugiati Rohingya. L’11 marzo, ulteriori 88 Rohingya sono stati arrestati, mentre manifestavano davanti agli uffici dell’UNHCR a Nuova Delhi.

Filippine: il Presidente Rodrigo Duterte ordina di uccidere i ribelli comunisti – 7 marzo

Il 6 marzo scorso, il Presidente filippino Rodrigo Duterte — già tristemente famoso per la sua celebre “guerra alla droga”, che, secondo organizzazioni a sostegno dei diritti umani, avrebbe causato la morte di almeno 12.000 persone —, ha ordinato di porre fine alla resistenza dei ribelli comunisti, che dal 1968 si oppongono al potere governativo. Duterte ha infatti affermato: “ho comunicato all’esercito e alle forze di polizia che, nel caso in cui si trovassero in un incontro armato con i ribelli comunisti, hanno l’ordine di ucciderli, di assicurarsi che siano davvero morti e finirli se sono vivi. Assicuratevi solo di restituire i loro corpi alle famiglie. Dimenticatevi dei diritti umani. Questi sono i miei ordini. Sono disposto ad andare in carcere, non è un problema. Non ho alcuno scrupolo a fare ciò che devo fare.”. In seguito a tali parole, 9 attivisti sono stati uccisi dalle forze di polizia. Secondo organizzazioni non-governative attive nelle Filippine, gli ordini di Duterte potrebbero non limitarsi ai ribelli comunisti, ma estendersi anche ad attivisti per i diritti umani e oppositori del governo. L’ONU ha subito condannato le azioni del governo filippino.

Image Credits: EPA

About the Authors


Valeria Pia Soricelli

Nata a Benevento nel 1998, è appassionata di geopolitica e relazioni internazionali, con particolare interesse verso il Medio Oriente. Ha conseguito il diploma di maturità classica e la laurea triennale in Scienze Politiche. Attualmente è studentessa del corso magistrale in International Relations presso la LUISS Guido Carli e sta svolgendo il tirocinio nella sezione Relazioni Bilaterali dell’Ambasciata Britannica di Roma. Ha inoltre partecipato al programma Erasmus+ presso l’Institut d’études politiques Sciences Po Paris. Da includere tra le sue varie passioni anche la musica rock, il canto e il cinema francese. View more articles. 

 

Angela Venditti

Nata a Foggia nel 1999, nutre un profondo interesse per le relazioni internazionali, la cooperazione allo sviluppo e la geopolitica. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche nell’estate 2020, ed è attualmente studentessa del corso di laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Complice la partecipazione al progetto Erasmus all’Institut d’Études Politiques SciencesPo Paris, ha potuto approfondire tematiche legate al continente africano, diventato fonte di interessanti spunti e ricerche. È amante della letteratura francese e delle lingue, ed è grande appassionata di F1. View more articles.

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