Together We Stand, Divided We Fall

In tempo di pandemia la nostra vita ha subito dei drastici cambiamenti e così anche il nostro vocabolario. Parole come “smart working” o “didattica a distanza” entrano sempre più spesso nelle nostre conversazioni e caratterizzano le nostre giornate. Ma cosa hanno in comune questi termini? Qual è il denominatore? La risposta risiede in ciò che in gergo prende il nome di digitalizzazione, elemento portante dell’organizzazione sociale in tempi di Covid e ricetta per un futuro che deve prestare attenzione al distanziamento. L’accesso ad un miglior sistema di connessione, infatti, permette di usufruire di determinati servizi prima inaccessibili e, allo stesso modo, di ridurre le distanze, argomento quanto mai cruciale nello sviluppo di un sistema economico e sociale post-pandemico.

Ma siamo veramente tutti pronti per un mondo digitale o esistono delle differenze?

Un report fornito dell’Istat nel 2019 (“Cittadini e ICT”) descrive una situazione dove circa tre quarti delle famiglie italiane dispongono di una connessione a banda larga e dove quasi il 70% dei cittadini italiani presenta un’attività costante sul web, con dei trend in crescita su base annua. I principali utilizzi del web riguardano perlopiù la sfera informativa, quella dell’intrattenimento e dell’home banking, oltre agli aspetti connessi all’e-commerce.  

Guardando ai risultati della ricerca dovremmo dunque dare una risposta affermativa alla domanda che ci siamo posti, ma, come spesso accade, saremmo troppo avventati.

Un fenomeno eterogeneo che comporta un consistente freno a tutte le strategie incentrate sulla digitalizzazione è quello del “digital divide”. Con questo termine si intendono tutti quei differenziali fra chi ha accesso all’utilizzo delle tecnologie di comunicazione e chi ne è escluso. I fattori connessi sono molteplici e coprono sia la dimensione economico-strutturale, sia quella demografico-sociale di una particolare area. Ragionando su macro aggregati è possibile catalogare questo fenomeno in tre classi: globale, democratico e sociale. Il primo si basa su una comparazione fra diversi Paesi, più o meno sviluppati dal punto di vista digitale. Il secondo ed il terzo, coprendo la sfera personale, ragionano in relazione alle disuguaglianze interne ad uno stesso Paese e alla partecipazione stessa alla vita sociale e politica. Immaginate per un momento come si sarebbe svolta la campagna elettorale dell’ex presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, ad esempio, senza strumenti di comunicazione digitale, e in particolare senza social media, durante il periodo di lockdown. Sembra essere cosa impossibile, eppure tantissime persone si ritrovano escluse dall’accesso alle informazioni o dal dibattito politico semplicemente perché impossibilitate da un vero e proprio scoglio immateriale.

Alla luce di ciò verrebbe da chiedersi quali siano le discriminanti e quali le condizioni che portano a differenze consistenti fra le persone; guardando ai diversi studi posti in essere, il divario digitale sembra essere particolarmente penalizzante per alcuni soggetti rispetto altri. Essendo le strategie di digitalizzazione basate su un presupposto di conoscenze informatiche minime da parte di un individuo, condizioni più agevoli si riscontrano in alcune categorie sociali come studenti, giovani e professionisti, piuttosto che in altre, come quelle che comprendono anziani, immigrati ed individui con scarso livello di scolarizzazione. I dati forniti dall’Istat consentono di avere numerosi elementi a sostegno di questa tesi: basti pensare al cosiddetto “divario digitale intergenerazionale” che pone in essere una seria riflessione relativa al differenziale percepito dai soggetti over 65. Infatti, solamente il 34% delle famiglie composte esclusivamente da persone ultrasessantacinquenni ha accesso ad una connessione Internet a banda larga.

Ma tutte le aree geografiche sono ugualmente colpite? Esistono delle differenze consistenti fra regioni?

I risultati delle ricerche sembrano suggerire un dualismo fra aree interne ed aree metropolitane. Le prime, infatti, non sembrano riuscire a cogliere le opportunità che la digitalizzazione ha generato all’interno delle aree urbane, dove è stata catalizzatore per lo sviluppo di attività imprenditoriali e per la fruibilità di servizi essenziali, oramai quasi tutti caratterizzati da una grossa componente digital. Le amministrazioni locali e tutte le forme istituzionali ed aggregative sembrano soffrire della stessa problematica, in quanto espressione di soggetti che vengono penalizzati dal divario stesso. I risultati mostrano dei numeri impietosi.

Stando al rapporto DESI 2020 (Digital Economy and Society Index), nelle nostre aree interne solamente il 2,13% delle famiglie italiane dispone di una connettività in fibra, e, secondo l’AGCOM (DESI 2020 e Indicatori 1H2019), il 17% dei civici in queste aree risulta non collegabile.

Questi dati contribuiscono al posizionamento dell’Italia al quartultimo posto in Europa in materia di digitalizzazione, con gap consistenti di natura infrastrutturale e umana, elementi che non possono e non devono caratterizzare un paese democratico nelle sue traiettorie di sviluppo future. Nella ricostruzione dello scenario post-pandemico, a seguito del ribaltamento del concetto di prossimità, il compito di chi fa politica sarà quanto mai quello di contenere questo divario e di permettere a tutti un’adeguata educazione digitale, strutturata in relazione alle esigenze sociali del territorio e orientata verso un modello di sviluppo inclusivo che miri effettivamente ad abbattere questa distanza percepita. Il risultato sarà una popolazione più informata e matura, in grado di cogliere tutte le opportunità che il web le metterà a disposizione, tra le quali l’assidua lettura del Political Corner.

(Featured Image Credits: Inside Marketing)

About the Author


Francesco Lelli

Nato a Rieti nel 1991, è appassionato di Economia e Scienze Sociali. Attualmente è PhD student presso il Gran Sasso Science Institute (GSSI) in Regional Science and Economic Geography, dove si occupa di studi relativi all’economia applicata a contesti territoriali. Ama la musica e qualsiasi forma di espressione. View more articles. 

 

 

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