Le Tre P Del Governo Draghi

È  passato qualche giorno dalla prima seduta del Consiglio dei Ministri presieduto da Mario Draghi, a capo del Governo di un’unità nazionale invocata da molti ma voluta nei fatti da pochi.

È ora interessante cercare di capire in che direzione si muoverà il nuovo esecutivo, che, nel clima creatosi in questi giorni, sembra poggiarsi su tre elementi, o meglio, le tre P: Politica, Polemica, Potenzialità.

IL GOVERNO DRAGHI

Tra riconferme, nuovi ingressi e figure condivise da tutti, il tanto atteso Governo Draghi comprende 23 Ministri, di cui 8 tecnici e 15 politici:

  • Luciana Lamorgese, già Prefetto di Venezia, Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno e Prefetto di Milano, confermata al Ministero dell’Interno;
  • Lorenzo Guerini, deputato del PD, già Presidente della Provincia e Sindaco di Lodi, ex Presidente del COPASIR, confermato al Ministero della Difesa;
  • Marta Cartabia, già Presidente della Corte Costituzionale, al Ministero della Giustizia;
  • Dario Franceschini, esponente del PD, già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo D’Alema e per tre volte nello stesso dicastero con i Governi Renzi, Gentiloni e Conte, è stato confermato al Ministero della Cultura;
  • Andrea Orlando, vicesegretario del PD, già Ministro dell’Ambiente nel Governo Letta e Ministro della Giustizia nei Governi Renzi e Gentiloni, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali;
  • Giancarlo Giorgetti, vicesegretario della Lega, deputato, già Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel Governo Conte I, al Ministero dello Sviluppo Economico;
  • Luigi Di Maio, deputato del M5S, già Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico nel Governo Conte I, confermato al Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale;
  • Daniele Franco, già Ragioniere di Stato e Direttore della Banca d’Italia, al Ministero dell’Economia e delle Finanze;
  • Stefano Patuanelli, senatore del M5S, passato dal MISE al Ministero per le Politiche Agricole;
  • Massimo Garavaglia, deputato della Lega, già Viceministro dell’Economia nel Governo Conte I, Ministro del Turismo;
  • Enrico Giovannini, già Ministro del Lavoro e Presidente dell’ISTAT, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti;
  • Roberto Cingolani, fisico e Direttore scientifico presso l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (ora anche Ministero della Transizione Ecologica);
  • Mara Carfagna, deputata di Forza Italia e già Ministra per le Pari Opportunità nel Governo Berlusconi e Vicepresidente della Camera dei Deputati, Ministra per il Sud e la coesione territoriale;
  • Renato Brunetta, deputato di Forza Italia e già Ministro della Pubblica Amministrazione nel Governo Berlusconi, ricoprirà lo stesso incarico nel Governo Draghi;
  • Cristina Messa, già Rettrice dell’Università degli studi di Milano-Bicocca, Ministro dell’Università e della Ricerca;
  • Patrizio Bianchi, già Rettore dell’Università degli studi di Ferrara e assessore alle politiche europee per lo sviluppo, scuola, formazione, ricerca, università e lavoro della Regione Emilia-Romagna, sarà il Ministro dell’Istruzione;
  • Federico D’Incà, deputato del M5S, è stato confermato come Ministro per i Rapporti con il Parlamento;
  • Fabiana Dadone, deputata del M5S e già Ministro della Pubblica Amministrazione, sarà il Ministro per le Politiche Giovanili;
  • Elena Bonetti, professoressa di analisi matematica presso l’Università degli Studi di Milano ed esponente di Italia Viva, è stata confermata come Ministro delle Pari Opportunità e della Famiglia;
  • Erika Stefani, senatrice della Lega e già Ministra per gli Affari Regionali e le autonomie nel Governo Conte I, sarà a capo del Ministero per le Disabilità;
  • Maria Stella Gelmini, deputata di Forza Italia e già Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel Governo Berlusconi, sarà il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie;
  • Vittorio Colao, già Direttore Generale per Omnitel (oggi Vodafone) e amministratore delegato per Rcs MediaGroup, sarà il Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale;
  • Roberto Speranza, deputato di LeU e Segretario di Articolo Uno, è stato confermato al Ministero della Salute.

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri sarà Roberto Garofoli, già Presidente di Sezione del Consiglio di Stato, Capo di Gabinetto del Ministero dell’Economia nel Governo Renzi e docente dell’Università LUISS Guido Carli.

Tutte le forze politiche presenti in Parlamento, a parte +Europa e Azione — e Fratelli D’Italia che, però, non voterà la fiducia — sono rappresentate nella nuova formazione proposta da Mario Draghi: 4 Ministri per il M5S, 3 per Lega, PD e Forza Italia, 1 per Italia Viva e LeU.

P DI POLEMICA

La sospensione, totale prima, parziale adesso, delle normali abitudini della popolazione italiana a causa del tragico sopraggiungere della pandemia è stata per i cittadini la scusa — e anche la strada obbligata — per avvicinarsi alla tanto odiata politica, o meglio a quello che oggi si fa passare per politica: personalismi, gossip e pochi e risicati dibattiti su quello che dovrebbe essere la Politica (con la p maiuscola), vale a dire i temi.

In questi mesi si è accentuata quella che è la divisione in fazioni, per cui gli uni sono contro gli altri non perché la si pensi diversamente su determinati argomenti, ma perché la “sondaggiocrazia” ci impone uno schema per cui solo alcuni hanno il diritto di esprimere la propria opinione (di solito i più popolari, i più simpatici). Uno schema che è molto interessante e anche importante.

Come è noto, le polemiche non sono mancate in questa crisi di Governo: da quelle che hanno accompagnato l’amarezza per la perdita della fiducia da parte del Governo Conte II a quelle che hanno dato il benvenuto alla lista dei Ministri sopra riportata.

Polemiche che non si rigettano a priori, ovviamente, ma che per certi versi sfociano nell’assurdo. Se c’è una cosa che, infatti, hanno chiesto a gran voce quasi tutte le forze parlamentari è che ci fosse una quota politica sostanziale nel nuovo esecutivo.  Di cosa ci si può dunque lamentare quando 14 su 15 Ministri del nuovo esecutivo sono membri dell’attuale Parlamento? Abbiamo forse paura dell’Italia che vota, rappresentata nelle Camere di Montecitorio e Palazzo Madama?

Bisogna tuttavia evidenziare una polemica che sento di condividere. Più che polemica, era un auspicio che il Governo Draghi fosse un esecutivo in cui ritrovare la parità di genere, con qualche donna in più nei Ministeri chiave. La delegazione del Partito Democratico, in particolare, è stata l’unica che, nonostante il continuo accento posto sulla necessità di una rappresentanza equamente distribuita tra uomini e donne, abbia fatto prevalere nella scelta dei Ministri il bisogno di garantire a ciascuna corrente di partito — probabilmente anche scontentando qualche esponente, che, chissà, potrebbe in futuro provocare un’ulteriore scissione, ndr. — un posto nella compagine governativa.

Tuttavia, ora è tempo di mettere da parte questa prima P di polemiche. È tempo di fare il tifo per l’Italia.

P DI POLITICA

Qualcuno dice che in questo periodo sia fallita la politica. C’è chi pensa che sia mancata la politica perché si è sempre cercato di sviare sui temi e chi dice che la politica sia fallita perché non si è riusciti a trovare una quadra, una sintesi, intorno ad una maggioranza politica. Sta di fatto che, nel frattempo, in due settimane, è successo qualcosa di inimmaginabile.

Se ci sforziamo di ricordare il quadro politico del post elezioni regionali, ricorderemo che, nel centrosinistra, il PD si era rinforzato, e quindi forse avrebbe potuto chiedere un ruolo più centrale nella coalizione di maggioranza. Il M5S, uscito un po’ con le ossa rotte dalle regionali ma forte in Parlamento. Coalizione del centrodestra infrangibile, capace di trovare sempre una sintesi all’interno, con i sondaggi che la premiavano con più del 50%.

Dalla crisi di Governo ad oggi, è riduttivo dire che questi schemi siano completamente saltati:

  • Il PD ha ceduto la possibilità di giocare da protagonista appiattendosi sulle posizioni dei 5stelle e sullo slogan “o Conte o morte”. Cresce la fronda di quelli che chiedono il Congresso subito;
  • Il M5S affonda giorno dopo giorno nelle contraddizioni interne: perde pezzi importanti come il frontman nelle piazze, Alessandro Di Battista, con la frangia del “NO” al Governo Draghi sempre più invadente;
  • Forza Italia spacca volentieri la coesione del centrodestra accogliendo a braccia aperte il nome di Draghi per formare un nuovo esecutivo, staccandosi, forse per sempre, dalla destra sovranista;
  • La Lega, dall’alto dei sondaggi che la danno ancora come primo partito, è per la prima volta in seria difficoltà: soprattutto, il leader Salvini, con le spalle al muro, cede alle pressioni dell’area più moderata e istituzionale, guidata da Giancarlo Giorgetti;
  • Fratelli d’Italia, isolato nel suo NO al Governo Draghi, rischia di essere trascinato da Giorgia Meloni in una strategia perdente. Si può dire che il destino del partito sia legato al successo o al fallimento di Mario Draghi.

Senza dare meriti o demeriti a eventuali creatori di questa situazione inedita, bisogna dire che l’intervento del Presidente della Repubblica ha rimesso in gioco tutti i partiti politici.

P DI POTENZIALITÀ

È la P più importante di questa analisi, quella che rappresenta le sfide del Presidente Draghi e del suo Governo. Cosa dovranno fare è chiaro a tutti, il come farlo è quello che aspettiamo tutti di vedere nelle prossime settimane.

Si è detto priorità a campagna vaccinale, nuove generazioni, giovani, Recovery Plan, scuole e università. Passata la confusione di questi giorni, rimarrà un duro lavoro da portare avanti e dovremmo essere tutti dalla stessa parte con fiducia. Fiducia perché, a parte le beghe, i complotti e i pregiudizi su alcuni membri dell’esecutivo, nei ruoli chiave ci sono delle persone, dei professionisti, uomini e donne di esperienza che hanno tutte le competenze per riuscire in quella che è una sfida epocale: ripartire, e, soprattutto, entrare nell’ottica di un futuro basato su nuove tecnologie, su innovazioni nel campo della medicina, su una società più green. Questa la visione di Italia che il Governo Draghi dovrà mettere in campo e che dovrà tenere a mente nell’utilizzo delle risorse che ci saranno affidate.

Non è essere pessimisti se diciamo che questa è l’ultima chiamata per l’Italia.

Si può essere, quindi, pro o contro questo Governo, può essere simpatico o antipatico Mario Draghi, ma adesso c’è qualcosa di più importante in gioco e dobbiamo affrontarlo con serietà. È importante sottolineare l’importanza di stringerci intorno all’azione del nuovo esecutivo. Ci siamo tutti (quasi) dentro ed è giusto così, perché bisogna salvare l’Italia, whatever it takes.

(Featured Image Credits: Il Riformista)

About the Author


Francesco Palermo

Nato a Soveria Mannelli nel 2000, è appassionato di politica italiana ed è profondamente europeista. Attualmente frequenta il corso di laurea triennale in Economia presso l’Università della Calabria, dove è anche impegnato nella rappresentanza studentesca. È amante della musica e della letteratura. View more articles. 

 

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