L’Importanza Dei Giovani Per Il Futuro Dell’Italia

Da giorni sul web si sente parlare solo di crisi di governo, ma ciò che resta ancora poco noto agli occhi dei molti è la situazione in cui si ritrovano le giovani generazioni. Il 2020 – e buona parte del 2021 – non sarà certo ricordato come un periodo glorioso e degno di nota, però tutto sta nella percezione che si vuole dare (il famoso bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto), perché nonostante tutti gli accadimenti nefasti a cui si è assistito, l’obiettivo è quello di ripartire: e perché non ripartire proprio dai giovani?

 

L’Italia sta “invecchiando”

È noto a tutti il fatto che l’Italia sia il secondo Paese più vecchio del mondo; l’età media della popolazione italiana, infatti, si attesta a 45 anni contro una media mondiale di 30 anni. Un dato preoccupante, soprattutto considerato che – secondo dati Istat – il numero di giovani italiani che migrano all’estero alla ricerca di un lavoro cresce di anno in anno: «Nel 2019 il volume complessivo delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è di 180mila unità, in aumento del 14,4% rispetto all’anno precedente». Nel complesso, sono circa 900 mila gli italiani che si sono trasferiti all’estero negli ultimi 10 anni. È chiaro, quindi, perché a livello politico si conferisce poca importanza alle giovani generazioni: materialmente, a livello di voti, essi contano poco. Sono gli adulti/anziani – numericamente più influenti – a destare l’interesse delle classi politiche, le quali si contendono questi voti offrendo ciò che più aggrada gran parte della popolazione italiana e mettendo da parte i temi che più interessano i giovani.

L’Italia non è un Paese per giovani 

Non si presta molta attenzione ai problemi che affliggono i giovani, in primis la disoccupazione. Si registrano tassi di disoccupazione (15-29 anni) che superano il 30%. Non è una situazione che può essere sostenuta nel lungo periodo, non solo per il fatto che chi riesce a trovare un lavoro all’estero lascia il Paese senza ritornare, ma anche perché tali perdite di capitale umano non vengono rimpiazzate in alcun modo. L’Italia non è affatto un Paese attrattivo: i giovani talenti che intendono lavorare in Italia non hanno – il più delle volte – possibilità di avanzare e di crescere professionalmente. Pertanto, è lecito chiedersi perché dall’estero dovrebbero decidere di trasferirsi in Italia? Oltre alla fama di “Bel Paese”, cos’altro può offrire?

Cosa succede in Europa? 

L’Unione europea si è impegnata a dare ulteriori garanzie ai giovani. In particolare, il Parlamento europeo ha condannato la pratica di tirocini e apprendistati non retribuiti. L’8 ottobre è stata votata una risoluzione (574 sì, 77 no, 43 astenuti) in cui si invitavano gli Stati membri a proporre possibili soluzioni per l’introduzione di uno strumento giuridico comune a tutti, con l’obiettivo di garantire una remunerazione equa per tirocinanti e apprendisti nel mercato del lavoro dell’UE. Un grande passo in avanti, se non fosse per il fatto che la risoluzione è un atto di per sé non vincolante, tramite cui il Parlamento sostanzialmente chiede alla Commissione europea di portare avanti questo progetto presentando «un quadro giuridico per un divieto efficace ed applicabile di queste pratiche». Si tratta quindi di una situazione in continuo divenire.

C’è da dire comunque che a livello europeo c’è un impegno più marcato rispetto quello che si vede a livello nazionale. Un esempio di ciò è il famoso “Next Generation EU”, più comunemente noto come “Recovery Fund”: fondi europei che puntano non solo alla ripresa economica, ma che puntano anche al futuro, alla transizione digitale, ad un’economia più sostenibile e alla creazione di nuovi posti di lavoro per la nuova generazione. Il problema sta nel fatto che bisogna saper sfruttare a pieno queste risorse con misure e piani di lungo periodo. 

Image Credits: DazebaoNews.it

La luce in fondo al tunnel 

«Il Governo italiano sta scegliendo – ancora una volta – di non investire nel suo futuro, i giovani: dal piano nazionale Next Generation Italia per “giovani e politiche del lavoro” l’Italia investirà solo l’1% dei fondi europei. Uno, per, cento. È poco.», con queste parole molti giovani si stanno battendo per far sentire la loro voce che in coro urla Uno Non Basta! La loro petizione (che ha già raggiunto le quasi 100 mila firme) chiede al governo italiano di potenziare la voce “Giovani e Politiche del Lavoro” del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) con ulteriori proposte di investimento, perché investire sui giovani vuol dire investire sulla possibilità per l’Italia di costruirsi un futuro. La loro petizione sta riscuotendo molto successo, tanto che i promotori sono riusciti a presentare le loro proposte in audizione alla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati. L’eco di “Uno Non Basta” ha raggiunto finalmente i corridoi governativi e le aule parlamentari, ma gli organizzatori della petizione confidano di poter fare di più, considerando che la data ultima di presentazione del PNRR alla Commissione europea è fissata al 30 Aprile 2021.

Image Credits: Fanpage.it

Con l’entrata in scena di Mario Draghi come papabile nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, i giovani vedono uno spiraglio di luce in più. Ricordiamo come proprio Draghi, durante il Meeting di Rimini e più recentemente nel suo primo discorso da premier incaricato, abbia fatto riferimento in modo esplicito alle nuove generazioni: «Abbiamo a disposizione le risorse straordinarie dell’Unione europea. Abbiamo l’opportunità di fare molto per il nostro Paese, con uno sguardo attento al futuro delle giovani generazioni e al rafforzamento della coesione sociale». Grazie al suo costante impegno nel ricordare i giovani – ormai dimenticati – l’ex presidente della BCE sta raccogliendo molto sostegno nel mondo giovanile. Ad esempio, negli ultimi giorni è nato il movimento apartitico “Studenti per Draghi”, secondo cui il premier incaricato rappresenterebbe una vera svolta per l’Italia, un Paese a cui servono mezzi per costruire solide basi e non meri incentivi che fanno arrestare la crescita e lo sviluppo.

Draghi piace, soprattutto ai giovani, perché per la prima volta si sentono chiamati in causa, perché per la prima volta si sentono considerati come parte integrante di una società ormai “vecchia”. Bisogna comunque riflettere sul fatto che solo le figure apolitiche osano sbilanciarsi tanto, sintomo dell’ennesimo fallimento dell’attuale politica italiana. Siamo in un momento storico in cui bisogna prendere le giuste decisioni e l’Italia ha bisogno di un programma serio sul quale basare il proprio futuro. Lasceremo il giudizio ai posteri, ma come presupposti si potrebbe dire che si sta partendo col piede giusto.

(Featured Image Credits: 1coach.it)

About the Author


Silvia Foti

Nata a Reggio Calabria nel 1999, è una grande appassionata delle tematiche relative all’economia e alla finanza. Dopo una laurea triennale in Scienze Politiche, attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Governo, Amministrazione e Politica presso l’università LUISS Guido Carli. Ha svolto varie attività di volontariato nel corso degli anni e nell’estate 2019 ha potuto prendere parte a un progetto di volontariato svolto in collaborazione con Croce Rossa Italiana. Tra le sue varie passioni anche l’arte, le lingue straniere e il nuoto. View more articles

 

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