QAnon: Il Confine Tra Complotto Teorico E Movimento Politico

Nasce come teoria, ma ad oggi si configura come fonte di Verità che salverà il mondo. QAnon ha basi ben più radicate rispetto ad una semplice cospirazione. Il suo diffuso consenso sociale costituisce un importante elemento che governa l’assetto socio-politico attuale, non solo oltreoceano, ma anche in Europa.

QAnon può essere definita come teoria della cospirazione – il complotto dei complotti – finalizzata a salvare l’umanità dal cosiddetto Deep State. Questo, secondo i seguaci di “Q”, si presenterebbe come uno Stato alternativo e nascosto, che controllerebbe tutti i governi del mondo. Il Deep State, inoltre, secondo quanto affermato dai seguaci della teoria, farebbe da sfondo alle cosiddette “cabal“, ossia gruppi di individui – per lo più democratici, ma anche repubblicani ostili a Trump – che stanno a capo delle più importanti reti internazionali di pedofilia. Farebbero parte di tali sette non solo figure istituzionali come Hillary Clinton e Barack Obama, ma addirittura personaggi appartenenti al mondo dello spettacolo, come Tom Hanks, Beyoncé e Oprah Winfrey.

Costituirebbero, poi, prassi comune alle riunioni delle sette le più svariate attività, senza porre limiti alle fantasia, quali il cannibalismo e il vampirismo, anche nei confronti dei bambini, il cui sangue sarebbe ritenuto al pari di un elisir di giovinezza.

Ciò che ha contribuito allo sviluppo della teoria QAnon, e ancor prima alla sua stessa nascita, è stato il fantomatico utente Q., il quale ha legittimato le sue affermazioni in merito al Deep State presentandosi come soggetto molto vicino all’amministrazione Trump, e quindi in possesso delle informazioni più riservate. Q. si confronta con i suoi seguaci attraverso delle piattaforme – 8chan, 4chan ed ora 8kun – su cui il controllo dei contenuti pubblicati è pressoché nullo. Q. parla e scrive attraverso l’utilizzo di termini e codici che, una volta interpretati dagli utenti, costituirebbero la Verità, capace di scardinare l’attuale ordine mondiale e salvare l’America dalle cabale di pedofili.

In questa storia chi ricopre un ruolo di primo piano, concretizzandosi come il salvatore e capo delle milizie di Q., è Donald Trump. Infatti, QAnon nasce proprio nel contesto delle presidenziali del 2016, e trova terreno fertile soprattutto nel fenomeno del “Pizzagate”.

Il “Pizzagate

Con il termine “Pizzagate” si fa riferimento alla teoria del complotto nata in seguito alla pubblicazione da parte di Wikileaks di alcune mail scritte da John Podesta – responsabile della campagna elettorale di Hillary Clinton del 2016 – a James Alefantis, proprietario della pizzeria “Comet” a Washington.

Secondo le interpretazioni dei complottisti, alcuni termini contenuti nelle e-mail indicherebbero le pratiche che si sarebbero svolte nel seminterrato della pizzeria. Ad esempio, il semplice acronimo di “cheese pizza“, “CP”, è stato inteso come “child pornography“. Di lì a poco la pizzeria “Comet” si sarebbe trasformata per i militanti di Q. nel luogo dello svolgimento di riti satanici e di sfruttamento dei bambini. Le teorie sul “Pizzagate”, fino a quel momento marginali, si sono dunque diffuse a macchia d’olio, culminando addirittura in una sparatoria presso la stessa pizzeria “Comet”, prima della quale l’assalitore, Edgar Maddison Welch, ha affermato in un video di «voler proteggere i bambini».

Da quel momento in poi, le notizie diffuse, i contenuti pubblicati sui siti di 4chan, le dichiarazioni di Q. e, soprattutto, le più svariate interpretazioni date dagli utenti hanno aiutato la creazione di QAnon così come lo conosciamo oggi: il più grande movimento complottista globale e digitale dei nostri tempi.

In questo quadro, Donald Trump, ritenuto colui che porterà a compimento le rivelazioni di Q., non rimane indifferente al tema, e non è assolutamente da sottovalutare il fatto che ai comizi dell’ormai ex Presidente USA figurassero numerosi seguaci della teoria. Infatti, non era difficile scovare persone munite di magliette, cartelli o bandiere con su scritto «Q» o il motto del movimento: Where We Go One, We Go All – traducibile come “dove va uno, vanno tutti”.

Più volte lo stesso Donald Trump è stato interrogato circa una potenziale conoscenza del mondo di QAnon. Senza mai negare l’esistenza della missione contro il Deep State, l’ex Presidente ha più volte scelto semplicemente di ringraziare i suoi seguaci con frasi come «They like me very much» o «They love our Country».

Chi è Q?

Se «Anon» è indubbiamente l’abbreviazione di “anonimo”, per quanto riguarda la lettera “Q”, le teorie sono molteplici. Per alcuni starebbe ad indicare «Q-Clearence», una categoria di funzionari che ha accesso alle informazioni top secret del Dipartimento USA dell’Energia. Per altri, invece, “Q”, in quanto diciassettesima lettera dell’alfabeto, indicherebbe il numero 17, ed ogni riferimento a tale numero implicherebbe un codice da decifrare.

Ma la teoria che oltrepassa, più di tutte, i confini della razionalità è quella secondo cui “Q.” sarebbe John Kennedy Junior, il figlio dell’ex Presidente Kennedy. Secondo quanto affermato dai seguaci, infatti, il dominio del mondo da parte del Deep State sarebbe iniziato proprio con l’assassinio di JFK. Ecco spiegato perché il figlio – detto JJ – avrebbe ora il compito di salvare l’America: un primo passo di tale missione sarebbe, secondo la teoria, aver promosso la candidatura di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti. Neppure la morte di John Kennedy Junior nel 1999 sembrerebbe fermare i complottisti, ponendosi al contrario come elemento che alimenta la loro teoria: Kennedy Junior si sarebbe salvato dall’incidente aereo e si sarebbe nascosto in Pennsylvania per tutti questi anni prendendo l’identità di Vincent Fusca, un fanatico di Trump.

L’impatto sul contesto sociale

Secondo uno studio dell’Institute for Strategic Dialogue di Londra, è stato proprio nel periodo del lockdown tra marzo e agosto che il frequente ricorso ai social network come Facebook e Twitter avrebbe accresciuto in modo esponenziale il numero delle visualizzazioni dei contenuti di QAnon. Si può quindi affermare che il fenomeno, che all’inizio del 2016 era solo marginale, ad oggi raccoglie almeno una decina di migliaia di persone. Il grande impatto che la teoria di QAnon ha avuto e sta continuando ad avere non rimane però – come succede per la maggior parte dei casi – sui siti o nelle mura di una stanza, ma porta al compimento di atti e azioni violente. Ne è un esempio l’arresto per terrorismo di Matthew Philip Wright che, nel giugno del 2018, affermando di essere in missione per QAnon, ha bloccato il traffico sulla diga di Hoover per oltre un’ora e mezza con un furgone blindato contenente un fucile AR-15. O, ancora, l’arresto per detenzione non autorizzata di armi di Jessica Prim a seguito di un video in cui dichiarava di voler eliminare il candidato democratico Joe Biden.

Non bisogna neppure dimenticare che l’assalto avvenuto a Capitol Hill lo scorso 5 gennaio sembra avere non pochi collegamenti con QAnon. Jake Angeli, più volte ripreso durante l’assalto vestito da “bufalo” (con tanto di corna) è, infatti, uno sciamano di QAnon molto rinomato all’interno del fenomeno. È stato, tra l’altro, uno dei più presenti ai comizi dello stesso Trump.

Tuttavia, QAnon non ha trovato terreno fertile solo in America. Oggi, infatti, sembra essersi radicato in maniera solida anche in Europa. In Italia troviamo, soprattutto su Facebook, gruppi pro-Trump che non esitano a fare riferimento all’esistenza di una rete di pedofili e satanisti, gruppi all’interno dei quali si sostiene, tra l’altro, che lo stesso Presidente del Consiglio Conte sarebbe affiliato alle cabale.

È ormai indubbio che QAnon non è un semplice gioco. Il pericolo che questa teoria sfoci in un vero e proprio attacco allo Stato cresce sempre di più, specialmente in ragione dell’inerzia statunitense a riguardo. In dei contesti politico-sociali come quelli americani ed europei, in cui domina l’incertezza, è sempre più facile per le persone costruire idee e teorie in cui trovare risposte. QAnon, tuttavia, non è più solo una mera teoria dispensatrice di risposte. Più passano i giorni, infatti, più sembra difficile azzerare, o almeno limitare, gli effetti che questa produce sul contesto sociale.

(Featured Image Credits: Open)

About the Author


Enrica Cucunato

Nata nel 1999 a Cosenza, appassionata di cronaca giudiziaria, giornalismo d’inchiesta e politica estera. Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Giurisprudenza presso l’Alma Mater Studiorum a Bologna. Durante la sua formazione universitaria ha avuto l’opportunità di seguire corsi presso la Gazzetta di Bologna. Nel 2015 ha viaggiato negli Stati Uniti, dove ha potuto approfondire, presso la New York University, quelle che sono due delle sue passioni più grandi: la danza e l’inglese. Appassionata di libri riguardanti lo studio delle criminalità organizzate e le più grandi inchieste giudiziarie, i suoi interessi riguardano anche la lettera e il cinema. View more articles

 

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