Surprise Surprise, Here Comes the October Surprise

Lo scoop del New York Times riguardante le dichiarazioni dei redditi di Donald Trump può essere considerato un esempio da manuale di quella che negli Stati Uniti viene chiamata “Sorpresa di Ottobre”. Da tempo terreno di scontro politico, le rivelazioni sui Tax Returns dell’attuale Presidente degli Stati Uniti mostrano una situazione economica molto difficile e possono avere importanti conseguenze elettorali. 

Nel gergo politico statunitense, con il termine “October Surprise” si intende un evento che avviene poco prima delle elezioni presidenziali statunitensi (le quali si tengono il primo martedì successivo al 1° novembre) e che è in grado di influenzarne significativamente il risultato.

Un esempio recente è rappresentato dalle elezioni del 2008, che vedevano il repubblicano John McCain sfidare il giovane senatore democratico Barack Obama. McCain era espressione del partito dell’impopolare presidente uscente – George W. Bush – e doveva fare i conti con il desiderio di molti americani di aprire una nuova pagina nella storia politica del Paese (e, per fare ciò, un giovane senatore era più adatto di un uomo che era a Washington da 35 anni). Nonostante ciò, alla fine di agosto McCain era riuscito a recuperare terreno sul suo sfidante, anche grazie allo scoppio della seconda guerra in Ossezia del Sud (McCain era favorevole a un approccio più intransigente nei confronti della Russia). Le sue speranze di vittoria, però, si sono infrante il 15 settembre 2008, con il fallimento della Lehmann Brothers. McCain – che era visto come un elemento del sistema che aveva portato alla crisi – accusò il colpo e sospese la campagna elettorale per un paio di giorni. Come analizzato da Pew Research, questa October Surprise contribuì grandemente alla sua sconfitta. 

La sorpresa di quest’anno


Per quanto riguarda le elezioni presidenziali del 2020, si poteva pensare che l’October Surprise fosse rappresentata dalla morte dell’iconica giudice della Corte Suprema, Ruth Bader Ginsburg. Questo evento, infatti, non solo ha fornito ai repubblicani la possibilità di aumentare la maggioranza conservatrice nella corsa, ma ha anche ulteriormente inasprito lo scontro politico tra i due partiti (con conseguente galvanizzazione di un elettorato sempre più polarizzato): nel 2016, infatti, il leader repubblicano al Senato Mitch McConnell bloccò la procedura di conferma del giudice scelto da Obama per sostituire il defunto Antonin Scalia, Merrick Garland. All’epoca, infatti, McConnell affermò che il Presidente uscente non potesse nominare un giudice della Corte Suprema nell’anno delle elezioni. Come vedremo in un articolo dedicato – che uscirà tra qualche giorno – la sua attuale opinione è totalmente diversa rispetto a quella espressa all’epoca.

In realtà, la vera sorpresa di quest’anno va ricercata altrove. Il 27 settembre, infatti, il New York Times ha pubblicato un articolo dalla portata potenzialmente sismica. Il quotidiano newyorkese, infatti, ha annunciato di essere entrato in possesso di documenti che mostrano ampie parti delle dichiarazioni dei redditi di Donald Trump effettuate negli ultimi due decenni. Stando alle prime informazioni riportate – ulteriori dettagli saranno rivelati a breve, stando a quanto riportato dagli autori dell’articolo – il Presidente si trova in una situazione finanziaria alquanto difficile, con ingenti debiti da restituire a breve termine. Inoltre, la maggioranza delle sue attività è perennemente in perdita, il che ha portato il Tycoon a non pagare imposte sul reddito per 11 dei 18 anni presi in analisi. Per di più, negli anni in cui ha pagato queste imposte, il suo ammontare è stato alquanto ridotto: ad esempio, nel 2016 la cifra è stata di 750 dollari. 

Prima di proseguire con l’analisi della situazione finanziaria del Presidente, è utile spiegare brevemente l’importanza dei Tax returns nelle campagne presidenziali statunitensi, e la controversia che ha riguardato le dichiarazioni dei redditi di Trump sin dalla sua discesa in campo nel 2015. 

Le imposte sul reddito pagate dagli ultimi 6 Presidenti nel primo anno del loro mandato (Source: The New York Times

Breve Storia delle dichiarazioni dei redditi di Donald Trump 


Innanzitutto, è necessario chiarire un aspetto importante: i candidati alla presidenza non sono obbligati per legge a pubblicare le proprie dichiarazioni dei redditi. Tuttavia, a partire dagli anni ’70, la quasi totalità dei candidati lo ha fatto (con l’eccezione di alcuni candidati minori che non hanno ottenuto risultati di rilievo). Questa tradizione è stata interrotta nel 2015, quando l’allora candidato Donald Trump si è rifiutato di mostrare le sue dichiarazioni dei redditi. Nel corso del tempo, il Tycoon ha più volte promesso di farlo in futuro, ma ciò non è mai accaduto. 

La questione delle dichiarazioni dei redditi di Trump è stato spesso terreno di scontro politico durante la sua presidenza. Numerose cause legali sono state intentate (ad esempio, dal Procuratore Distrettuale di Manhattan) e la Camera a maggioranza democratica ha provato varie volte a chiamare a testimoniare rappresentanti dell’Internal Revenue Service (IRS), ossia l’agenzia governativa che si occupa della riscossione dei tributi. Questi tentativi, però, sono sempre stati bloccati dal Segretario del Tesoro, Steven Mnuchin. 

La vicenda è arrivata fino alla Corte Suprema, che si è espressa con due sentenze. Pur affermando principi importanti, le due sentenze non hanno offerto una soluzione alla vicenda, e i casi sono ritornati alle corti dei livelli inferiori. 

Cosa rivela lo scoop del New York Times


Alcuni degli elementi più importanti dello scoop del New York Times sono stati già menzionati in precedenza. In particolare, molti commentatori si sono concentrati sulle imposte sul reddito, che Trump ha pagato raramente, essendo la maggioranza delle sue attività in perenne perdita (per di più, quando ha pagato, la cifra è stata molto bassa). 

Inoltre, è emersa una situazione debitoria abbastanza preoccupante. Ad esempio, il Presidente deve restituire 427 milioni di dollari in debiti per i quali ha garantito personalmente, e molti di loro scadono entro i prossimi quattro anni (dunque, durante il suo eventuale secondo mandato). Questo forte indebitamento, potenzialmente, potrebbe portare i creditori a pignorare alcuni dei suoi possedimenti, e potrebbe anche porre Trump in una situazione di vulnerabilità. 

Un altro elemento emerso dall’inchiesta giornalistica è che la presidenza ha aiutato Trump a contenere i danni. Una delle poche attività in attivo, infatti, è rappresentata dal celebre resort di Mar-a-Lago, in Florida. Da quando è divenuto Presidente, infatti, Trump ha ricevuto in questa residenza (e in altri club di sua proprietà) molti lobbisti, politici e funzionari stranieri (i quali hanno ovviamente pagato per soggiornare nel resort). 

Il quadro che emerge, dunque, mostra un impero economico in costante perdita, con poche attività remunerative. Queste perdite, però, sono anche al centro di molte critiche per il modo in cui alcune delle voci sono riportate. Ad esempio, molte spese personali sono state indicate come business expenses costs. Inoltre, nel corso del tempo Trump ha effettuato numerosi pagamenti per delle consulenze. Secondo il New York Times, alcuni di questi pagamenti sono stati indirizzati a Ivanka, una delle sue figlie, la quale ricopre anche il ruolo di Advisor to the President. Secondo gli autori dello scoop, queste consulenze potrebbero rappresentare un espediente per aumentare i costi e, dunque, pagare minori imposte sul reddito. 

Dal punto di vista legale, fino ad ora, non è chiaro se vi siano degli illeciti, o se si tratti semplicemente di un imprenditore in difficoltà. Maggiori informazioni, in questo senso, potrebbero essere fornite dalla fine di una lunga indagine dell’IRS sui 72.9 milioni di dollari di rimborso fiscale che il Presidente ha richiesto – e ottenuto – nel 2010. 

Da sinistra a destra: la First Lady cinese Peng Liyuan, il Presidente cinese Xing Jingping, il Presidente Donald Trump e la First Lady Melania Trump. Foto scattata nel 2017 a Mar-a-Lago. Image Credits: Associated Press

Le implicazioni elettorali dello scoop


Dal punto di vista elettorale, lo scoop del New York Times può rivelarsi molto rilevante. Infatti, sebbene sia improbabile che le rilevazioni facciano diminuire il sostegno nei confronti del Presidente (la sua base elettorale è molto solida), è invece possibile che permettano al candidato democratico Joe Biden di galvanizzare il suo elettorato. Del resto, come è noto, le speranze di vittoria democratiche si basano molto sulla massiccia partecipazione al voto di alcuni segmenti cruciali in degli Stati chiave. 

Conscio di questa situazione, il team elettorale di Biden si è già messo all’opera: il 28 settembre, ad esempio, è stato pubblicato uno spot che compara la media annuale di imposte sul reddito pagate da alcune categorie di lavoratori (tra cui insegnanti e infermieri) con la cifra pagata dal Presidente.

Il 29 settembre – ossia poche ore dopo la pubblicazione di questo articolo – è previsto il primo dibattito tra i due candidati presidenziali, moderato dal giornalista di Fox News Chris Wallace. In quest’occasione, è lecito attendersi un grande focus, da parte di Biden, su questa vicenda. In questo modo, il candidato democratico può anche enfatizzare le sue umili origini (è cresciuto in una famiglia della working class della Pennsylvania), le quali sono sempre state un elemento portante del suo discorso politico. Come mostrato da importanti studi, il sostegno a Trump da parte della classe lavoratrice bianca del Midwest è stato in linea con quello di Bush e Romney, a differenza di quanto riportato da molti giornalisti italiani e d’oltreoceano. Tuttavia, concentrarsi sulla discrepanza tra le imposte sul reddito del lavoratore medio e quelle del Presidente può consolidare il sostegno di Biden tra quegli elettori (che è già più alto rispetto a quello di cui godeva Hillary Clinton), i quali sono molto importanti in Stati chiave come Ohio e Pennsylvania. 

D’altro canto, Trump ha bisogno di una strategia per reagire. Fino ad ora, ha negato la veridicità dell’articolo del Times e ha (nuovamente) promesso di pubblicare le sue dichiarazioni dei redditi. In ogni caso, anche prima dello scoop del Times, le sue possibilità di vittoria erano in calo (attualmente, FiveThirtyEight gli assegna il 22% di possibilità), e la nomina di Amy Coney Barrett non sembra invertire il trend. Per questo motivo, è plausibile aspettarsi un Trump molto aggressivo nei dibattiti. Per essere efficace, però, è necessario avere una linea chiara da seguire. Per fare un esempio della poca chiarezza della strategia seguita in questi mesi, si prenda il caso dei commenti nei confronti delle performance ai dibattiti di Biden. Per molto tempo, Trump ha accusato il rivale di soffrire di demenza senile e di non essere più mentalmente lucido. Recentemente, invece, il Presidente ha evidenziato le recenti buone performance di Biden durante comizi e interviste, e lo ha accusato di aver fatto uso di sostanze illecite. In questo modo, Trump e il suo team elettorale hanno abbassato le aspettative nei confronti della performance di un uomo che è in politica da quasi 50 anni e che ha sempre dimostrato buone abilità oratorie. 

Al momento, dunque, tutto sembra favorire l’ex vicepresidente. Tuttavia, manca ancora più di un mese alle elezioni e – come dimostrato dalle vicende degli ultimi giorni – le sorprese di Ottobre sono sempre dietro l’angolo. 

(Featured Image Credits: The New York Times)

About the Author


Stefano Pasquali

Nato a Tivoli nel 1998, è appassionato di relazioni internazionali, politica economica e Stati Uniti. Dopo una laurea triennale in scienze politiche, attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Global Management and Politics presso l’università LUISS Guido Carli di Roma. Ha svolto due tirocini presso l’Ambasciata del Regno Unito e quella degli Stati Uniti. È parte del team che cura la newsletter “Jefferson – Lettere sull’America”. Tifa Roma e vorrebbe saper scrivere come Aaron Sorkin. View more articles

Published by Stefano Pasquali

Studente

One thought on “Surprise Surprise, Here Comes the October Surprise

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: