North Stream 2: La Virata Tedesca Sul Gasdotto Più Controverso Degli Ultimi Anni

I recenti attriti tra Federazione Russa e paesi europei per via del caso Navalny e le proteste a Minsk mettono a rischio l’operatività del nuovo gasdotto che connetterà Russia e Germania. Dietro le minacce di Berlino, una partita che non può essere lasciata andare.

Continuano gli scontri tra Federazione Russa ed il continente europeo. Nelle ultime settimane, i rapporti tra i paesi dell’Unione e la Federazione hanno registrato un forte inasprimento alimentato da ben due teatri di instabilità. In particolare, le linee di faglia tra nazioni si ripresentano lungo la nuova Cortina di Ferro che comprende i Paesi baltici, scendendo fino al Mar Nero, passando per Bielorussia ed Ucraina. Proprio in Bielorussia, gli attori limitrofi si trovano a fare i conti per tentare di estendere o mantenere la proprio influenza sul governo presieduto da Aleksander Lukashenko, in seguito alle numerose giornate di protesta organizzate dalla società civile in funzione anti-governativa che hanno visto la mobilitazione di centinaia di migliaia di persone. La Bielorussia rimane, per ragioni storiche e geografiche, l’accesso naturale della Russia all’Europa. Per questo, il governo di Mosca sta cercando in ogni modo di evitare che il governo di Lukashenko venga sostituito da uno più europeista ed aperto al processo di integrazione europea, che potrebbe facilmente recidere il legame vitale del gigante euroasiatico con la sua porta d’accesso per il continente europeo. L’asse politico-diplomatico tra Mosca e Minsk preoccupa le principale cancelleria europee, nonché le stesse istituzione dell’Unione, specialmente dopo che il Cremlino si è reso disponibile a fornire ogni forma di supporto, anche militare, all’alleato Lukashenko per fermare le rivolte ed evitare l’intromissione di altri paesi negli affari interni della Bielorussia.

Come se non bastasse, il principale oppositore politico del Presidente Putin è risultato positivo a test volti a rilevare tracce di avvelenamento nell’organismo. Secondo i medici di Berlino, città dov’è ricoverato il blogger russo Aleksej Navalny, sarebbe stato utilizzato un agente nervino chiamato Novichok, già utilizzato in passato dai servizi di sicurezza russi per eliminare personaggi scomodi o schegge impazzite del sistema putiniano. Nonostante le molteplici accuse rivolte alle istituzioni russe, le autorità del Cremlino continuano a negare inderogabilmente ogni forma di coinvolgimento nella vicenda. Indipendentemente dalla verità sul caso di Navalny, è indubbio che i fatti abbiano scatenato non poche proteste, accuse e minacce da parte degli europei contro la Federazione. La spia rossa che più preoccupa Mosca è sicuramente la dichiarazione fatta dal governo tedesco che, volenteroso di dare un volto ai responsabili, ha minacciato di interrompere la collaborazione con la Russia per la costruzione del controverso gasdotto North Stream 2. Vediamo di cosa si tratta.

Il North Stream 2 è il nome di un gasdotto che è stato pensato come raddoppio di un’altra pipeline pre-esistente e che sarà posizionato sul fondale del Mar Baltico parallelamente al primo gasdotto russo-tedesco. L’infrastruttura connette il produttore russo e il consumatore tedesco passando per il fondale e presenta una lunghezza superiore ai 1.230 km. Il condotto parte da Vyborg fino ad arrivare alla città anseatica di Greifswald, permettendo così il raddoppio del flusso totale di gas trasportato verso la Germania, il quale passa da 55 a 110 miliardi di metri cubi annui. Nell’iniziativa sono coinvolte, oltre alla russa Gazprom, l’olandese Shell, l’austriaca OMV, la francese Engie e le tedesche Uniper e Wintershall. La costruzione dell’ultimo miglio è sospesa da diverso tempo ormai, segno di una parziale ritrosia da parte di Berlino di approfondire la proprio interdipendenza economico-energetica con Mosca.  Tuttavia, sarebbe riduttivo sostenere l’esistenza di un nesso di causalità che lega direttamente l’attuale frizione UE-Russia e la ritrosia tedesca nel completare il gasdotto.

Esistono ragioni di politica estera, nonché di dialettica politico-istituzionale interna. Partendo dalla politica interna, Angela Merkel subisce non poche pressioni dall’opinione pubblica indignata dagli atti commessi dalla Russia, ma anche dai suoi stessi alleati di partito che promuovono una linea più filo-atlantista e quindi anti-russa. In particolare, gli aspiranti successori di Merkel alla guida della CDU e quindi anche alla cancelleria – Armin Laschet, Friedrich Merz, Norbert Röttgen – invitano ad una politica più intransigente per sanzionare la Russia usando il gasdotto nel Mar Baltico.

Sul versante estero, si registra un rinnovato attivismo tedesco in vista del consolidamento di una sfera di influenza che non sia soltanto economica e che possa aggregare i paesi europei ed essere il perno per la stabilità politica regionale. Infatti, il North Stream 2 rappresenta un pericolo non indifferente per i Paesi che oggi costituiscono la Nuova Cortina di Ferro in funzione di contenimento russo. Paesi come la Polonia hanno ostracizzato per anni il progetto russo-tedesco e sulla scorta di Varsavia si sono uniti i baltici e l’Ucraina nel chiedere la dilazione del progetto. Questo avviene perché il rafforzamento della partnership energetica tra Russia e Germania tramite maggiori flussi potrebbe erodere le commesse, pagate ora dalla Russia, per permettere il transito del gas siberiano attraverso i Paesi summenzionati e – allo stesso tempo -sarebbe più facile per la Germania diventare il principale hub energetico europeo. Ciò andrebbe a discapito di altri Stati, come quelli baltici, che hanno investito molte risorse per de-marginalizzare la loro politica energetica e renderla indipendente da quella del Cremlino.

Oltre a voler aggregare sotto la propria egida i paesi dell’ex Patto di Varsavia e garantire la stabilità all’interno dell’UE, la Germania cerca anche di non perdere il progetto con la Russia ormai prossimo al completamento e, allo stesso tempo, cerca di non finire in linea di rottura con Washington. Nonostante le pressioni dall’estero e dal fronte interno, le istituzioni tedesche sanno bene di non poter mandare in fumo quanto fatto finora, perciò restano in attesa di vedere il comportamento di Washington per valutare alcune modifiche al progetto. Nonostante le forti dichiarazioni, per il momento il North Stream 2 resterà stazionario come prima perché i tedeschi cercano di tenere assieme gli affari con la Russia, la pace commerciale con gli USA e il ruolo di stato guida dell’Unione.

(Image Credits: Euronews)

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Matteo Urbinati

Nato nell’estate del 1998 a Bologna, fin da piccolo ha nutrito un profondo interesse per tematiche politiche ed economiche. Dopo essersi diplomato al Liceo Scientifico A. Volta di Riccione, ha conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma. Durante questo periodo ha avuto la possibilità di prendere parte ad un progetto Erasmus in Estonia e a lavorare come analista nell’ambito geopolitico e affari militari. Attualmente, frequenta il corso di laurea magistrale in Global Management and Politics della Luiss Guido Carli. I suoi interessi sono da sempre la filosofia teoretica, la storia europea e l’economia. View more articles

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