UE-Marocco: Come Bruxelles (non) Sta Risolvendo La Questione Del Sahara Occidentale

Appena due giorni fa, il 29 settembre, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è nuovamente pronunciata sugli accordi di associazione tra Bruxelles e Rabat. Ultima di una lunga serie di sentenze proiettate verso l’esclusione del territorio del Sahara Occidentale, e, soprattutto, delle sue risorse, da ogni tipo di accordo commerciale, potrebbe nuovamente mettere sotto i riflettori l’ambigua relazione tra Marocco e Unione Europea.

La Corte, seguendo una linea giurisprudenziale ormai consolidata, ha annullato due accordi, uno in materia commerciale e uno in materia di pesca, il cui scopo si estendeva anche al disputato territorio sahrawi.

La confusione nasce dallo status ambiguo del Sahara Occidentale, “l’ultima colonia africana”, considerato dall’ONU un non-self-governing territory, dal Marocco parte integrante del territorio nazionale e dalla comunità internazionale una fonte di imbarazzo senza una vera e propria soluzione. 

Gran parte del territorio sahrawi, ricco di risorse naturali, è sotto il controllo del governo centrale di Rabat, con una piccola striscia desertica a est, al confine con Mauritania e Algeria, amministrata dal Fronte Polisario, entità politico-militare che si batte per il diritto all’auto-determinazione del popolo sahrawi dal 1973 e che, dal 1976, governa la Repubblica Araba Democratica dei Sahrawi. Proprio il Fronte Polisario, a fronte della firma dei due accordi di associazione tra Marocco e UE, aveva fatto ricorso alla Corte di Lussemburgo affermandone non solo il chiaro contrasto con le precedenti sentenze della Corte di Giustizia, ma anche il mancato consenso del popolo sahrawi alla loro conclusione.

Image Credits: Financial Times

L’ambiguità europea sulla questione nasce dall’apparente contrasto tra le varie istituzioni europee, divise tra una forte volontà politica di rafforzare i rapporti con il partner nordafricano e un altrettanto forte potere giudiziario, che, nel 2016, nel 2018 e nel 2019 aveva già sentenziato che gli accordi di associazione UE-Marocco non potessero applicarsi al territorio sahrawi, sulla base delle norme generali di diritto internazionale e, in particolare, del principio di auto-determinazione dei popoli. 

La questione sahrawi ha assunto nuova rilevanza a partire dalla conclusione degli Accordi di Abramo dello scorso anno, che condizionavano la normalizzazione dei rapporti tra Marocco ed Israele al riconoscimento statunitense della sovranità di Rabat sul Sahara Occidentale. La reazione a catena che ha seguito tali accordi ha implicato un deciso deterioramento dei rapporti tra Marocco e Algeria, sostenitrice del Fronte Polisario e dell’indipendenza del territorio sahrawi – la sede della Repubblica Araba Democratica dei Sahrawi è, tra l’altro, su territorio algerino – e da sempre critica dell’atteggiamento ambiguo di Rabat in merito alla questione palestinese. 

Sul fronte europeo, in molti hanno esplicitamente ripudiato quanto previsto dagli Accordi di Abramo, criticando l’allora Presidente USA Trump e sottolineando il diritto del popolo sahrawi all’autodeterminazione; nella pratica, tuttavia, attraverso dichiarazioni di intenti e accordi di cooperazione con il governo centrale marocchino, può essere affermato che la risoluzione della questione del Sahara Occidentale non è tra le priorità di Bruxelles. 

Inoltre, gli interessi europei nei confronti del Marocco – in termini economici, commerciali, diplomatici, ma soprattutto securitari – decisamente superano gli interessi valoriali. Il Marocco, in particolare, funge da partner chiave dell’UE in merito alla gestione dei flussi migratori via terra e via mare, nel controllo della cosiddetta “rotta atlantica” e dei tentativi di attraversamento del confine con le enclaves spagnole di Ceuta e Melilla. Proprio pochi mesi fa, tra l’altro, l’interconnessione tra questione sahrawi e nodo migratorio era stata la causa di un’escalation di tensioni tra Marocco e Spagna.

Mentre il Sahara Occidentale continua ad essere un irrisolto tassello nel complicato scenario nordafricano, sempre più in tensione, l’UE sconta una politica estera traballante e duale, non solo a livello istituzionale, ma anche a livello di obiettivi, rincorrendo legittimi interessi economici e securitari ma, allo stesso tempo, desiderando un ruolo di “potere normativo” nello scenario internazionale. 

About The Author

Angela Venditti 

Nata a Foggia nel 1999, nutre un profondo interesse per le relazioni internazionali, la cooperazione allo sviluppo e la geopolitica. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche nell’estate 2020, ed è attualmente studentessa del corso di laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Complice la partecipazione al progetto Erasmus all’Institut d’Études Politiques SciencesPo Paris, ha potuto approfondire tematiche legate al continente africano, diventato fonte di interessanti spunti e ricerche. È amante della letteratura francese e delle lingue, ed è grande appassionata di F1. View more articles.

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