Verso l’Obbligo Vaccinale: Il Dibattito Politico Si Infiamma

L’ultimo tema a dividere il governo Draghi riguarda l’estensione del Green Pass: il certificato “verde”, ideato a Bruxelles, che è nato per consentire di viaggiare liberamente tra i Paesi dell’UE e che ora permette di partecipare a eventi, accedere a luoghi pubblici e tornare nel posto di lavoro in sicurezza una volta vaccinati. Il tema del Green Pass divide l’esecutivo tra chi lo ritiene necessario alla regolamentazione di tutte le attività appena elencate e tra chi sposa una posizione filo no vax, adducendo motivazioni riguardo alla limitazione delle libertà personali di chi non si vaccina.

Unità nazionale a rischio 

Se a favore del Certificato Verde troviamo compatti PD, M5S, FI, IV, il principale esponente politico a mettere in dubbio l’utilità del Green Pass è il leader della Lega Matteo Salvini, il quale ha sempre frenato per un obbligo generalizzato per tutte le categorie di lavoratori. Una posizione che mette in imbarazzo gli alleati di governo ed alcuni esponenti del Carroccio stesso, in primis Giancarlo Giorgetti, l’attuale Ministro dello Sviluppo economico, più a favore della linea Draghi rispetto a quella del suo leader di partito. Per ovviare alla mancanza del Pass, il leader leghista propone tamponi gratuiti o a basso prezzo, una soluzione che assicurerebbe alla parte più scettica della popolazione di continuare a potersi non vaccinare. 

A dare supporto alla posizione di Salvini troviamo Fratelli d’Italia, la principale forza di opposizione che per voce di Giorgia Meloni ritiene il Green Pass dannoso per l’economia, problematico per la privacy ed inutile per la limitazione del contagio. Pur avendo ritirato una serie di emendamenti contrari al testo originale del decreto, a Montecitorio i deputati leghisti hanno votato a favore di una serie di modifiche al decreto stesso, avanzate da Fratelli d’Italia riguardanti l’esenzione del certificato digitale fino ai 18 anni e all’interno dei ristoranti. 

Stigmatizzo la scelta della Lega che con i voti di oggi in Commissione alla Camera contro il Green Pass ha deciso, proprio nella giornata di oggi, di fare una scelta che la pone al di fuori della maggioranza” così chiosa il segretario del PD, Enrico Letta, nel giorno della scelta del Carroccio di votare contro al decreto Green Pass in Commissione “Affari sociali”. Altri attacchi alla scelta leghista arrivano da Giuseppe Conte e dalla linea intrapresa dal Movimento 5 Stelle, il quale non esclude l’obbligo vaccinale generalizzato e chiede a Salvini di chiarire la propria posizione. Solo il Consiglio dei Ministri di venerdì 17 settembre ha potuto chiarire la posizione dei ministri del Carroccio, i quali hanno votato all’unanimità al decreto che sancisce l’estensione dell’obbligo del certificato a tutti i lavoratori. Una scelta che sicuramente ha diviso i deputati leghisti. Solo il tempo potrà dirci quanti strascichi lascerà questa decisione all’interno del partito di Salvini e quanto le battaglie fatte in aula nei giorni passati possano minare la stabilità della maggioranza. 

Un processo a tappe

Che il Green Pass sia stato uno dei principali strumenti per tornare alla normalità è stato generalmente riconosciuto. Allo stesso tempo le prime questioni sono sorte già dalle prime tappe della sua applicazione. Dopo la prima approvazione del 1° luglio 2021 con la ricezione del regolamento (953/2021) del Parlamento europeo, che disciplinava la libertà di circolazione dei cittadini UE, nel nostro Paese dallo scorso 6 agosto è stato previsto l’obbligo di questo certificato per entrare in ristoranti, musei, teatri, cinema, piscine e altre attività svolte al chiuso. Il passo successivo voluto dal Governo è arrivato con un decreto del 1° settembre 2021 volto a regolare il ritorno in classe in sicurezza per gli studenti e per il personale scolastico, un decreto che ha disciplinato anche i viaggiatori sui treni a lunga percorrenza, sulle navi e in aereo. Sempre per un maggiore monitoraggio del ritorno in classe, un ulteriore decreto approvato il 9 settembre 2021 lo ha previsto anche per i genitori che entrano negli istituti e per gli studenti universitari al fine di frequentare le lezioni in presenza. 

La svolta decisiva voluta dall’esecutivo Draghi avverrà a partire dal 15 ottobre 2021, quando entrerà in vigore il decreto-legge che estende l’obbligo del passaporto digitale a tutti i lavoratori del settore pubblico e privato. Una scelta che riguarderà 23 milioni di persone tra dipendenti pubblici, privati e autonomi, con il nodo dei lavoratori in smart working. Chi non sarà munito del Pass vedrà non giustificata la propria assenza dal luogo di lavoro e dopo 5 giorni sarà prevista la sospensione dello stipendio senza il licenziamento. A controllare il certificato sarà una figura interna degli uffici e delle aziende. Per quanto riguarda la questione tamponi, il costo sarà di 8 euro per i minori e di 15 euro per gli adulti, con una validità di 48 ore per i test rapidi e di 72 ore per i tamponi molecolari. I tamponi gratuiti verranno estesi a tutti i cittadini esentati dalla vaccinazione, in possesso di idonea certificazione medica.

Dietro all’approvazione del decreto Green Pass un obiettivo implicito dell’attuale Governo è il rilancio della campagna vaccinale, per evitare il trend delle scorse settimane che ha visto il numero di prenotazioni raggiungere il minimo da diversi mesi sotto quota 42mila in un giorno. Solo i prossimi giorni ci diranno se si riuscirà ad invertire la tendenza e spronare sempre più scettici a vaccinarsi per evitare di perdere la retribuzione lavorativa. 

Uno sguardo all’Europa

Facendo un’analisi comparata con gli altri Paesi dell’Unione si può notare come l’Italia sia stato il primo – e finora unico – Paese ad aver introdotto l’obbligo vaccinale nei luoghi di lavoro. 

Gli altri Stati comunitari si dividono tra chi richiede obbligatoriamente il Green Pass solo per determinate categorie di lavoratori e attività specifiche e tra chi lascia la scelta a discrezione dei gestori delle attività senza prevedere il minimo obbligo. Nella prima serie di Paesi troviamo Francia e Germania dove vigono disposizioni abbastanza rigide per accedere in luoghi pubblici a rischio assembramento, mentre Spagna, Belgio e i Paesi scandinavi sono esempi di Stati in cui la certificazione non ha alcuna validità interna o riconosciuta a livello nazionale. 

About the Author

Andrea Chirillo

Nato a Treviso nel 1998, da sempre appassionato di politica nazionale e relazioni internazionali. Diplomato al liceo linguistico dove ha coltivato il suo interesse per le lingue straniere, nel 2017 si trasferisce a Trento per conseguire la laurea triennale in Studi Internazionali. Attualmente vive e studia a Roma dove frequenta il corso magistrale in Governo, Amministrazione e Politica indirizzo Politica e Comunicazione presso la LUISS Guido Carli. Oltre ad essere un grande appassionato di sport, tra le sue altre passioni spiccano la lettura, la musica e la commedia italiana anni ’80.

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