L’Incontro Fra Putin E Biden: Tra Passi In Avanti E Punti Fermi Hanno Parlato Del Futuro Di Tutti Noi 

Il 16 giugno si è tenuto a Ginevra un incontro di due ore e mezza tra il Presidente USA Joe Biden e quello russo Vladimir Putin. I temi toccati sono stati vari e, mentre alcuni fra questi hanno visto un allineamento del punto di vista fra i due leader, altri hanno mostrato con chiarezza la loro lontananza di idee. 

È inutile puntualizzarlo, gli incontri che vedono coinvolti questi due Paesi sono seguiti da sempre con grande apprensione, sin da quando la Russia era ancora URSS. Questo perché il dialogo russo-statunitense tesse fili su cui si incardinano, per motivi diversi, le sorti di tutti gli atri Stati del mondo. Lo dimostra la varietà di temi su cui i due leader si sono confrontati e che ora analizzeremo nel dettaglio.

Il ritorno degli ambasciatori

Dal punto di vista diplomatico, Biden e Putin hanno annunciato il ritorno degli ambasciatori nelle reciproche nazioni. In aprile, infatti, a seguito delle sanzioni imposte dagli USA alla Russia dopo l’interferenza di Mosca nelle elezioni del 2020 e il cyberattacco che qualche mese prima aveva visto coinvolte alcune agenzie statunitensi, i due ambasciatori erano stati richiamati rispettivamente in patria. Tra le sanzioni, era prevista anche l’espulsione di dieci diplomatici russi dagli USA. A Ginevra i due leader hanno annunciato il ritorno dell’ambasciatore statunitense John Sullivan a Mosca e Anatoly Antonov a Washington.

Il caso Navalny

Sulla vicenda Alexei Navalny le posizioni dei due Presidenti sono apparse inconciliabili. Secondo Putin, l’incarcerazione del suo oppositore politico è dovuta al fatto che Navalny ha deliberatamente violato la legge, andando così incontro a legale detenzione. Dal canto suo, Biden ha detto che tenere viva l’attenzione su questo caso sarà una sua priorità. In particolare, ha dichiarato alla stampa che «nel caso in cui Navalny dovesse morire, le conseguenze sarebbero disastrose». Putin è di tutt’altro avviso rispetto alle convinzioni di Biden, secondo cui il caso del giovane oppositore non possa essere affrontato se non facendo una profonda riflessione sul tema dei diritti umani in Russia. Addirittura, il leader del Cremlino ha paragonato l’arresto di Alexei Navalny a quello a dei rivoltosi del Campidoglio seguaci di Trump, incarcerati, secondo Putin, per le loro richieste politiche. Questo paragone risulta forzato, non da ultimo allo stesso Biden. Mentre i rivoltosi di Washington tentavano con la violenza di rovesciare il risultato delle elezioni presidenziali svoltesi in piena democrazia, Navalny si batteva per l’indizione di elezioni libere in Russia.

Il discorso si è poi allargato sul tema dei diritti umani in generale e durante la conferenza stampa il leader del Cremlino ha respinto caparbiamente tutte le accuse che gli sono state rivolte in merito alla violazione di tali diritti da parte sua in Russia,  lanciando la palla all’altra parte: ha infatti menzionato le torture perpetrate nel carcere di Guantanamo e i droni americani che hanno ucciso i civili in Siria. 

Image credits: Adnkronos. L’attivista Alexei Navalny.

Gli accordi sul nucleare

Entrambe le parti hanno affermato che «non è possibile l’esistenza di vincitori in una guerra nucleare». Sono pertanto iniziate le consultazioni per la modifica dei trattati, in seguito alla volontà degli USA di voler uscire da essi.

A parte tutto, resta difficile considerare la possibilità di un’escalation nucleare fra i due Paesi, per qualsivoglia motivazione, ma la volontà di discuterne da parte di entrambi i leader sottolinea la necessità di trovare punti stabili riguardo alla questione. Infatti, il dialogo bilaterale sul nucleare è una strada molto scivolosa. Già durante l’Amministrazione Obama il reset operato non riuscì ad andare oltre la firma del Trattato New START e le iniziative prese di concerto con l’allora leader russo Medvedev sfumarono con l’arrivo di Vladimir Putin al Cremlino. Un altro punto dolente è la presenza di un attore non di poco conto sullo scacchiere mondiale: la Cina e il suo eventuale coinvolgimento nel controllo degli armamenti.

Image credit: Ansa.it. Joe Biden e Vladimir Putin al Summit di Ginevra.

Le questioni geopolitiche: l’Ucraina

Siamo ovviamente lontani dai tempi in cui il mondo era spaccato in due e Stati Uniti e Unione Sovietica, ma le questioni geopolitiche sono ancora al centro del dialogo fra i due Stati: prima fra tutte il nodo Ucraina.

Biden è stato chiaro sulla linea da tenere nei confronti di Kiev. Innanzitutto, gli USA continueranno a spingere affinché l’Ucraina aderisca alla NATO. In seconda battuta, Biden ha parlato di una progressiva militarizzazione dell’Ucraina, tramite l’impianto di basi militari statunitensi (comprese quelle missilistiche) e armamenti e lo schieramento di forze sul territorio. È particolarmente rilevante l’affermazione da parte di Biden del sostegno statunitense ad una possibile volontà dell’Ucraina di riprendersi il Donbass o la Crimea anche con la forza: in questo caso, assisteremmo ad una nuova crisi di Crimea o ad un aumentare delle tensioni nell’ambito del conflitto dell’Ucraina Orientale con l’appoggio di uno dei Paesi più potenti al mondo.

Dall’altra parte, Biden ha affermato di voler seguire la strada dell’implementazione degli accordi di Minsk, la cui esecuzione si è rivelata in questi sei anni scarna e limitata perlopiù ad uno scambio di prigionieri fra Russia ed Ucraina e ad una prefigurazione di modifica costituzionale, su proposta dell’ex ministro degli esteri tedesco Steinmeier, che garantisse autonomia ai russofoni ucraini. Il sostegno statunitense all’Ucraina si esprimerà, oltre che nella stipula di alcuni accordi commerciali, tramite l’Ukraine Security Assistance, ovvero un programma con un pacchetto di aiuti di 150 milioni di dollari per favorire la preparazione militare dell’Ucraina. In generale, seppure gli USA appoggino le tendenze revansciste dell’Ucraina, appare evidente che tanto lo Stato guidato da Biden quanto la Russia tendano a voler mantenere, in questa zona, lo status quo

Sul tavolo anche la questione della crisi euromediterranea, in particolare delle aree libiche e siriane, dove la Russia svolge un ruolo preminente: l’invito di Biden per Putin è di dare priorità alla sicurezza delle aree teatro di scontri.

Il cyberspazio

Durante il summit, Joe Biden ha proposto a Putin la creazione di una Convenzione di Ginevra informatica. Non sarà una missione dal facile esito. Putin, dal canto suo, nega qualsiasi coinvolgimento della Russia nei recenti attacchi informatici che hanno visto come vittima gli Stati Uniti, in particolare nel caso dell’oleodotto Colonial Pipeline e della vistosa operazione di hackeraggio Solar Wind, che ha colpito l’amministrazione USA stessa. In particolare, l’attacco all’oleodotto è consististo nel rubare dati alla parte lesa per ottenerne un riscatto (il cosiddetto fenomeno del ransomware). È altresì verosimile secondo gli esperti che la nazione russa non sia coinvolta e che i pirati informatici siano dei privati che riescono a sfuggire al controllo delle autorità. 

Il summit, tra promesse di collaborazione e mantenimento, in alcuni casi, delle rispettive posizioni, è stato comunque un segnale simbolico e forte della volontà di dialogo fra degli Stati Uniti in via di rinnovamento con Biden ed una Russia di tradizione putiniana da sempre poco avvezza a mettersi in discussione. La Guerra Fredda è finita da anni, siamo d’accordo. Ma se immaginiamo il globo come un filo tenuto a un capo dalla Russia e all’altro dagli Stati Uniti, con la Cina che vi esercita le dovute pressioni, dobbiamo sicuramente preoccuparci della forza che le due parti mettono nel tirare: se la corda dovesse spezzarsi, in un modo o nell’altro, ne saremmo tutti coinvolti.

(Featured Image Credits: Sputnik Notizie)

About the Author


Sofia Annarelli 

Nata a Napoli nel 1999, ha conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e sta attualmente frequentando il corso di laurea magistrale in Global Management and Politics presso la LUISS. Adora viaggiare, leggere e scoprire nuove culture. È una grande appassionata di quella statunitense: ha visitato molte volte questo Paese e nel 2019 ha preso parte ad una simulazione di una seduta delle Nazioni Unite a New York. View more articles. 

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