(Para)Astronauti Cercasi. Luca Parmitano: «Sarà Un’Evoluzione Strutturale Del Volo Spaziale»

Anche se un sondaggio Harris Poll/LEGO®[1], condotto negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Cina, rivela che i bambini di oggi hanno tre volte più probabilità di aspirare a diventare uno YouTuber (29%) che un astronauta (11%), l’86% dei bambini tra gli 8 e i 12 anni afferma di essere interessato all’esplorazione spaziale e il 90% di loro vuole saperne di più. E se invece da piccolo o piccola, come me, avresti voluto diventare un astronauta dopo aver visto i voli spaziali dello Space Shuttle, o ripercorso l’allunaggio con lo storico commento di Tito Stagno, o ascoltato i racconti di Franco Malerba, Maurizio Cheli, Umberto Guidoni, Roberto Vittori e Paolo Nespoli, ho una buona notizia per te: per la prima volta dopo 11 anni, e la quarta dal 1978, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) cerca nuove astronaute e nuovi astronauti.

Le sei nuove reclute del Corpo Astronauti Europeo il 16 giugno 2009.
Da sinistra a destra: Andreas Mogensen, Alexander Gerst, Samantha Cristoforetti, Thomas Pesquet, Luca Parmitano, Timothy Peake.
Fonte: ESA – S. Corvaja, 2009

L’ultima selezione, infatti, è avvenuta il 20 maggio 2009 ed è andata a comporre la classe che comprende:

  1. Samantha Cristoforetti (italiana), pilota di caccia dell’Aeronautica militare italiana;
  2. Alexander Gerst (tedesco), ricercatore fisico e scientifico;
  3. Andreas Mogensen (danese), ingegnere ed esperto di guida e controllo aerospaziale;
  4. Luca Parmitano (italiano), pilota dell’Aeronautica militare italiana;
  5. Timothy Peake (britannico), pilota collaudatore dell’esercito britannico;
  6. Thomas Pesquet (francese), ingegnere ricercatore, attualmente pilota per Air France.

A questo gruppo si è poi andato ad aggiungere nel 2015 il tedesco Matthias Maurer.

Tutto sulla nuova selezione di astronauti e astronaute dell’ESA 

Lo scorso martedì 16 febbraio 2021 sì è tenuta la conferenza stampa in italiano a cui hanno partecipato il neo-Direttore Generale dell’ESA Josef Aschbacher, l’Astronauta ESA Luca Parmitano, la Chief Diversity Officer Ersilia Vaudo-Scarpetta, la Responsabile del Modulo Abitativo Gateway Sara Pastor e la Human Resources Business Partner Antonella Costa.

Il bando di concorso sarà aperto dal 31 marzo al 28 maggio 2021 e Luca Parmitano auspica di «raccogliere il doppio, o il triplo delle 8.420 domante di undici anni fa e magari registrare una partecipazione più equilibrata». I titoli di studio richiesti, oltre ad almeno tre anni di esperienza lavorativa post lauream, sono una Laurea magistrale (o superiore) in Scienze Naturali (Fisica, Chimica, Biologia, Scienze della Terra, dell’atmosfera o degli oceani), Medicina, Ingegneria, Matematica, Informatica, oppure un attestato da pilota collaudatore sperimentale. Gli altri requisiti minimi consistono nell’essere under 50, essere cittadini di un Paese membro dell’ESA, conoscere la lingua inglese e almeno una seconda lingua.

Vaudo-Scarpetta sostiene che questa campagna astronautica assume una dimensione estremamente forte, innanzitutto perché permette di amplificare la visibilità dell’impegno e dell’importanza che l’ESA dà alla diversità: l’intenzione è di riuscire ad avere candidature anche da una grande proporzione di ragazze europee. Infatti, sottolinea, «non ci basta più quel 16% che ha fatto domanda nelle campagne precedenti e abbiamo anche messo in atto una serie di soluzioni, tra cui una campagna molto capillare proprio per portare lo spazio dove magari di solito non arriva».

Ma un’Agenzia Spaziale non è mai stata così inclusiva: per la prima volta, nel bando viene inserito il progetto Parastronaut Feasibility Project – progetto di fattibilità per parastronauti – che permetterebbe a persone con diversi tipi di disabilità fisica di poter partecipare alla selezione. Per stabilire i tipi di disabilità ammissibili, l’ESA si è interfacciata con il Comitato Paralimpico Internazionale confrontando ciascuna categoria con i requisiti richiesti nelle missioni spaziali.

Infografica creata per la campagna di selezione dei parastronauti dell’ESA.
Fonte: ESA

Potranno inviare la domanda di partecipazione al bando:

  • persone con uno o due arti inferiori mancanti dalla nascita e/o per un’amputazione; nello specifico a chi manca uno o due piedi considerando anche le caviglie o a chi manca una o due gambe sotto il ginocchio;
  • persone che hanno una differenza di lunghezza fra le gambe per un trauma o dalla nascita;
  • persone la cui statura è inferiore a 130 centimetri.

Vaudo Scarpetta prosegue dicendo che vi è una grande attenzione ai temi della diversità per valorizzarla e favorirla sia nel mondo intero ma anche nell’ESA, perché è sicuramente una delle loro caratteristiche e più grandi ricchezze. L’Agenzia conosce profondamente il valore della diversità perché vi sono colleghi che vengono da 22 paesi, parlano 18 lingue diverse e mettendo insieme competenze, background e punti di vista riescono a fare cose «magiche», cose che nessun Paese riuscirebbe a fare da solo. La Chief Diversity Officer afferma che «da qualche anno cerchiamo di allargare il perimetro della diversità e questo non solo perché la cosa più giusta – in fondo abbiamo il dovere di rispecchiare quella è che la composizione della nostra società e della nostra Europa –  ma anche perché è la cosa più intelligente da fare. Noi come ESA abbiamo l’ambizione di immaginare e rendere possibile il futuro. Per riuscire a farlo, abbiamo bisogno di questa ricchezza di prospettive, abbiamo bisogno di pensarla diversamente, abbiamo bisogno di saper trovare delle soluzioni che non sono quelle della familiarità».

Continua poi: «Per l’ESA l’esplorazione non è conquista, né una corsa l’una contro gli altri. L’esplorazione per noi è portare i valori dell’Europa: l’inclusione, prendersi cura del nostro pianeta, cercare la conoscenza e anche in qualche modo la responsabilità verso le future generazioni di riuscire a trasmettere questa voglia di esplorare, questa voglia di andare dove non si è ancora stati».

Durante la conferenza stampa, la nostra redazione è riuscita in esclusiva a chiedere al prestigioso panel come il COVID-19 influirà sul processo di recluta e addestramento dei futuri astronauti, qualche dettaglio sull’addestramento per il futuro parastronauta e se ci saranno delle variazioni rispetto al programma standard e, infine, quali saranno i prossimi passi in programma per aumentare l’inclusione delle minoranze e della diversità.

Antonella Costa esordisce rivelandoci che «quando abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto, il COVID-19 non c’era – quindi parliamo di più di un anno fa – e dopodiché ci siamo dovuti, come tutti, adattare a nuove modalità di lavoro e di telelavoro e ci siamo domandati: “ha senso continuare oppure no?” La risposta unanime è stata sì, ha senso continuare. Quindi abbiamo stabilito quella che è nella nostra scaletta di attività con le varie fasi del processo di selezione. Ovviamente dovremo rimanere flessibili ed eventualmente, qualora ci dovessero essere ancora restrizioni in termini di viaggio e di mobilità, cercare di riadattarci. Abbiamo comunque considerato una serie di soluzioni che ci permetteranno orientativamente di portare a termine la campagna così come l’abbiamo prevista e di avere l’annuncio dei nuovi astronauti e delle nuove astronaute a ottobre 2022. Nel momento in cui poi dovessimo appunto arrivare – come ci auguriamo – ad aver selezionato i nuovi colleghi e le nuove colleghe dovrà iniziare la parte di addestramento. Il primo anno richiede la presenza principalmente nella zona di Colonia, quindi mi auguro che la prima fase del training sia fattibile anche perché appunto ci si potrà spostare all’interno dell’Unione Europea. Sinceramente mi auguro che fino ad allora questa pandemia ci permetterà di ritornare più o meno a quella che era la nostra vita precedente».

Dopo la Human Resources Business Partner, risponde Luca Parmitano, primo comandante italiano della Stazione Spaziale Internazionale e dallo scorso settembre a capo dell’Ufficio operazioni astronauti dell’ESA, specificando che «per quanto riguarda l’addestramento dei colleghi e delle colleghe che verranno selezionati all’interno del Corpo [Astronauti Europeo], sicuramente continueremo con quelle che sono le linee guida indicate dai vari Paesi sulle misure di sicurezza per evitare qualsiasi tipo di contagio. Anche adesso con dei colleghi in addestramento cerchiamo di limitare per quanto possibile l’esposizione e dove è possibile facciamo attività a distanza. La implementiamo dove non è possibile e chiaramente abbiamo dei controlli in più per essere certi che le persone che entrano a stretto contatto con i colleghi e le colleghe in addestramento siano in sicurezza. Facciamo tracciamento e poi, come diceva Antonella [Costa, NdR], speriamo che da qui a quando gli astronauti e le astronaute selezionate faranno parte del corpo avremo delle misure un po’ più rilassate, grazie magari a una vaccinazione su grande scala. Il nostro principio, per quanto riguarda invece l’astronauta o la astronauta con disabilità che farà parte del progetto Parastronaut, è completamente diverso perché al momento non sappiamo quali saranno le risposte. Il motivo per cui vogliamo far partire questo progetto è proprio per capire come potremmo implementare l’addestramento in sicurezza. […] Vogliamo che questa non sia solo una moda passeggera, ma un’evoluzione strutturale del volo spaziale».

Ersilia Vaudo-Scarpetta scende ancora di più nel dettaglio per quanto riguarda la selezione: tutta la prima parte del processo sarà incentrata sulle competenze e solo ad uno stadio successivo, quando ci sarà una short list, subentreranno a parità di competenze altre considerazioni, ma la competenza è l’obiettivo. Conclude affermando che «durante tutto il processo saremo comunque molto attenti e che non ci sia nessuna forma di pregiudizio, di bias o comunque di situazioni in cui si preferiscono dei gruppi rispetto ad altri. Ci tengo anche molto a dire che noi come ESA non adottiamo mai negli astronauti, ma anche nella nostra campagna, forme di discriminazione positiva: il nostro impegno è nel dare a tutti uguali opportunità e questo è il nostro modo di fare diversità».

L’astronauta dell’ESA Samantha Cristoforetti si gode il panorama durante il suo 200° giorno nello spazio sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Fonte: ESA/NASA

Cristofoready? Astrosamantha tornerà a bordo della Stazione Spaziale Internazionale nel 2022

Lo scorso 3 marzo è stato inoltre annunciato che Samantha Cristoforetti è stata assegnata a una seconda missione spaziale e tornerà nella Stazione Spaziale Internazionale nella primavera del 2022. Samantha ha volato per la prima volta sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2014, in occasione della missione dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) “Futura”, tornando sulla Terra su una navicella russa Soyuz dopo circa 200 giorni di permanenza nello spazio.

Alla conferenza stampa, oltre all’astronauta italiana, sono intervenuti il Direttore Generale ESA Josef Aschbacher, il Direttore dell’Esplorazione Umana e Robotica ESA David Parker e il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) Giorgio Saccoccia.

Aschbacher apre l’incontro tessendo le lodi di Cristoforetti: « È un modello eccellente per chiunque si candidi alla selezione per astronauti ESA 2021/22 annunciata nei giorni scorsi. Sono entusiasta di vederla proseguire in orbita il lavoro essenziale degli scienziati europei poiché ispira tutti gli europei a esplorare oltre e a raggiungere nuovi obiettivi per il beneficio sulla Terra. Quello che farà a bordo dell’ISS è scienza e ricerca preziose qui sulla Terra, ma anche in preparazione alla Luna, la nostra seconda casa nel Sistema Solare. Il mio ultimo pensiero resta quello di ispirare l’umanità nella prossima generazione».

Cristoforetti annuncia di essere grata delle numerose opportunità di crescita professionale offertele in questi anni, da quando è tornata dalla sua prima missione. «Ma tornare sulla ISS, la mia casa lontano da casa, è sempre rimasto il mio desiderio più grande. Sono onorata di essere stata assegnata ad una seconda missione spaziale e non vedo l’ora di tornare a rappresentare l’Italia e l’Europa in orbita, contribuendo alle attività di ricerca scientifica e sviluppo tecnologico in microgravità» aggiunge Samantha.

Dopo averle chiesto qual è la sua sensazione riguardo al progetto Parastronaut, l’astronauta italiana ci risponde di «aver sempre visto l’esplorazione spaziale e quello che facciamo in termini di human flights nello spazio come due percorsi che vanno nella stessa direzione: da una parte stiamo davvero ampliando i confini di dove possiamo andare, cosa possiamo fare, dove possiamo costruire strutture e stabilire una presenza umana permanente e il prossimo passo è sicuramente lo spazio cis-lunare e poi la superficie lunare. L’altro percorso è che mentre spingiamo quel confine ci assicuriamo anche di consolidare ciò che abbiamo raggiunto finora. Per esempio, in questo caso, l’orbita terrestre bassa in termini di accesso e disponibilità non può rimanere per sempre appannaggio di un numero molto piccolo di persone selezionate con criteri molto ristretti, come avviene di solito per gli astronauti, quindi penso che questi individui che selezioneremo con qualche disabilità ci aiuteranno davvero ad aprire quella porta, e questo è un po’ un passo mentale e io… Sarò onesta, non è stato facile neanche per me all’inizio, ma i miei pensieri si stanno evolvendo su questo e penso che la chiave sia davvero adattare la tecnologia per rendere lo spazio più accessibile. Con questo Parastronaut Feasibility Project stiamo davvero cercando individui eccezionali là fuori, dei pionieri che sarebbero davvero assolutamente qualificati per volare nello spazio».

Vaudo-Scarpetta ha aggiunto che «in fondo andare oltre è il nostro business, il nostro desiderio. E in senso letterale, visto che desiderare significa essere lontani dalle stelle, quindi desiderare questa voglia di ricongiungerci in qualcosa di più grande di noi che anima quello che facciamo e sicuramente anima quella che l’esperienza di un astronauta». E nel suo libro Diario di un’apprendista astronauta, Samantha Cristoforetti scrive che «Siamo una stella cadente: se fosse notte, qualcuno, forse, ci vedrebbe ed esprimerebbe un desiderio».

Nuovi desideri, nuovi astronauti e astronaute che grazie all’ESA potranno trovare senza barriere il loro posto tra le stelle.

[1] I sondaggi sono stati condotti online da The Harris Poll per conto di LEGO tra i bambini provenienti da Cina (n=1.000), Stati Uniti (n=1.000) e Regno Unito (n=1.000) di età compresa tra 8 e 12 anni (dal 30 maggio all’8 giugno 2019) e 326 genitori con almeno un bambino di età compresa tra 5 e 12 anni (17-22 maggio 2019) in Cina (n=250), Stati Uniti (n=326) e Regno Unito (n=241). I bambini intervistati sono stati reclutati tramite il loro genitore o tutore. I campioni in entrambe le indagini sono stati ponderati sulle variabili demografiche (tra cui età, sesso, regione, e altri) per corrispondere alla distribuzione nella popolazione. Le indagini online non sono basate su un campione probabilistico e quindi non è possibile calcolare una stima dell’errore teorico di campionamento.

(Featured Image Credits: SERGEI ILNITSKY/POOL/AFP via Getty Images)

About the Author:


Margherita Pucillo

Nata ad Anzio nel 1999, è particolarmente interessata alle interazioni tra tecnologia e società, alla comunicazione pubblica della scienza e alle politiche di genere. Dopo la maturità classica e la laurea triennale in Scienze Politiche, sta proseguendo il suo percorso universitario presso la LUISS Guido Carli con il corso magistrale in Governo, Amministrazione e Politica, indirizzo Politica e Comunicazione. Da un biennio è membro della Consulta Giovanile del Pontificio Consiglio della Cultura. Tra le sue passioni ci sono anche la scherma, il laboratorio teatrale e lo speaking radiofonico. View more articles.

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