La Storia Dell’Impeachment Negli Stati Uniti: Da Johnson a Trump

Il 13 febbraio l’ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato assolto dal Senato nell’ambito del secondo processo di impeachment che lo ha visto protagonista. Ovviamente, non è la prima volta nella storia del Paese che viene avviato un procedimento giudiziario di questo tipo. Tuttavia, in tutta la storia degli USA, mai nessun Presidente è stato deposto dall’incarico in seguito ad una positiva conclusione del procedimento di messa in stato di accusa. Ma che cosa vuol dire davvero impeachment e quali sono stati i predecessori di Trump che vi sono stati sottoposti? Scopriamolo insieme.

Il significato letterale della parola “impeachment” è “incriminazione”, specificatamente dei membri dell’esecutivo o di un pubblico ufficiale.  L’Articolo 2, sezione IV della Costituzione degli Stati Uniti d’America provvede a menzionare gli illeciti che rendono il Presidente passibile di destituzione ed il Congresso è competente a pronunciarsi circa le accuse rivolte al soggetto in questione. In altre parole, viene messo in stato di accusa il Presidente sospettato di aver violato la Costituzione.

                                                           Andrew Johnson

 Il democratico Andrew Johnson fu il primo capo di Stato statunitense contro il quale fu mossa questa accusa. Divenuto Presidente nel 1865, ereditò la difficile situazione in cui versava il Paese dopo la tragica morte di Lincoln. Ci furono tre tentativi di impeachment nei suoi confronti.

Il primo fu quando pose il veto al Freedmen’s Bureau Bill, un disegno di legge per la creazione di un apposito Ufficio con l’obiettivo di assicurare cibo, medicine, riparo, istruzione ed un luogo dove stabilirsi agli schiavi ormai liberi degli Stati meridionali, oltre alla regolamentazione dei rapporti di lavoro. Nonostante lo strappo creatosi fra il Presidente ed il Republican Party, l’atto venne approvato e quindi le accuse contro Johnson ritirate.

Nel 1867, il capo dello Stato ed il Congresso si fronteggiarono in un feroce testa a testa per l’approvazione del Tenure of Office Act, una legge che avrebbe posto un limite ai poteri presidenziali, di fatto impedendogli di poter licenziare i funzionari civili senza il consenso del Senato. Anche questa volta, i repubblicani riuscirono a spuntarla, imponendosi sul veto presidenziale.

Nello stesso anno si verifico l’ultimo ed unico tentativo  di mettere in stato di accusa Johnson, senza tuttavia concludersi in una sua condanna: fu una diretta conseguenza dell’approvazione del Tenure of Office Act e della sua violazione da parte del Presidente. Quest’ultimo licenziò il funzionario Stanton e assunse al suo posto Grant, considerato più in linea con il suo credo politico — che si potrebbe definire razzista, data anche la “fortissima tendenza a simpatizzare” per i latifondisti ex schiavisti degli Stati meridionali —. Contestualmente, si verificò anche un importante conflitto all’interno del Partito repubblicano: fra i 19 che votarono per l’assoluzione vi erano anche i cosiddetti “Republican recusants”, che si misero contro il proprio partito per salvare il Presidente dalla destituzione, in nome della tutela della Costituzione. 

                                                                Richard Nixon

In questo panorama, il caso Nixon assume sicuramente un contorno particolare. Il processo di impeachment contro Nixon fu voluto dalla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America nel 1973, a seguito ed a causa dei fatti accaduti all’Hotel Watergate: si trattò di intercettazioni illegali a danno del Partito Repubblicano, che aveva il suo quartier generale al sesto piano del complesso di Washington. Il ruolo della stampa fu, in questa vicenda, cruciale: la vicenda che portò alle dimissioni di Nixon nacque da un’inchiesta portata avanti da due giornalisti del Washington Post, Carl Bernstein e Bob Woodward, i quali non si limitarono a riportare le notizie che venivano fuori man mano che si procedeva nell’indagine, ma sistematizzarono i risultati delle loro inchieste in un libro, la cui risonanza, non solo all’interno della nazione americana, ebbe un impatto rimarchevole, a tal punto che la vicenda che di fatto decretò la fine della Presidenza Nixon è passata alla storia con il nome ad essa data dai giornalisti che se ne occuparono: scandalo Watergate. il Presidente si dimise il 9 agosto 1974, prima che la Camera potesse votare sugli Articoli di impeachment. Pertanto, il processo di impeachment contro Nixon non iniziò mai, però è facile comprendere come il solo fatto di aver rinunciato all’incarico presidenziale costituisce di per sé non soltanto un unicum, ma un evento talmente particolare da far pensare che i reati di cui il Presidente sarebbe stato eventualmente accusato a carico del Presidente fossero particolarmente gravi.

Fonte: The White House

 

                                                                         Bill Clinton

Ex governatore dell’Arkansas e quarantaduesimo Presidente degli Stati Uniti, fu protagonista di un procedimento parlamentare che si articolò essenzialmente in due fasi. Promosso dagli esponenti repubblicani della Camera dei deputati come un processo per spergiuro e ostruzione alla giustizia, prese avvio nel 1998 dopo la denuncia per molestie sessuali a carico del Presidente da parte della giornalista Paula Jones, perpetrate nel 1991, quando Clinton era ancora governante dell’Arkansas. 

Le altre due imputazioni su cui si incardinò la seconda parte del processo cominciata nel 1999, ovvero ancora una volta quella di spergiuro e di abuso di potere, non arrivarono al Senato. Chiamato a rispondere alle accuse della Jones, in quello stesso processo Bill Clinton negò di aver avuto “rapporti personali” che esulassero dal legame professionale con la psicologa Monica Lewinsky, stagista presso la White House durante il primo mandato della sua Presidenza. Inoltre, secondo Ken Starr, il quale presedette l’inchiesta, Bill Clinton avrebbe cercato, interfacciandosi con l’avvocato della Lewinski, di “comprare il silenzio” della stessa offrendole un posto di lavoro alle Nazioni Unite, di fatto ostruendo la giustizia cercando di corrompere la psicologa. Il Presidente impeached tentò anche di ostruire la giustizia obbligandola a sottoscrivere una dichiarazione giurata in cui negava la loro relazione. Ancora più̀ grave fu il tentativo di influenzare la sua segretaria personale Betty Currie sul contenuto della deposizione che ella avrebbe dovuto rilasciare davanti al Gran Giurì.  

Quello di Clinton fu un caso caratterizzato da una forte mobilitazione popolare, dovuta anche alla vasta copertura mediatica data al processo. Nella votazione per il reato di falsa testimonianza 10 senatori repubblicani e 45 democratici sostennero che Clinton non dovesse essere dichiarato colpevole: da tale accusa venne quindi assolto con 55 voti favorevoli e 45 contrari. Anche il secondo capo di imputazione, quello per il quale il Presidente era accusato di aver ostruito la giustizia, non raggiunse il numero di favorevoli alla destituzione (i due terzi dei senatori, ovvero 67), ma il Senato si spaccò esattamente a metà: 50 senatori votarono per l’assoluzione di Clinton e gli altri 50 lo ritennero colpevole invece del reato di cui era accusato. Una volta dichiarato innocente per entrambi gli illeciti che lo videro imputato nella prima parte del processo contro di lui, la nuova accusa contro Clinton assunse un carattere particolare ed inusitato se guardiamo alla giurisprudenza statunitense: la senatrice democratica Dianne Feinstein propose una “condanna morale” per il Presidente, a causa del suo comportamento da ella considerato “vergognoso e indifendibile”, ma la mozione non passò.

                                                                   Donald Trump

L’ultimo Presidente contro il quale si è avviato un processo per impeachment è stato il repubblicano Trump. Si è cercato più volte di avviare un procedimento contro di lui: possiamo praticamente affermare che da quando è stato eletto capo di Stato nel 2016, la spada di Damocle di un eventuale processo di impeachment ha sempre pesato sulla sua testa. Il primo processo di impeachment a suo carico è stato promosso dalla Speaker della Camera Nancy Pelosi ed è conosciuto con il nome di “Ucrainagate”. Trump è stato accusato di aver fatto pressioni sul Presidente ucraino Volodymyr Zelensky affinchè venissero avviate delle indagini sugli affari in Ucraina del figlio di Joe Biden, al tempo uno dei candidati democratici alle elezioni presidenziali del 2020 ed ex Vicepresidente degli Stati Uniti durante l’amministrazione Obama. 

 

Fonte: AGI
Fonte: AGI

Il secondo processo a suo carico è cominciato all’inizio del 2021 dopo i fatti di Capitol Hill. L’accusa ufficiale era quella di aver incitato i suoi sostenitori ad assaltare il Campidoglio. Anche questa volta l’ex Presidente è stato assolto con il numero più altro di defezioni nel suo partito di appartenenza: 7 senatori repubblicani lo hanno ritenuto colpevole, ma ciò non è bastato per procedere alla sua condanna. Un esito ritenuto scontato da molti. È rilevante che, grazie a questa assoluzione, Trump potrà partecipare nuovamente alla corsa alla Casa Bianca fra quattro anni per svolgere un eventuale secondo ed ultimo mandato.

About the Author


Sofia Annarelli 

Nata a Napoli nel 1999, ha conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e sta attualmente frequentando il corso di laurea magistrale in Global Management and Politics presso la LUISS. Adora viaggiare, leggere e scoprire nuove culture. È una grande appassionata di quella statunitense: ha visitato molte volte questo Paese e nel 2019 ha preso parte ad una simulazione di una seduta delle Nazioni Unite a New York. View more articles. 

 

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