Yemen: Un Paese In Bilico

Il 29 gennaio scorso giungeva da Palazzo Chigi la notizia dello stop all’export italiano di missili e bombe aeree verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, in osservanza della legge 185/1990. Secondo tale normativa, sino ad ora mai applicata da alcun esecutivo, sarebbero vietati esportazione e transito di materiali di armamento verso Paesi responsabili di gravi violazioni in materia di diritti umani. La revoca, che segue una misura simile intrapresa dall’amministrazione Biden negli USA, fa implicitamente riferimento al coinvolgimento dei due Paesi del Golfo in Yemen, logorato dalla guerra civile e da una crisi umanitaria descritta dall’ONU come la più grave al mondo. Eppure, la situazione in Yemen è ancora oggi generalmente ignorata, nonostante la gravità dello scenario nazionale, l’intervento esterno di importanti attori e la presenza di forti interessi regionali e internazionali.

La guerra civile: gli attori nazionali e gli avvenimenti recenti

La storia della guerra civile yemenita è iniziata nel marzo 2015, con il colpo di stato contro il presidente sunnita Hadi a opera degli Houthi, gruppo armato di ribelli ufficialmente denominati “Partigiani di Dio” (Ansar Allah). Al tempo, Hadi rappresentava il protagonista della transizione politica seguita alla Primavera Araba del 2011 e alle dimissioni di Saleh, suo predecessore nonché futuro alleato dei ribelli nei due anni successivi al golpe. Dopo l’ufficializzazione del coup da parte degli Houthi, Hadi, conservando ancora la carica di presidente ad interim, si era rifugiato nella città di Aden, nel sud dello Yemen. Tuttavia, anche quest’area del Paese era — ed è — caratterizzata da particolare instabilità.

Infatti, oltre all’avanzata degli stessi Houthi, che in poco tempo sono riusciti a raggiungere Ta’izz e le periferie di Aden, nel sud dello Yemen sono presenti anche i gruppi terroristici di “Al-Qaeda nella Penisola Arabica” (AQAP), gruppo stanziato nel sud-est, e dell’ISIS, nonché il Consiglio per la Transizione del Sud (STC), organizzazione secessionista che nel 2018 era riuscita a prendere il controllo della sede del governo legittimo.

Image Credits: Sana’s Center for Strategic Studies

Il quadro yemenita, dunque, appare tripartito, con il reciproco antagonismo fra il governo “legittimo” di Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale, le forze anti-governative degli Houthi, recentemente classificate come gruppo terroristico dagli Stati Uniti, e i secessionisti del Sud. Tuttavia, è giunto recentemente un segnale incoraggiante riguardo alla ricomposizione della frattura fra forze governative e Consiglio per la Transizione del Sud. Infatti, il 18 dicembre scorso è stata annunciata l’implementazione dell’Accordo di Riyad del 2019 e la formazione di un governo di coalizione fra le forze politiche legittime di Hadi e i separatisti del Sud. Nonostante questa possibilità di ricomposizione, la tensione in Yemen non sembra affievolirsi, come dimostrato dall’attacco terroristico avvenuto a fine 2020 all’aeroporto di Aden in concomitanza dell’insediamento del nuovo governo, attacco poi condannato dalla comunità internazionale e attribuito da alcuni al gruppo armato degli Houthi.

Gli attori esterni

L’internazionalizzazione della guerra civile yemenita viene inaugurata nel 2015 con l’intervento armato, supportato da diverse potenze occidentali, dell’Arabia Saudita, simbolo dell’Islam sunnita, intervenuta a favore delle forze governative e contro i ribelli Houthi, che, secondo molti, sarebbero invece supportati e assistiti dall’Iran, roccaforte dell’Islam sciita. La guerra in Yemen si sarebbe dunque tradotta in un campo di battaglia tra i due giganti del mondo arabo, determinati non solo a diventare Paese-guida del mondo islamico, ma in particolare a espandere la propria zona di influenza nel Medio Oriente. Un terzo tassello di questo complesso scenario è rappresentato dagli Emirati Arabi Uniti (EAU), la cui posizione rispetto alla distribuzione di potere in Yemen e, in particolare, rispetto all’azione saudita, risulta più sfumata. Infatti, il governo emiratino ha inizialmente rappresentato un alleato-chiave nell’intervento saudita in Yemen nel 2015, a cui è seguito però un graduale depotenziamento del supporto offerto a Riyad e la decisione degli EAU di sostenere le forze separatiste del Sud. In ogni caso, tale scelta di Abu Dhabi non è mai stata intesa come una vera frattura con l’Arabia Saudita, e il recente annuncio della formazione del governo di coalizione conferma l’impegno congiunto dei due Paesi nel proporre alla popolazione una soluzione politica inclusiva e unitaria ed esplicitamente anti-Houthi.

La crisi umanitaria più grave al mondo

L’intensificazione del conflitto interno ha lasciato e continua a lasciare segni evidenti sulla popolazione yemenita. I dati relativi a quella che viene definita come la crisi umanitaria più grave al mondo, come denunciato dall’ONU, sono allarmanti: secondo Save the Children, infatti, l’80% della popolazione, tra cui 5,4 milioni di bambini, necessita di assistenza umanitaria. Inoltre, non contando le vittime civili degli attacchi reciproci perpetrati dalle varie fazioni, i fenomeni diffusi di malnutrizione e mancanza di accesso a cibo e servizi igienico-sanitari sono stati ulteriormente aggravati dalla pandemia.

Image Credits: United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

Ciò che emerge dal quadro precedentemente delineato è non solo la complessità della guerra civile yemenita, dovuta alla frammentazione interna e al coinvolgimento di diversi interessi regionali e internazionali, ma anche la gravità della crisi umanitaria che sta interessando il Paese.

Tutto ciò però si scontra con il muro di silenzio dei media internazionali.

(Featured Image Credits: AFP PHOTO / Mohammed HUWAIS)

About the Author


Valeria Pia Soricelli


Nata a Benevento nel 1998, è appassionata di geopolitica e relazioni internazionali, con particolare interesse verso il Medio Oriente. Ha conseguito il diploma di maturità classica e la laurea triennale in Scienze Politiche. Attualmente è studentessa del corso magistrale in International Relations presso la LUISS Guido Carli e sta svolgendo il tirocinio nella sezione Relazioni Bilaterali dell’Ambasciata Britannica di Roma. Ha inoltre partecipato al programma Erasmus+ presso l’Institut d’études politiques Sciences Po Paris. Da includere tra le sue varie passioni anche la musica rock, il canto e il cinema francese. View more articles. 

 

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