WhatsApp: La Nostra Privacy È In Pericolo?

Un fulmine a ciel sereno? Sicuramente. Dal 7 gennaio, WhatsApp, applicazione leader nel mondo della messaggistica istantanea, ha provveduto ad inviare un avviso a tutti i suoi utenti per informarli di un’imminente modifica delle condizioni per il trattamento dei loro dati personali. Con scadenza inizialmente entro l’8 febbraio, poi posticipata al 15 maggio, ciascun iscritto dovrà accettare le nuove regole che, soprattutto fuori dall’Unione Europea, creeranno non pochi problemi in termini di tutela della privacy. In caso contrario, Whatsapp provvederà ad eliminare gli account degli utenti, impedendo l’utilizzo del servizio.

Le modifiche introdotte da WhatsApp fuori e all’interno dell’UE

Negli USA e in diverse parti del mondo, UE esclusa, i nuovi termini di utilizzo presentati da WhatsApp hanno causato numerosi dubbi e malumori. Infatti, l’applicazione è intenzionata a rendere obbligatoria la condivisione di dati dei suoi utenti con Facebook per obiettivi commerciali e per perfezionare la navigazione dell’utente all’interno della piattaforma. In questo modo Facebook, che ha già acquistato WhatsApp nel 2014, rafforzerà ancora di più il suo potere nel mercato dei social network, finendo per disporre di dati, come il numero di cellulare, l’elenco dei contatti o i contenuti dello “stato” dell’utente, che saranno poi utili per proporre pubblicità personalizzata. Se è vero che già da tempo questa condivisione di informazioni era effettuabile, l’entrata in vigore delle nuove condizioni la renderà obbligatoria.

Cambiamenti molto minori avverranno, invece, sul territorio dell’Unione Europea — e quindi anche in Italia —, dove, dal 2018, è in vigore il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) che, tra i vari aspetti, impone l’obbligo di trasparenza e adeguatezza nel trattamento dei dati personali degli individui. In questo caso, anche se Facebook sarà ancora in grado di poter accedere all’indirizzo di posta elettronica con cui gli utenti si registrano all’interno della piattaforma, non potrà, tuttavia, usare queste informazioni per profilare gli utenti e inviare loro pubblicità targhettizzata e, soprattutto, non potrà obbligare WhatsApp a condividere i dati degli iscritti al celebre servizio di messaggistica istantanea. Nonostante ciò, WhatsApp ha inviato la notifica anche agli utenti europei per due motivi: prima di tutto, consolidare l’arrivo di “WhatsApp Business”, l’applicazione che permette a piccoli imprenditori e aziende di comunicare in maniera agevole con i propri clienti, e, secondariamente, rendere noto l’aggiornamento periodico delle condizioni di utilizzo. Leggendo il testo della nuova informativa, non emergono quindi differenze rilevanti in merito alla tutela della privacy dei cittadini europei.

Morale della favola? Se si vive nell’Unione Europea, dove, a differenza di altre parti del mondo, esiste un regolamento specifico relativo al rispetto e al trattamento dei dati personali, non ci sono particolari motivi di essere preoccupati per WhatsApp, se non lo si è stati fino ad ora. Questo, in ogni caso, non deve far dimenticare che WhatsApp condivide da anni con Facebook alcuni dati degli utenti. Tuttavia, la differenza tra UE e il resto del mondo è che, in teoria, questa condivisione non può essere portata avanti per scopi di marketing, ma solamente per ragioni di sicurezza o di carattere tecnico. Anche all’interno dell’UE, nella pratica, non sempre queste regole sono state rispettate, ma, sicuramente, la presenza del GDPR può far tirare un sospiro di sollievo ai tanti utenti che, ogni giorno, chattano, lavorano e si divertono con WhatsApp.

Negli ultimi giorni, comunicata la notizia delle modifiche al trattamento dei dati, numerosi iscritti si sono trasferiti su altre applicazioni concorrenti come Telegram o Signal, nella speranza che le loro informazioni potessero essere maggiormente preservate.

Ma è davvero così? Non proprio. L’iscrizione a social network e a servizi online di messaggistica presuppone, infatti, una sorta di compromesso, secondo il quale i dati di un individuo vengono protetti da agenti esterni a costo che ciascun iscritto sia disposto ad aggiornare la piattaforma in merito ai propri dati, interessi e gusti. In un mondo sempre più interconnesso, i social media garantiscono una comunicazione di carattere orizzontale, in cui ciascuno rinuncia a una parte della propria riservatezza per far parte di un grande circuito di partecipazione collettiva, in cui l’interazione e la condivisione sono all’ordine del giorno.

About the Author


Matteo Di Mario

Classe 1998, originario di Rieti. Dopo la maturità classica conseguita nel 2017, nel luglio 2020 si è laureato in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove attualmente sta svolgendo la specializzazione in Marketing.
Collabora con “Il Messaggero” dal 2016 e ha una grande passione per tutto ciò che ruota intorno alla comunicazione. È infatti anche addetto stampa e responsabile della comunicazione del Gruppo FAI Rieti, speaker radiofonico presso MEP Radio Organizzazione e Radioluiss e responsabile attualità, diritto ed economia del giornale universitario “Globe Trotter”. Tra gennaio e aprile 2020 ha poi svolto uno stage presso l’Ufficio Stampa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Non sa stare senza musica, ed è attratto dalla fotografia e dalle tecnologie digitali. View more articles

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