Conte Sotto Attacco: Gli Scontri Nella Maggioranza E L’Ipotesi Di Un Governo Draghi

Premier assediato. Per la prima volta da quando è approdato alla presidenza del Consiglio, Giuseppe Conte è osteggiato da tutti. Renzi chiede modifiche su ristoranti, cultura e sport. Ma il presidente è categorico: «il Dpcm non cambia». Nel frattempo, la paura per manifestazioni violente apre la strada a possibili nuovi esecutivi. L’ipotesi di un governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi – seppur remota – potrebbe avere qualche possibilità. Di sicuro servono cambiamenti urgenti nella gestione della difficile condizione economica. Prima che la situazione travolga tutto e tutti.

Malumori nella maggioranza

«Mentre si chiedono sacrifici – scrive Renzi nella sua eNews – sarebbe molto utile che il governo chiarisse questi punti. E ci spiegasse quali sono i dati scientifici e le analisi sui quali si prendono le decisioni: i dati scientifici, non le emozioni di un singolo ministro». Così il leader di Italia Viva – particolarmente battagliero nei confronti del premier – nel chiedere modifiche al Dpcm. Inoltre, il senatore fiorentino definisce lo stop dei ristoranti alle 18 come «tecnicamente inspiegabile» e, infatti, chiederà a Conte di tenerli aperti fino alle 22. Come se non bastasse, anche i dem iniziano ad essere insofferenti nei riguardi del premier. Il segretario del PD, Nicola Zingaretti, chiede a Conte un cambio di passo, la capacità di fare sintesi e un tavolo bipartisan per coinvolgere le opposizioni. «Non puoi pensare di chiamarli 5 minuti prima e leggergli il Dpcm, così non funziona». Così Zingaretti a seguito dell’incontro in Direzione PD. Il segretario non risparmia colpi neanche per Renzi e i 5 stelle, che avevano iniziato a criticare il Dpcm sulle nuove limitazioni poche ore dopo aver contribuito a dargli forma. Egli, infatti, afferma che «è eticamente intollerabile stare con i piedi in due staffe in questo momento di difficoltà».

La reazione di Conte

«Ora è il momento della responsabilità. La politica – e questo vale soprattutto per chi è al governo – deve saper dar conto delle proprie scelte ai cittadini, assumersi la responsabilità delle proprie azioni e non soffiare sul fuoco del malessere sociale per qualche percentuale di consenso nei sondaggi». Così il presidente del Consiglio, provando a mettere in guardia i componenti della propria maggioranza da comportamenti inadeguati. Conte, infatti, accusandoli di scarsa memoria, afferma che «il Dpcm è nato da un lungo confronto tra tutte le forze di maggioranza, rappresentate dai rispettivi capi delegazione». Nonostante le parole del premier, la situazione non sembra calmarsi. Tali battibecchi interni, infatti, stanno alimentando ulteriormente quelle richieste di cambio di passo che da più tempo si rivolgono all’esecutivo. Queste istanze sembrano ancora più concrete oggi, considerando che anche chi, come il Pd, è stato sponsor del premier, sembra non esserlo più.

L’ipotesi Draghi

Se il clima di insofferenza dovesse aumentare, sia nelle piazze che all’interno dell’esecutivo, l’ipotesi di un governo nazionale o di «salute pubblica» potrebbe essere presa in seria considerazione. A tal proposito, sembrerebbe che pochi giorni fa l’ex presidente della BCE, Mario Draghi, abbia rifiutato la presidenza di Goldman Sachs. Tale evento ha portato in molti a pensare che l’ex numero uno di Francoforte sia interessato a Palazzo Chigi o – addirittura – al Quirinale. Nonostante siffatte speculazioni, ciò che è evidente è che Draghi preferisce restare lontano dai riflettori e forse – almeno per il momento – fuori dalla mischia. Tuttavia, se glielo chiedesse il Quirinale, Draghi difficilmente potrebbe rifiutare. È doveroso precisare, però, che l’attuale premier Conte gode di una buona reputazione in Europa e questo perché sia Bruxelles che Berlino sono ben coscienti del fatto che lui sia uno dei pochi argini concreti ai partiti sovranisti in Italia. Ciò che ci si chiede è se tale “protezione europea” di Conte possa essere sufficiente per scongiurare una sua prematura dipartita politica. Una riposta a tale quesito, considerando i tempi instabili che stiamo vivendo, è tutt’altro che facile.

A prescindere da chi guiderà l’esecutivo, ciò che interessa primariamente è la stabilità politico-economica del Paese. In questa delicata fase, infatti, l’Italia è imperversata da manifestazioni violente, scontri di palazzo e, soprattutto, da un’incertezza verso il futuro. A tal proposito, è più che mai lecito chiedersi se la nostra classe politica sia adatta a guidare il Paese e, soprattutto, se sia capace di far terminare un declino che sembra inevitabile. Purtroppo, in merito a tali quesiti, le risposte non sembrano essere confortanti. 

About the Author


Luca Cupelli

Nato a Cosenza nel 1998, è appassionato di storia risorgimentale, politica italiana e relazioni internazionali. Dopo una laurea triennale in scienze politiche, attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Governo, Amministrazione e Politica presso l’università LUISS Guido Carli di Roma. Nel 2019 ha lavorato come analista politico tirocinante presso l’Ambasciata degli Stati Uniti. È un grande fan della musica anni ’80 e delle serie tv americane. View more articles

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