Addio Contante: Il Governo Italiano Alle Prese Con Il Piano Cashless

 

Già dagli Stati generali sull’economia dello scorso giugno, il premier Giuseppe Conte aveva fatto presente la sua volontà di rendere l’Italia un Paese più digitale, semplificando la vita dei propri cittadini stimolando l’uso delle carte di pagamento e, nel mentre, disincentivando l’uso del contante. Ciò non risulta affatto un azzardo da parte del governo, anzi si tratterebbe – secondo l’Unione Europea- di un modo per andare incontro al futuro con maggior sicurezza. L’introduzione della moneta plastificata, d’altronde, semplifica da sempre la nostra quotidianità permettendo di pagare, ovunque e in ogni momento, qualsiasi cifra di denaro. Da un paio di anni, infatti, si è potuto assistere all’inizio di questa transizione dal contante al digitale grazie alle innovazioni della tecnologia, come il pagamento contactless o la funzione “Pay” contenuta nei nostri smartphone. Tuttavia, l’opinione pubblica si divide su questo tema. In molti sono perplessi riguardo alle commissioni legate agli acquisti con le carte di pagamento. Numerosi esercenti italiani, infatti, sono alquanto restii a ricevere pagamenti elettronici, a causa delle elevate spese legate all’utilizzo del POS. Tutto ciò rende l’implementazione del digitale in questo settore ancora più incerta.

Le opinioni della Banca d’Italia e dell’UE

Si tratta di un campo in continua evoluzione e il mondo politico non può tirarsi indietro. Quale miglior modo, perciò, se non con l’impiego di incentivi sull’utilizzo dei pagamenti elettronici? Sembrerebbe che i provvedimenti già attuati, seppur sotto forma di obblighi verso il cittadino (si pensi alle fatturazione elettronica o alla piattaforma “PagoPA”) non siano sufficienti a ridurre l’eccessivo utilizzo di contante da parte del popolo italiano. La stessa Banca d’Italia si è espressa in modo molto favorevole all’utilizzo di metodi alternativi di pagamento al contante per allineare l’Italia alle medie europee e godere, così, di vantaggi in termini di flessibilità di utilizzo, costi minori e maggiore sicurezza. Anche l’Unione europea ha da tempo dettato gli obiettivi da raggiungere in questo settore  tramite la costituzione della Single Euro Payments Area (Area Unica dei Pagamenti in Euro) e la direttiva UE sui servizi di pagamento risalente al 13 novembre 2007. L’esecutivo italiano, perciò, ha spinto ancora di più sull’acceleratore della macchina legislativa con la Legge di Bilancio per il 2020 e la più recente NADEF (Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza).

Piano cashless: cashback, lotteria degli scontrini e riduzione del tetto massimo per i contanti

Nell’ottica di una vera e propria lotta all’evasione fiscale, l’obiettivo della nuova strategia governativa è, come affermato dal Ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri, quello di far sì che tutti i cittadini versino le imposte allo Stato; infatti, se nel fare ciò essi dovessero utilizzare i pagamenti tracciabili, allora la pressione fiscale potrebbe essere ridotta in modo notevole. Il termine che tanto sta facendo scalpore in quest’ultimo periodo è “cashback”, letteralmente ritorno di denaro, che porta con sé l’idea di un incentivo per tutti coloro che decidono di non utilizzare più il contante. In altre parole, chi fa un acquisto in modalità tracciabile è avvantaggiato dal fatto che successivamente riceverà un rimborso del 10% del bene o servizio acquistato in un negozio fisico. La sperimentazione di questo sistema partirà da dicembre di quest’anno, per poi passare a regime a gennaio 2021. La suddivisione dei rimborsi avverrà in modo semestrale: si richiede che i cittadini compiano un minimo di 50 operazioni a semestre con una soglia minima di spesa pari a 1.500 euro, quindi annualmente è previsto un rimborso massimo di 300 euro. Ciò che conta, quindi, non è quanti soldi si spendono, ma quante transazioni vengono effettuate, perché raggiunta la soglia minima di spesa il discriminante sarà effettivamente  il numero di volte in cui il singolo ha pagato con la moneta elettronica. Inoltre, è previsto un “super-cashback” che assegnerà un premio di 3.000 euro ai 100 mila cittadini che hanno totalizzato il maggior numero di transazioni in tutto l’anno.

Altra novità introdotta dal secondo governo Conte è relativa alla famosa lotteria degli scontrini che vedrà la luce all’alba del nuovo anno, quindi a partire dal 1° gennaio 2021. Si tratta di una lotteria che si basa sul meccanismo secondo cui, qualora il commerciante non emettesse lo scontrino, allora il cliente non potrebbe partecipare all’estrazione. È, pertanto, il consumatore stesso a doversi responsabilizzare ed è lui stesso a dover richiedere lo scontrino qualora il commerciante evitasse di farlo. È un meccanismo che poggia sulla volontà del singolo di generare il proprio codice lotteria tramite l’ausilio del portale dell’Agenzia delle Entrate, per poi comunicarlo all’esercente al momento dell’acquisto. Questo sistema è completamente digitalizzato e coinvolge anche il commerciante, al quale spetta il compito di trasmettere i dati all’Agenzia delle Entrate che, a sua volta, farà da tramite con l’Agenzia dei Monopoli, che si occuperà fattualmente dell’estrazione.

Passiamo, però, al lato più concreto della faccenda: quanto si può effettivamente vincere? La manovra fiscale prevede che ci siano 15 estrazioni settimanali con premi da 25.000 euro ciascuna; 10 estrazioni mensili dove sono messi in palio 100.000 euro l’una; e una estrazione di fine anno con un premio che può arrivare fino a 5 milioni di euro. Il governo, inoltre, ha pensato di utilizzare questo sistema della lotteria a premi, seppur molto meno cospicui, anche con coloro che continueranno a utilizzare il contante, perché in ogni caso l’obiettivo ultimo è combattere l’evasione fiscale che in Italia raggiunge livelli preoccupanti (circa 190 miliardi di euro l’anno). Altro provvedimento attuato dall’esecutivo riguarda l’abbassamento del limite massimo per i pagamenti in contante da 3 mila a 2 mila euro entro il 2021, per poi arrivare ad un massimo di mille euro nel 2022.

Ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere, ad esempio in merito all’applicazione nei diversi settori commerciali di tutti questi incentivi, ma sembra che le scelte effettuate stiano smuovendo gli animi degli italiani per un decisivo cambiamento delle loro abitudini di acquisto.

Criticità dei provvedimenti: chi guadagna effettivamente?

Agli elogi non mancano certamente le critiche a questo piano cashless. Ciò che non convince l’opinione pubblica riguarda le commissioni legate agli acquisti con le carte di pagamento. Molti commercianti in Italia sono tutt’oggi restii a ricevere pagamenti tramite POS proprio per le elevate spese legate a questo strumento. Tutti i pagamenti elettronici prevedono un meccanismo di scambio di dati non indifferente e di cui si fanno carico sia le banche che le società delle carte di credito (Mastercard, Visa, ecc.). Il commerciante, perciò, deve pagare il servizio fornitogli sotto forma di costo una tantum, costo mensile e commissioni da applicare ad ogni transazione. Non si parla di cifre modeste soprattutto se applicate a pagamenti molto piccoli come, ad esempio, il caffè e il cornetto al bar. A questo problema si è cercato da tempo di trovare una soluzione anche a livello europeo, dove si è giunti a fissare un limite all’applicazione delle commissioni interbancarie per le carte di credito pari allo 0,3% del valore della singola transazione e per le carte di debito e prepagate pari allo 0,2%. A livello nazionale, invece, l’esecutivo ha provveduto ad azzerare i costi delle transazioni per i pagamenti fino a 5 euro, ma si sta già pensando di innalzare la soglia fino a 25 euro. I titolari di partita IVA, quindi, devono sentirsi tutelati per poter contribuire attivamente alla transizione digitale tanto desiderata e sostenuta.

È lecito sperare, pertanto, che prima o poi il PIL italiano possa conteggiare anche quella sostanziosa parte di economia sommersa che tanto affligge il nostro Paese, nonché è lecito sperare che l’innovazione tecnologica e digitale possa essere ben regolamentata e introdotta in tutto il territorio italiano.

About the Author


Silvia Foti

Nata a Reggio Calabria nel 1999, è una grande appassionata delle tematiche relative all’economia e alla finanza. Dopo una laurea triennale in Scienze Politiche, attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Governo, Amministrazione e Politica presso l’università LUISS Guido Carli. Ha svolto varie attività di volontariato nel corso degli anni e nell’estate 2019 ha potuto prendere parte a un progetto di volontariato svolto in collaborazione con Croce Rossa Italiana. Tra le sue varie passioni anche l’arte, le lingue straniere e il nuoto. View more articles

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