BENDING SPOONS: DOPO WE TRANSFER ACQUISTA ANCHE BRIGHTCOVE

Nelle ultime settimane la scaleup italiana Bending Spoons ha completato l’acquisizione di Brightcove, società tech quotata al Nasdaq, per 233 milioni di dollari. Brightcove è specializzata nella monetizzazione e nel marketing di contenuti video, è stata fondata a Boston nel 2004 ed è quotata dal 2011. Questa acquisizione arricchisce il portafoglio di Bending Spoons, che già la scorsa estate aveva acquistato WeTransfer per oltre 700 milioni di euro. Ma dove può arrivare l’azienda italiana?

La storia di Bending Spoons

Bending Spoons è una società per azioni fondata in Danimarca (con sede a Milano) nel 2013 da 5 soci, 4 dei quali lavorano ancora all’interno azienda, tra cui il CEO Luca Ferrari. I fondatori si sono conosciuti a Copenaghen grazie ad una borsa di studio, ed hanno avviato la loro prima startup: Evertail, chiusa dopo due anni. Dall’esperienza fallimentare i fondatori hanno tratto importanti insegnamenti, oltre che un budget di 40.000 euro, che i finanziatori hanno deciso di non chiedere indietro per evitare lungaggini burocratiche. Con questi soldi i soci hanno deciso di avviare Bending Spoons. Ad oggi l’azienda è uno dei principali sviluppatori di app a livello mondiale, conta oltre 500 dipendenti, più di 500 milioni di download delle proprie app, un EBIT positivo ed ha raggiunto una valutazione che sfora i 2.5 miliardi di euro. Ma di cosa si occupa Bending Spoons nello specifico? E perché molti esperti hanno deciso di finanziarla?

L’attività economica

Bending Spoons è un’azienda di allocazione di capitali finanziari con una spiccata componente di tecnologia proprietaria, il che la rende un ibrido tra un fondo di private equity e un’azienda puramente tech. In questi anni la strategia di BS è stata abbastanza chiara: acquisire aziende che possiedono una tecnologia proprietaria ed un mercato specializzato di nicchia, ristrutturare il prodotto, ristrutturare i costi e renderle profittevoli. La loro strategia differisce rispetto ad un fondo di private equity in quanto non si limitano a modificare il management e ristrutturare l’azienda, ma agiscono anche sul prodotto adottando una visione di lungo periodo. Allo stesso tempo non possono essere considerati un’azienda puramente tech poiché hanno un focus ridotto sulla ricerca e sviluppo rispetto alle imprese comparabili del settore. Le applicazioni più famose nel loro portafoglio sono: “Evernote” (note e pianificazione), “Splice” (video editing), “Remini” (fotoritocco), “30 Day Fitness” e l’app “Immuni” commissionata dal governo italiano che si è rivelata uno dei pochi progetti fallimentari dell’azienda.

Le scelte di finanziamento

In un primo momento l’azienda ha scelto di finanziarsi solo attraverso il debito, senza cedere quote del capitale sociale, a seguito della crescita repentina avvenuta in questi anni però Bending Spoons ha iniziato a diversificare le proprie strategie di investimento iniziando ad accogliere investitori esterni anche a causa dell’aumento vertiginoso dei tassi interesse che hanno reso meno conveniente le modalità di finanziamento tradizionali. Tra questi vi sono molte personalità di spicco, tra cui la famiglia Berlusconi, Eric Schmidt (ex CEO di Google), ma anche personaggi dello spettacolo come Fedez e The Weeknd. La scelta di contrarre unicamente debito è dovuta ad una visione di crescita di lungo periodo, che si contrappone a quella generalmente richiesta dai venutre capital che si aspettano ritorni a doppia e tripla cifra. Inoltre, Bending Spoons ha avuto un EBIT positivo in tutti i 10 anni di attività, questo ha consentito di ottenere più facilmente la concessione di prestiti dalle banche.

Le strategie competitive

Il segreto del successo di Bending Spoons, secondo il CEO Luca Ferrari, è da attribuire a due componenti: la scelta del settore in cui operare e la politica di valorizzazione del talento attuata dall’azienda. Nel 2013, quando l’impresa è stata fondata, il mercato delle applicazioni mobile era in forte fermento, ma i leader di mercato non erano ancora ben definiti, questo ha consentito di entrare nel mercato con dei costi fissi molto bassi e potenziale di crescita estremamente elevato. Inoltre, le aziende software godono tradizionalmente di elevata flessibilità il che consente di effettuare correzioni molto rapide alla filiera produttiva. Bending Spoons è diventata nota anche per la valorizzazione del proprio capitale umano, con salari sopra la media italiana, benefit e welfare molto competitivi ed un ambiente di lavoro stimolante e flessibile, questo coniugato ad una selezione estremamente accurata del personale: ad oggi meno dell’1% dei candidati riceve un’offerta di assunzione. Questo perché la filosofia dell’azienda si basa sulla formazione del talento, puntando spesso su figure con poco esperienza ma con spiccate capacità di apprendimento e forte motivazione a lavorare nel business of tech

Le critiche

Bending Spoons, come tutte le aziende di successo, non è stata risparmiata da aspre critiche che sono state rivolte da diversi fronti. In primo luogo, si contesta una certa pretenziosità dell’azienda che si propone come rivoluzionaria in ambito tecnologico, ma che di fatto ottiene la maggior parte dei suoi ricavi da applicazioni frivole. Successivamente, nonostante l’azienda sia stata premiata nella classifica “best places to work”, i detrattori di Bending Spoons contestano una cultura del lavoro che, incentiva una concezione tossica in cui i dipendenti si identificano con l’attività svolta, accettando un carico di lavoro molto elevato, a discapito di un’armonia tra vita privata e lavoro (“work-life balance”). Infine, sono in molti a ritenere il processo di assunzione eccessivamente complesso rispetto all’effettiva posizione lavorativa, oltre che basato su presupposti che non sarebbero capaci di valutare in modo esaustivo il candidato. Di recente poi, i tagli del personale effettuate dall’azienda a seguito dell’acquisizione di WeTransfer hanno suscitato aspre critiche da parte del pubblico.

Le critiche non hanno comunque frenato Bending Spoons che ad oggi rappresenta una delle realtà più innovative in Italia, capace di essere profittevole pur valorizzando i propri dipendenti con condizioni di lavoro e contratti invidiabili. L’azienda chiuderà il 2024 con un EBIT nuovamente positivo ed in crescita rispetto al 2023, nonostante abbia speso quasi 1 miliardo di euro in acquisizioni quest’anno. Questo è un risultato incredibile soprattutto se confrontato con il resto del mercato italiano, in cui le startup innovative fanno fatica a crescere a causa della difficoltà di accedere al credito. Ci auguriamo che questo possa diventare un esempio virtuoso per altre aziende in Italia, spingendo ad una valorizzazione del capitale umano come strumento di crescita economica.

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